Diritto e Fisco | Articoli

Come ripudiare i figli?

27 Giugno 2021
Come ripudiare i figli?

Come avviene l’azione di disconoscimento della paternità. Chi può farla ed entro quali termini. 

Come ripudiare i figli? Chi ha il sospetto di non essere il padre dei figli della propria moglie o compagna deve promuovere un’azione giudiziale chiamata «disconoscimento della paternità». Scopo di tale azione è “cancellare” il vincolo di parentela che, fino a quel momento, ha legato l’uomo al bambino. Ma, a tal fine, è necessario agire entro un termine massimo prefissato dalla legge, oltre il quale non è più possibile il disconoscimento e il bambino verrà considerato, per il resto della vita, come figlio di tale uomo. Disconoscere, ad esempio, un figlio maggiorenne non è possibile. 

Vediamo allora come ripudiare i figli ed entro quanto tempo è necessario agire in tribunale.

Cosa significa ripudiare?

La parola «ripudiare» veniva un tempo utilizzata più spesso nei confronti della moglie: in epoca antica, il marito ripudiava la moglie se ne scopriva la non illibatezza, se non poteva avere figli, se si macchiava di tradimento e così via. 

«Ripudiare» significa anche «non riconoscere come proprio» qualcosa. Con riferimento invece ai figli, il termine giuridicamente corretto non è «ripudiare» ma «disconoscere». Si può disconoscere un figlio, ma solo a determinate condizioni e, comunque, con l’intervento di un giudice. La semplice dichiarazione paterna di “disconoscimento” non ha alcun valore. 

Attenzione a non confondere il disconoscimento del figlio con la diseredazione: in Italia, non è possibile diseredare un figlio, salvo nel caso di «indegnità a succedere», situazione questa che si verifica solo al compimento di condotte particolarmente riprovevoli (tentato omicidio, calunnia, occultamento o falsificazione del testamento, ecc.).

Chi può ripudiare il figlio?

La madre non può mai disconoscere il figlio, essendo la maternità un fatto biologicamente certo, inconfutabile al momento del distacco del feto dal corpo della donna. 

Invece, il padre ben può disconoscere il figlio quando questi, dopo averlo riconosciuto, si accorge che il bambino non è suo. Questa scoperta, che inizialmente può avvenire anche solo tramite il semplice sospetto, deve essere poi accertata scientificamente attraverso – come vedremo a breve – l’analisi del dna.

Può ripudiare chi, in quel momento, è considerato dalla legge come “padre” del bambino. Ciò succede in automatico per le coppie sposate: il marito è già considerato padre del bambino nato dopo il matrimonio; non ha cioè bisogno di riconoscerlo formalmente.

Viceversa, nel caso delle coppie di conviventi, è necessario che vi sia un formale atto di riconoscimento, ossia la dichiarazione di paternità che il padre naturale deve rilasciare al Comune e con la quale si forma il rapporto di filiazione: da quel momento in poi, il bambino viene formalmente riconosciuto come suo figlio. 

Attenzione però: anche la madre può agire per far accertare al giudice che il figlio avuto non è in realtà del proprio marito ma di un altro uomo. E lo stesso giovane, anche se divenuto maggiorenne, può rivolgersi al tribunale per far accertare che il soggetto che è ritenuto essere suo padre in realtà non è tale.

Se la coppia ha fatto ricorso alla procreazione assistita, il padre non può contestare la paternità mediante l’azione di disconoscimento.

L’azione di disconoscimento di paternità invece non è ammessa rispetto al riconoscimento di un figlio compiuto da chi era consapevole di non essere il padre biologico di quel soggetto. 

Ma come avviene il disconoscimento della paternità? Ecco alcuni importanti chiarimenti.

Cos’è l’azione di disconoscimento della paternità?

Come anticipato, lo scopo dell’azione di disconoscimento della paternità è quello di ripudiare il figlio, ossia negare che il marito della madre sia anche padre del soggetto concepito o nato durante il matrimonio.

Entro quanto tempo si può ripudiare il figlio?

Il padre che intende ripudiare il figlio deve agire entro i termini prefissati dalla legge:

  • se si trova nel luogo della nascita del figlio al momento in cui essa avviene, il padre ha 1 anno dal giorno della nascita;
  • se invece era lontano al momento del parto, il padre ha 1 anno dal giorno del suo ritorno nel luogo della nascita del figlio o da quello in cui ritorna nella residenza familiare (il termine decorre dal ritorno anche se ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente);
  • se prova di non aver avuto notizia della nascita nel giorno del ritorno, il padre ha 1 anno dal giorno in cui ha in ogni caso avuto notizia della nascita;
  • se il padre dimostra di avere ignorato l’adulterio della moglie al tempo del concepimento o la propria impotenza di generare al momento del concepimento, ha 1 anno dal giorno in cui è venuto a conoscenza dell’adulterio.

In ogni caso, non è mai concesso disconoscere il figlio dopo oltre 5 anni dal giorno della sua nascita: quest’ultimo infatti è considerato il termine ultimo per garantire comunque una certezza nei rapporti di parentela e non pregiudicare gli interessi del bambino. Ecco perché, non è mai possibile disconoscere un figlio maggiorenne, ma al contrario il figlio maggiorenne può agire in giudizio contro colui che risulta essere suo padre per far accertare che non è invece il padre naturale.

L’intervento della Corte Costituzionale

Secondo la Corte Costituzionale il termine di un anno per impugnare il riconoscimento del figlio deve decorrere dalla scoperta di non essere il padre biologico e non solo dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita o dalla scoperta dell’impotenza al tempo del concepimento. In tal modo, la Corte ha dichiarato illegittimo l’articolo 263 del Codice civile nella parte in cui non prevedeva che il termine annuale per impugnare il riconoscimento decorra, per l’autore dello stesso, dal giorno in cui abbia avuto conoscenza della non paternità. Fermo restando che l’azione per il disconoscimento della paternità non può comunque essere proposta oltre i 5 anni dall’annotazione del riconoscimento. E questo per bilanciare l’interesse alla verità biologica con l’interesse del figlio ad avere un padre.

Come ripudiare il figlio

Per disconoscere il figlio è necessario presentare, attraverso il proprio avvocato, un ricorso al tribunale ordinario del luogo di residenza della madre o del figlio.

Per vincere la causa l’uomo deve dare la prova di non essere il padre. Ad esempio, deve dimostrare di essere stato affetto da impotenza (intesa come incapacità ad avere rapporti sessuali o incapacità di concepire); oppure deve dimostrare di non aver convissuto con la madre e quindi di non aver avuto rapporti sessuali nel periodo del concepimento; deve cioè dimostrare che le vite dei coniugi si svolgevano in modo tale da escludere anche la possibilità di incontri occasionali (non è invece sufficiente provare che hanno vissuto in luoghi diversi).

La prova può essere data con ogni mezzo. Ad esempio, sono ammessi: la testimonianza, nonché anche indizi che possano fornire delle presunzioni gravi, precise e concordanti. 

Nella prassi, è sempre più frequente l’utilizzo delle prove genetiche o ematologiche: si tratta cioè dell’esame del sangue da cui si possa rilevare il Dna del bambino; esse costituiscono le uniche prove dirette e non presuntive della paternità, perché dimostrano con certezza che il figlio ha caratteristiche genetiche o gruppo sanguigno incompatibili con il presunto padre. Ad esempio, se il marito sostiene che la moglie non ha concepito con lui il figlio può produrre le prove genetiche ed ematologiche anche in mancanza della dimostrazione dell’adulterio o dell’impotenza.

Il giudice non può obbligare la parte a sottoporsi all’esame del Dna, ma il rifiuto ingiustificato viene considerato come elemento di prova. 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube