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Prescrizione cartella Iva 5 anni: la sentenza

28 Giugno 2021 | Autore:
Prescrizione cartella Iva 5 anni: la sentenza

Quando si prescrivono le cartelle esattoriali di pagamento: la tesi di Agenzia Entrate Riscossione e la tesi della prescrizione breve. 

Affermata, con sentenza, la prescrizione a 5 anni della cartella Iva. È proprio il caso di dirlo: alla fine, tanto tuonò che piovve. 

La famosa sentenza della Cassazione del 2016 è stata, alla fine, utilizzata come base per affermare che anche la cartella esattoriale per l’Iva si prescrive in 5 anni. Ci spieghiamo meglio.

A lungo, si è dibattuto su quale dovesse essere il termine di prescrizione delle cartelle esattoriali. La precedente società di riscossione esattoriale, Equitalia Spa, ha sostenuto nelle aule giudiziarie che le cartelle si prescriverebbero sempre in 10 anni, essendo da assimilare a sentenze definitive e, come tali, subendone anche la stessa prescrizione. 

Nel 2016, le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno rigettato tale interpretazione, sostenendo che le cartelle sarebbero piuttosto da equiparare ad atti amministrativi. La prescrizione sarebbe quindi da determinarsi sulla base del tipo di tributo o di sanzione richiesto nella cartella e non sulla base della natura della cartella stessa. Con la conseguenza che le cartelle dovute a crediti erariali (imposte dovute allo Stato) avrebbero una prescrizione di 10 anni mentre quelle dovute agli enti locali, contributivi Inps e Inail, nonché sanzioni amministrative avrebbero una prescrizione di 5 anni.

Ma ci fu chi mal interpretò tale sentenza. E questo perché, nel caso di specie, la Cassazione giudicò il caso della prescrizione di una cartella per contributi previdenziali dovuti all’Inps che appunto confermò essere quinquennale. Qualche frettoloso interprete sostenne allora che la Cassazione avrebbe proteso per una prescrizione di 5 anni per tutte le cartelle esattoriali (leggi sul punto Prescrizione Iva e Irpef in 5 anni: la bufala), cosa affatto non corretta.

Ma tant’è. Poco dopo, fu la stessa Cassazione [2] ad affermare la prescrizione di 5 anni anche per le cartelle esattoriali derivanti da crediti erariali e quindi per Iva, Irpef, Irap, Ires. Non più la classica distinzione tra tributi dovuti allo Stato (per i quali si è sempre ritenuto che il termine fosse di dieci anni) e tributi dovuti agli enti locali (per i quali invece il termine è dimezzato a cinque anni). Il trattamento per le imposte deve essere uguale: questo perché il rapporto con il contribuente è identico, a prescindere da quale sia l’ente impositore. Leggi sul punto “Cartella esattoriale: prescrizione sempre di cinque anni“.

Oggi, la stessa tesi viene sostenuta dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano [3]: con una recente sentenza, la Ctp lombarda sostiene che, nel caso in cui delle cartelle di pagamento contenute in un estratto di ruolo non siano state validamente notificate al contribuente, resta legittimo, per quest’ultimo, impugnarle per eccepirvi altresì la maturazione del termine breve di prescrizione di 5 anni delle pretese erariali in esso contenute. Nel caso di specie, si trattava di Iva.

Dunque, anche secondo la Commissione tributaria, la cartella esattoriale per Iva avrebbe una prescrizione di 5 anni pur trattandosi di un credito erariale.

Ma da dove trae fondamento questa interpretazione? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il problema nasce dal fatto che nessuna norma di legge stabilisce quale sia la prescrizione delle cartelle esattoriali. Si è allora deciso di applicare i principi generali secondo cui, salvo diversa previsione di legge, la prescrizione sarebbe sempre di 10 anni. Senonché, l’articolo 2948 n. 4 del Codice civile stabilisce una prescrizione di 5 anni di tutti i debiti che si pagano una volta all’anno o per frazioni più brevi. Ed allora anche le imposte dovute annualmente allo Stato si prescriverebbero in 5 anni: così appunto l’Iva, l’Irpef, l’Ires.

In realtà, questa interpretazione è stata criticata dai più attenti interpreti secondo cui, se anche è vero che tali imposte sono versate annualmente, è anche vero che cambia sempre il presupposto d’imposta – ossia la base imponibile – potendo il reddito variare negli anni e, addirittura, venir meno. In quest’ultimo caso, allora, non bisognerebbe versare nulla allo Stato. Dunque, Iva, Irpef ed Ires non è affatto detto che siano debiti annuali ma debiti unicamente legati al reddito del contribuente che può fluttuare ed annullarsi. Questo farebbe sì che la prescrizione delle imposte erariali sia di 10 anni, rientrando nel generale termine di prescrizione di tutti i debiti. E, difatti, questa è l’interpretazione maggiormente condivisa dai tribunali, fatte salve appunto le eccezioni che abbiamo appena elencato.

È chiaro tuttavia che l’esistenza di interpretazioni tra loro così visibilmente contrastanti non fa che aumentare l’incertezza del contribuente. 

Una cosa però è certa – e questo viene affermato nella pronuncia in commento a chiare lettere -: se un contribuente si accorge, per la prima volta, di avere delle cartelle esattoriali tramite un estratto di ruolo, poiché nulla gli è mai stato notificato prima, può impugnare l’estratto stesso e, a prescindere a questo punto dalla prescrizione, chiederne la cancellazione per omessa notifica. 


note

[1] Cass. sent. n. 23397/2016.

[2] Cass. sent. n. 30362/2018 del 23.11.2018

[2] Ctp Milano, sent. n. 1546/05/2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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