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Si può realizzare un personaggio simile ad uno preso da un film?

28 Giugno 2021
Si può realizzare un personaggio simile ad uno preso da un film?

Legittimo il cameo solo se non ha particolare peso e importanza nella complessiva opera.

Si può realizzare un personaggio simile ad uno preso da un film? Copiare il personaggio di un film e renderlo protagonista di un altro è considerato illegittimo. Illegittimo perché viola il diritto d’autore (ciò che, più comunemente, viene chiamato “copyright”). Tuttavia, quando si tratta di un semplice cameo, di una citazione di minima importanza e rilievo rispetto al contesto dell’opera complessiva allora è possibile ritenere tale condotta legittima. A sancirlo è il tribunale di Roma con un’importante sentenza che decreta, per la prima volta, l’ingresso nel nostro Paese del cosiddetto «fair use». Di cosa si tratta? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cos’è il fair use?

Nel diritto anglosassone esiste una norma di legge chiamata fair use, in base alla quale è lecito usare, in minima parte, l’opera dell’ingegno altrui e inserirla così in un’altra opera – anche se concorrente – a patto che ciò avvenga nel rispetto di alcuni presupposti. Innanzitutto, lo scopo perseguito deve essere quello di fornire un’informazione, una critica o un insegnamento. In secondo luogo, la quantità e l’importanza della parte utilizzata devono risultare insignificanti rispetto all’insieme dell’opera protetta (ad esempio, in caso di brano o di video, la durata non deve essere superiore a 5 secondi). In ultimo, le conseguenze di tale uso per il titolare dell’opera protetta e per il valore di quest’ultima non devono generare danni economici.

Il fair use è quindi una sorta di minima citazione ed è da considerarsi lecita in base alla quantità e all’importanza della parte di opera utilizzata in rapporto all’insieme dell’opera protetta e all’effetto del suo impiego sul mercato.

Esiste il fair use in Italia?

In Italia, non esiste un’apposita norma che disciplini il fair use ma l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore prevede qualcosa di molto simile. Esso stabilisce una deroga alla tutela del copyright: a determinate condizioni, si può pubblicare una minima parte di opera altrui senza il consenso del titolare se si tratta di un riassunto, una citazione o una minima riproduzione di brani o di parti di opera ed a condizione che ciò avvenga per uso di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica.

Attenzione, però, a questi due limiti: 

  • se l’uso avviene per fini di critica o di discussione è necessario che esso non si ponga in concorrenza con il titolare dei contenuti. Pertanto, non è possibile usare un video altrui, già pubblicato dal titolare sul proprio canale YouTube o su un profilo social, col dichiarato scopo di discuterne, con l’effetto però di deviare tutto il traffico dal profilo di questi al proprio;
  • se l’uso avviene invece per insegnamento o ricerca scientifica, l’utilizzo deve essere destinato a «finalità illustrative» (ossia per far conoscere l’opera) e non a fini commerciali; non ci deve cioè essere lo scopo di lucro. 

Sempre il citato articolo 70 prevede poi la possibilità di pubblicare su Internet, a titolo gratuito, immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, ma solo per uso didattico o scientifico e purché ciò non avvenga a scopo di lucro. 

Si può realizzare un personaggio simile ad uno preso da un film? 

Copiare il personaggio di un film o di un cartone animato per farne magliette, pupazzi o altra oggettistica è certamente illegale. Questo perché si sta usando una creazione altrui con fini di lucro. La raffigurazione di un personaggio di fantasia, accompagnata dal nome, è un illecito sfruttamento dell’opera altrui, anche se non esaurisce il contenuto narrativo e creativo dell’opera nel suo complesso.

Un personaggio di fantasia può essere tutelato anche attraverso la sua registrazione come marchio. Ad essere proteggibile sarà però solo la specifica raffigurazione oggetto di registrazione.

Secondo una sentenza del tribunale di Roma del 16 aprile 2021, il semplice cameo, ossia la riproduzione di un personaggio altrui, se non particolarmente originale e privo di caratteristiche uniche, è possibile. 

Si pensi a chi ripropone un supereroe, con il mantello e la tuta super attillata, che sa volare: anche se un’immagine del genere potrebbe richiamare Superman, si tratta comunque di un personaggio abbastanza noto all’elaborazione della fumettistica e dei film animati, tanto da non potersi ritenere “unico”.

Come ha stabilito la Cassazione in un’ordinanza del 6 giugno 2018, un’opera «derivata», per essere tutelabile nei limiti della rielaborazione di quella originaria, deve essere, a sua volta, dotata dei requisiti di creatività e novità.

In ogni caso, la liceità della riproduzione o citazione di un’opera va valutata in base alla quantità e all’importanza della parte utilizzata, in rapporto all’insieme dell’opera protetta, nonché all’effetto del suo impiego sul mercato. Si tratta in tal caso più di un “tributo” all’altrui creazione che non di una vera e propria copia e riproduzione. Pertanto, è lecito riprendere, in modo manifesto e limitato, i tratti identificativi di un personaggio di fantasia che, pur famoso, non è proteggibile dalla legge sul diritto d’autore in quanto rielaborazione non evolutiva di soggetti già noti alla narrazione cinematografica e priva di caratteristiche originali.

Nel caso di specie, in un cartone animato («Rango») si era creato un personaggio molto simile all’«uomo senza nome», interpretato da Clint Eastwood nel film «Per un pugno di dollari».



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