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Come si contesta la produzione di fotocopie in causa

14 maggio 2014


Come si contesta la produzione di fotocopie in causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2014



Anche la cartella esattoriale prodotta da Equitalia in copia richiede una contestazione espressa e non una mera clausola di stile: necessario indicare le ragioni a fondamento della contestazione.

Le fotocopie possono essere considerate una valida prova nel processo civile a condizione che la controparte non ne disconosca la conformità all’originale. Tale basilare regola, stabilita dal codice di procedura civile [1], è stata recentemente oggetto di una interessante sentenza della Cassazione [2]. In particolare, secondo la Corte, l’onere di disconoscere la conformità tra l’originale di una scrittura e la sua fotocopia prodotta in causa, pur non necessitando di formule sacramentali, deve indicare, in modo inequivoco, le ragioni per cui si nega la genuinità della copia.

Non sono quindi sufficienti contestazioni generiche o onnicomprensive come quella classica espressione che si scrive a verbale “…l’avv. Tizio disconosce la conformità con riferimento  alle fotocopie prodotte dalla controparte… “.

Tale formula è, infatti, di mero stile e, perciò, non idonea a configurare un reale disconoscimento di conformità delle fotocopie rispetto agli originali.

Nella sentenza in commento, peraltro, la questione è stata affrontata con riferimento ad una contestazione di cartelle esattoriali di Equitalia che l’Agente della riscossione aveva prodotto solo in copia fotostatica e che il contribuente aveva genericamente contestato proprio per la suddetta natura di copia. Secondo la Cassazione, però, il disconoscimento della copia fotostatica va assolto in modo chiaro e specifico.
Nel caso in esame, invece, il ricorrente aveva utilizzato una formula di stile.

 

Riproduzioni e registrazioni

Le fotocopie vengono fatte rientrare nella categoria delle riproduzioni meccaniche. Sono considerate riproduzioni meccaniche: le riproduzioni fotografiche, cinematografiche, le videoregistrazioni. Le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose.

Vi rientrano anche secondo la giurisprudenza i documenti informatici privi di firma digitale, come possono essere i dati risultanti dal sistema informatico [2].

Le riproduzioni e le registrazioni possono essere formate su qualsiasi supporto materiale come, ad esempio, fogli di carta, cd, dvd, o altri supporti come penne usb o nastri magnetici e sono rilevanti ai fini del processo soltanto quando sono relative a comportamenti utili alla risoluzione della controversia.

Acquisizione e assunzione

È importante che l’acquisizione delle riproduzioni meccaniche da parte dei soggetti in causa sia lecita e permessa. Può accadere, infatti, che le parti abbiano acquisito le prove con mezzi o modalità illegali, illegittimi o contrari a principi stabiliti dal “Testo Unico sulla Privacy” e ai principi costituzionali. Sono, ad esempio, frequenti le acquisizioni illecite di intercettazioni telefoniche o ambientali non autorizzate o le registrazioni di immagini acquisite con furto o appropriazione indebita.

Solitamente queste prove vengono depositate al pari degli altri documenti. Può però accadere che alcuni documenti particolari comportino difficoltà nell’acquisizione. In tali casi il giudice può disporre, su istanza di parte, specifiche modalità di esame, come, ad esempio, la proiezione di una videocassetta in contraddittorio tra le parti, laddove l’ufficio giudiziario disponga di una sala attrezzata.

Se l’acquisizione è avvenuta in modo illecito, il giudice, durante la procedura di assunzione, deve rigettare le prove ritenute illecite. Se queste sono già state acquisite, il giudice non le tiene in considerazione per la formazione della decisione.

Efficacia probatoria

Secondo un pacifico principio giurisprudenziale le riproduzioni meccaniche in ragione delle modalità della loro formazione al di fuori del processo e, quindi, senza le garanzie dello stesso, fanno piena prova delle cose e dei fatti in esse rappresentati, a condizione che la parte contro la quale sono prodotte non disconosca la loro conformità ai fatti o alle cose medesime [4], contestando ad esempio che le conversazioni o le dichiarazioni contenute in una registrazione audio siano realmente avvenute.

Come detto, il disconoscimento deve però essere chiaro, circostanziato ed esplicito con allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta. Ad esempio, il tribunale ha ritenuto generico e non circostanziato il disconoscimento di una registrazione audio avvenuto in via preventiva, senza che la parte disconoscente avesse acquisito conoscenza del contenuto delle registrazioni [5].

Il disconoscimento o la contestazione fa perdere alle registrazioni prodotte la loro qualità di prova; il giudice può tuttavia fare accertamenti relativi a tali registrazioni anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni [6].

note

[1] Art. 2712 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 10326/14 del 13.05.2014.

[3] Cass. sent. n. 11445/2011.

[4] Cass. sent. n. 24814/05, Cass. sent. n. 12206/93.

[5] Trib. Arezzo sent. del 2.10.2008.

[6] Cass. sent. n. 12715/98, Cass. sent. n. 8219/96, Cass. sent. n. 12206/93.

 

Autore immagine: 123rf.com

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