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Coniuge superstite: può abitare nella casa di proprietà altrui?

28 Giugno 2021
Coniuge superstite: può abitare nella casa di proprietà altrui?

Casa in comodato o in usufrutto: c’è il diritto di abitazione del marito o della moglie rimasto vedovo/a?

Il diritto di abitazione nella casa familiare, previsto dalla legge in favore del coniuge superstite, deve fare i conti con la proprietà del bene: esso spetta infatti solo a condizione che tale immobile fosse intestato al defunto o cointestato a questi e al superstite. Ma che succede nelle altre ipotesi? Il coniuge superstite può abitare nella casa di proprietà altrui? Cerchiamo di fare qualche esempio pratico e di analizzare la situazione sotto tutti i punti di vista, anche nell’ipotesi – tutt’altro che infrequente – di casa in comodato. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il diritto di abitazione?

Ai sensi dell’articolo 540 del Codice civile, il coniuge rimasto vedovo/a ha il diritto di continuare ad abitare in quella che, prima, era la casa coniugale ossia l’immobile adibito a residenza familiare. Non spetta quindi il medesimo diritto sulla seconda casa o sulla casa vacanza.  

Pertanto, se l’immobile dovesse passare in successione tra più soggetti, divenendo proprietà o comproprietà di altri eredi (ad esempio, i figli del defunto), questi ultimi non potranno mandare via il coniuge superstite ma ne dovranno accettare la presenza sino alla sua morte. 

Si tratta di una situazione molto simile all’usufrutto che si chiama «diritto di abitazione». A differenza dell’usufrutto, però, il coniuge superstite non ha il potere di lasciare la casa in affitto a terzi e di andare a vivere altrove riscuotendone le pigioni: se si comportasse in tal modo, perderebbe il diritto di abitazione.

Oltre al diritto di abitazione, al coniuge superstite spetta anche il diritto a usare i relativi arredi e beni mobili che si trovano all’interno della casa familiare.

Questo argomento vale anche per le unioni civili tra persone dello stesso sesso a seguito della riforma operata con la nota Legge Cirinnà. 

Il diritto di abitazione spetta anche al coniuge separato purché non abbia subìto l’addebito; non spetta invece al coniuge separato con addebito e al coniuge che abbia divorziato.

I diritti di abitazione nella casa coniugale e di uso dei relativi mobili spettano in automatico al momento dell’apertura della successione e non necessitano pertanto di accettazione. Dunque, non si perdono neanche in caso di rinuncia all’eredità.  

Casa di proprietà di terzi: spetta il diritto di abitazione?

La legge subordina il diritto di abitazione al fatto che la casa adibita a residenza familiare fosse di proprietà del defunto o in comunione con il coniuge superstite.

Questo significa che se la casa è di proprietà di terzi, il diritto di abitazione non spetta. I diritti di uso e abitazione, sulla casa adibita a residenza familiare in favore del coniuge superstite, presuppongono infatti l’appartenenza dell’immobile e del relativo arredamento al de cuius in titolarità esclusiva o al massimo, in comunione, a costui e all’altro coniuge.

Pertanto, nel caso di casa in comodato non spetta il diritto di abitazione. E ciò vale tanto nell’ipotesi in cui il comodato sia stato formalizzato per iscritto e registrato, tanto nell’ipotesi in cui tragga origine da un rapporto di fatto, realizzato con la semplice consegna delle chiavi dell’immobile.

Casa dei suoceri: spetta il diritto di abitazione?

Lo stesso discorso vale nell’ipotesi in cui la casa sia dei suoceri che l’abbiano prestata al figlio al momento del matrimonio. Contrariamente a quanto succede in caso di separazione e divorzio dei coniugi (in cui il giudice assegna l’immobile dei suoceri all’ex nuora, se collocataria dei figli), non spetta il diritto di abitazione al coniuge superstite. Quindi, la casa torna nella disponibilità dei suoceri e il marito o la moglie vedovo/a dovrà andare a vivere altrove, non potendo peraltro vantare diritti ereditari sul bene che non è mai entrato nel patrimonio del de cuius. 

Casa in comproprietà con terzi: spetta il diritto di abitazione?

Ulteriore caso da considerare è quello dell’immobile in comproprietà tra il coniuge defunto e terzi. Si pensi al caso di un soggetto che, essendo divenuto coerede coi fratelli della casa dei genitori, abbia deciso di abitarla insieme alla moglie per farne – d’accordo con gli altri comproprietari – la propria residenza familiare. Anche in questo caso non spetta il diritto di abitazione. A chiarirlo è stata la Cassazione con una recente sentenza [1].

Anche in questa occasione, la Corte ha rimarcato il fatto che al coniuge superstite spettano i diritti di uso e di abitazione solo se di proprietà del “de cuius” o in comunione. Secondo la tesi sposata dal Palazzaccio, i diritti di uso e di abitazione del coniuge superstite presuppongono per la loro concreta realizzazione l’appartenenza della casa e del relativo arredamento al solo de cuius o alla comunione tra costui e l’altro coniuge, non potendo estendersi a carico di quote di soggetti estranei all’eredità nel caso di comunione degli stessi beni tra il defunto e tali altri soggetti.

Casa in usufrutto: spetta il diritto di abitazione?

Prendiamo ora il caso di un uomo che, avendo donato la nuda proprietà della propria casa ai figli di prime nozze, si sia su di essa riservato l’usufrutto e vi sia andato a vivere con la seconda moglie. A quest’ultima spetterebbe il diritto di abitazione in caso di decesso del marito usufruttuario? Anche in questo caso la risposta è negativa. Come anticipato, il diritto di abitazione presuppone la proprietà esclusiva o in comunione con il coniuge superstite dell’immobile in questione, ma non altro diritto come appunto l’usufrutto o il comodato. Del resto, con la morte del titolare, il diritto di usufrutto si estingue e non va in eredità.


note

[1] Cass. sent. n. 15000/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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