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La testimonianza “de relato” può essere valida

14 Maggio 2014
La testimonianza “de relato” può essere valida

Testimonianza indiretta: ammesse le circostanze riferite dal testimone quando la vicenda ha carattere intimo e si consuma all’interno delle mura domestiche.

La testimonianza “de relato” (o “indiretta”) – ossia quella testimonianza avente ad oggetto fatti conosciuti dal testimone non per conoscenza diretta o sottoposti alla sua percezione fisica, ma perché riferitigli da terzi soggetti (anche se parti in causa) – può avere spazio all’interno del processo civile. Infatti, il divieto di testimoniare circostanze non apprese in prima persona non è da considerarsi assoluto.

Esistono delle ipotesi in cui può far prova la testimonianza indiretta. Una di queste è stata individuata, di recente, dalla Corte di Appello di Lecce [1].

Quando si tratta di episodi che si consumano necessariamente in ambienti intimi, personali e riservati, è del tutto impossibile che, in tali frangenti, siano presenti anche testimoni. Un caso potrebbe, per esempio, essere la devianza sessuale di uno dei due coniugi, denunciata dall’altro nell’ambito di un processo di separazione. Di certo, nelle quattro mura della stanza da letto non potevano esservi altre persone, capaci poi di testimoniare sulla “pratica anomala”. Così, i testimoni non possono che riferire su fatti appresi da terzi – in questo caso, appunto – il coniuge “vittima” della devianza.

Insomma, tutti quei fatti che, per loro stessa natura, non sono conoscibili e non percepibili direttamente da parte dei testimoni ammettono la possibilità della testimonianza “de relato”.

Così ben potrebbe ammettersi il teste che riferisca al giudice di quanto venuto a conoscenza solo perché ha assistito alla lamentela del coniuge.

Una seconda ipotesi di ammissibilità della testimonianza indiretta è stata poi riconosciuta, più di recente, dalla Cassazione [2]. Quest’ultima ha precisato che tale forma di testimonianza può valere come prova quando sia suffragata da ulteriori risultanze probatorie, che concorrano a confermarne la credibilità.

In un’altra sentenza più datata [3], la Cassazione è stata più rigida. Essa ha operato una distinzione tra

testimoni de relato actoris

testimoni de relato in genere.

Testimoni de relato actoris

Essi depongono su fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio, cosicché la rilevanza delle loro dichiarazioni sarebbe sostanzialmente nulla, in quanto vertente sul fatto della dichiarazione di una parte del giudizio e non sul fatto oggetto dell’accertamento.

Testimoni de relato in genere

Essi invece depongono  su circostanze che hanno appreso da persone estranee al giudizio; la rilevanza delle loro deposizioni, pur presentandosi attenuata rispetto ai normali testimoni, può comunque assumere rilievo ai fini del convincimento del giudice, purché vi siano elementi oggettivi e concordanti che ne suffraghino la credibilità.


note

[1] C. App. Lecce sent. n. 133/2014.

[2] Cass. sent. n. 18352 del 31.07.2013.

[3] Cass. sent. n. 313/11.

Autore immagine: 123rf.com


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