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Cosa succede dopo che si denuncia una violenza?

30 Settembre 2021 | Autore:
Cosa succede dopo che si denuncia una violenza?

Abusi fisici, psicologici e sessuali: quali forme di violenza sono condannate dalla legge? Come ottenere tutela immediata dopo la querela alla polizia?

Gli abusi fisici e psicologici sono sempre condannati dalla legge. Nessun tipo di violenza è ammessa, se non eccezionalmente quando è necessaria per difendere sé stessi o altri da un’ingiusta aggressione. Non deve dunque stupire se ogni forma di maltrattamento sia punito dall’ordinamento giuridico. Il problema è che molte volte si ha timore di denunciare i soprusi subiti per via della sfiducia nella giustizia, ritenuta incapace di affrontare le emergenze derivanti dalla commissione di alcuni reati. Si pensi alle tante donne che non denunciano gli abusi dei conviventi per paura di ritorsioni da parte dei loro aguzzini, oppure perché non hanno altro luogo dove andare. Con questo articolo vedremo cosa succede dopo che si denuncia una violenza.

Innanzitutto, occorre fare una distinzione tra forme di violenza: non tutte, infatti, sono punite alla stessa maniera. Ad esempio, per le forme di violenza fisica di poco conto, il colpevole potrà al massimo essere condannato a una multa; al contrario, nelle ipotesi più gravi, c’è il rischio concreto di essere condannati a scontare la pena in carcere. Inoltre, è molto importante distinguere tra gli episodi isolati di violenza e quelli in cui, invece, i soprusi sono reiterati nel tempo contro le stesse persone. Ancora diversa, poi, è la violenza sessuale, uno dei reati più gravi in assoluto.

Insomma, non esiste un unico reato di violenza. Ecco perché è bene fare le necessarie distinzioni, ricordando peraltro che anche gli abusi psicologici e non solo quelli fisici costituiscono un illecito. Cosa succede dopo che si denuncia una violenza? Scopriamolo insieme.

Quanti tipi di violenza esistono?

Come detto in apertura, la legge non contempla un solo reato di violenza. Esistono tanti delitti, alcuni dei quali molto gravi, puniti perché l’autore ha usato violenza sulla vittima.

Innanzitutto, per violenza si può intendere l’impiego della forza bruta ai danni di un’altra persona. In questa ipotesi, la violenza può dare luogo ai seguenti reati:

  • percosse;
  • lesioni personali, a loro volta punite diversamente a seconda delle conseguenze riportate dalla vittima.

La violenza può consistere anche nei ripetuti abusi, fisici o psicologici, nei riguardi di una persona convivente oppure che è sottoposta all’autorità di altri (insegnanti, istruttori, tutori, ecc.): in casi del genere, la violenza reiterata nel tempo dà luogo al grave reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi.

Infine, la violenza può essere di tipo sessuale, quando cioè si costringe una persona a fare o subire atti sessuali.

Denuncia per violenza: chi può farla ed entro quanto tempo?

Tutte le vittime di violenza possono sporgere denuncia/querela alle autorità competenti. Ci sono tuttavia dei termini da rispettare:

  • le percosse e le lesioni personali che cagionano una malattia guaribile entro venti giorni possono essere denunciate solo dalla vittima, entro tre mesi dal giorno in cui è avvenuta la violenza;
  • la violenza sessuale può essere denunciata solo dalla vittima, entro dodici mesi;
  • le lesioni personali gravi e i maltrattamenti possono essere denunciati da chiunque, anche da persona diversa dalla vittima, senza limiti di tempo. Questi reati, infatti, sono procedibili d’ufficio.

Denuncia per violenza: cosa succede?

Una volta sporta denuncia/querela per violenza, le forze dell’ordine si mettono all’opera per raccogliere quanti più elementi di prova è possibile.

Con la segnalazione del fatto costituente reato comincia la fase delle indagini preliminari, cioè quel periodo di tempo destinato alle investigazioni da parte delle autorità.

Durante le indagini preliminari, la polizia giudiziaria si adopera per verificare la fondatezza della notizia di reato. Potranno dunque essere sentite le persone informate sui fatti, cioè coloro che potranno testimoniare in giudizio, nonché la vittima stessa, la quale potrà meglio specificare le vicende che ha inizialmente segnalato.

Se al termine delle indagini risulta fondata la responsabilità penale della persona denunciata per violenza, allora il pubblico ministero chiede il rinvio a giudizio dell’imputato, cioè la celebrazione del processo vero e proprio, all’interno del quale la vittima potrà costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni.

Denuncia per violenza domestica: cosa succede?

La legge prevede una procedura accelerata (cosiddetto Codice rosso) per i reati di violenza domestica e di genere. In pratica, quando si denuncia un sopruso, fisico o psicologico, avvenuto nei confronti di una donna o di un convivente, la polizia giudiziaria è tenuta a comunicare immediatamente la notizia di reato al pubblico ministero (pm).

Questi, entro tre giorni, deve sentire direttamente la persona offesa o chi ha denunciato i fatti di reato. Eccezionalmente, può delegare a tale compito un ufficiale di polizia giudiziaria (ad esempio, un maresciallo dei carabinieri).

Così facendo, il pm potrà valutare fin da subito se sussistono gli estremi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare, quale ad esempio l’allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

Denuncia per violenza: come avere subito tutela?

È noto che la giustizia italiana non brilli per velocità. A volte, occorrono anni per poter definire un procedimento penale. Ecco perché, sempre più spesso, le vittime di violenza rinunciano a sporgere querela, non riponendo alcuna fiducia nella giustizia.

Per evitare che le lungaggini processuali possano vanificare una denuncia per violenza oppure peggiorare la situazione delle vittime, le quali si trovano spesso in balia dei loro aguzzini nonostante la querela (si pensi alla donna che non possa lasciare casa per sfuggire al marito violento), la legge ha predisposto alcuni provvedimenti che il giudice può adottare prima ancora di giungere a una sentenza.

Chi ha sporto denuncia per violenza e vuole ottenere subito tutela deve chiedere che sia applicata una misura cautelare che possa proteggerla. In genere, in questi casi, l’autorità giudiziaria ricorre alle misure dell’allontanamento dalla casa familiare, se vittima e denunciato convivono sotto lo stesso tetto, oppure il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, quando vi è pericolo che il denunciato perseguiti la persona offesa.

Le misure cautelari, però, sono disposte dal giudice solamente se ritiene che ricorrano i presupposti previsti dalla legge. In particolare, il giudice accorderà una delle misure sopra viste solamente se riterrà che a carico del denunciato sussistono gravi indizi di colpevolezza e se vi è pericolo che il soggetto possa reiterare la sua condotta illecita.

L’applicazione della misura cautelare, tra l’altro, deve essere formalmente richiesta dal pm: il giudice non può accordarla se l’istanza proviene da un soggetto diverso.

Dunque, per ottenere una tutela immediata, nella denuncia per violenza, la vittima dovrà convincere il pm ad avanzare la richiesta di applicazione della misura cautelare al giudice. Potrà farlo allegando tutto quanto sia necessario per dimostrare la possibilità che la violenza non sia un fatto isolato ma possa ripetersi.



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