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Se lui o lei scopre di essere omosessuale dopo il matrimonio

14 maggio 2014


Se lui o lei scopre di essere omosessuale dopo il matrimonio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2014



Nessun addebito se la scoperta è successiva alle nozze e l’omosessualità non era mai stata sperimentata.

Se uno dei due coniugi scopre che l’altro è omosessuale può certamente chiedere la separazione. Quanto, invece, alla dichiarazione di addebito (ossia l’imputazione della responsabilità per la rottura del vincolo matrimoniale) essa scatta solo se l’omosessualità era stata nascosta al coniuge, benché preesistente alle nozze. Al contrario, nell’ipotesi in cui lui o lei scopra di essere gay solo dopo il “sì” sull’altare, allora non si può rimproverare nulla a quest’ultimo. Con la conseguenza che non si potrà neanche chiedere l’addebito e tutte le implicazioni risarcitorie che tale circostanza comporta.

A dirlo è stato il tribunale di Milano in una recente sentenza [1].

Nella pronuncia in commento si stabilisce che la “scoperta” – o, meglio ancora, la slatentizzazione – di una omosessualità prima mai percepita né sperimentata dal gay stesso (quanto meno a livello cosciente) – non è causa di addebito della separazione dalla famiglia eterosessuale.

Infatti, la scoperta della propria omosessualità non costituisce una “colpa” per il coniuge, né si può considerare come la violazione di uno dei doveri nascenti dal matrimonio. Essa è piuttosto una – non addebitabile – “evoluzione” del rapporto matrimoniale.

Quanto invece alle deviazioni sessuali, esse possono essere considerate causa di addebito della separazione. È il caso, per esempio, in cui uno dei due coniugi plagi l’altro per indurlo a pratiche di scambio coppie. A ribadirlo è una sentenza della corte di appello di Lecce [2]. A tal fine è sufficiente che l’altro coniuge si dimostri non consenziente alla pretesa del ménage a quattro. Le reiterate pretese di scambio sessuale nei confronti del partner violano il dovere di rispetto reciproco che si deve al coniuge non solo in quanto tale, ma anche in quanto “persona”, in quanto idonee a diminuire, in modo progressivo, la stima di sé in relazione all’altro.

note

[1] Trib. Milano, sent. del 19.03.2014.

[2] C. App. Lecce sent. n. 133/2014.

Autore immagine: 123rf.com


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