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Rottamazione: a quali cartelle si applica? 

28 Giugno 2021 | Autore:
Rottamazione: a quali cartelle si applica? 

Pace fiscale: quali debiti sono compresi nella definizione agevolata e quali invece restano esclusi? 

Mentre tutti attendono l’emanazione di un nuovo provvedimento del Governo sulla pace fiscale, le precedenti edizioni della rottamazione delle cartelle esattoriali continuano a far discutere. L’Agenzia Entrate Riscossione si è sempre opposta a far rientrare nell’agevolazione le cartelle emesse a seguito di controlli automatici sulle dichiarazioni. Questo aveva lasciato a bocca asciutta molti contribuenti, che erano stati esclusi dal beneficio per una ragione formale. 

Ma ora è intervenuta la Corte di Cassazione, che con una nuova pronuncia resa a Sezioni Unite [1] ha dato risposta dirimente a questa domanda, riconosciuta come «questione di massima importanza»: a quali cartelle si applica la rottamazione? Pensa al caso di chi ha presentato la propria dichiarazione dei redditi e poi, a distanza di anni, si è visto irrogare, con una cartella esattoriale, pesanti sanzioni e interessi per mancato o ritardato versamento.

Erano proprio questi i tipi di cartelle in contestazione, sui quali ora finalmente la Suprema Corte ha stabilito un fondamentale principio favorevole al contribuente: anch’esse rientrano nella definizione agevolata, quando rappresentano la prima manifestazione della pretesa impositiva, cioè non sono state precedute da avvisi di accertamento e così il destinatario ne è venuto a conoscenza, per la prima volta, nel momento in cui ha ricevuto la cartella notificata.

Rottamazione: cos’è e come funziona 

La rottamazione è, insieme al saldo e stralcio, una delle forme di definizione agevolata dei debiti tributari pendenti. Serve ad abbattere l’importo complessivo, eliminando sanzioni ed interessi di mora, e spalmando i rimborsi in un determinato numero di rate periodiche, fino alla completa estinzione del debito.  

Oltre alla consistente riduzione del debito iniziale (le sanzioni in moltissimi casi pesano parecchio sull’ammontare complessivo), l’altro importante beneficio della rottamazione è il blocco delle procedure esecutive di riscossione coattiva: con la presentazione della domanda l’Agente di riscossione non può più adottare pignoramenti, iscrivere ipoteche o avviare fermi amministrativi basati sulle cartelle poste in rottamazione, e deve sospendere quelli già avviati in precedenza. 

Rottamazione: quando pagare le rate?

L’ultima edizione della rottamazione [2] risale al 2018 ed era possibile aderire sino al 31 luglio 2019. A seguito dell’emergenza Covid-19 le scadenze di pagamento previste nelle consuete rate trimestrali sono state dilazionate: l’ultima proroga, varata con il Decreto Sostegni [3] consente a chi era in regola con i pagamenti fino al 2019 di:

  • versare le quattro rate trimestrali scadute nel 2020 entro il 31 luglio 2021, con cinque giorni di tolleranza [4] che, uniti ai giorni festivi e prevestivi, fanno slittare il termine ultimo al 9 agosto 2021;
  • versare le quattro rate in scadenza nel 2021 (il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio ed il 30 novembre) entro il 30 novembre 2021, più i cinque giorni di tolleranza che consentono di eseguire il pagamento entro e non oltre il 6 dicembre 2021.

Chi, invece, era già decaduto in precedenza dalla rottamazione ter o da una delle precedenti edizioni può ancora rateizzare il debito residuo, fino al 31 dicembre 2021, presentando l’apposita domanda (per sapere come fare leggi “Come chiudere i debiti con Agenzia Entrate“).

Rottamazione e condono: quale differenza? 

C’è una profonda differenza tra la rottamazione ed il condono delle cartelle esattoriali. Il condono (l’ultimo è stato varato con il Decreto Sostegni) copre solo le cartelle fino a 5mila euro, emesse dal 2000 al 2010, ed è stato disposto in favore dei contribuenti che, nel 2019, hanno conseguito redditi non superiori a 30mila euro.  

Il condono opera automaticamente, dunque le cartelle per debiti inferiori a 5mila euro (la cifra comprende il capitale, le sanzioni e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo), emesse fino al 2010 compreso, vengono cancellate automaticamente. La rottamazione, invece, riguarda anche le cartelle emesse dopo tale data, deve essere richiesta espressamente dal contribuente interessato, e non comporta la cancellazione integrale del debito, ma solo quella delle sanzioni e degli interessi. 

Rottamazione: quali voci sono escluse? 

Non rientrano nella rottamazione (e nemmeno nel condono) le seguenti voci di debito: 

  • i debiti per aiuti di Stato considerati illegittimi dall’Unione Europea; 
  • le sanzioni penali (multe, ammende, pene pecuniarie); 
  • gli importi derivanti da sentenza di condanna della Corte dei Conti; 
  • le sanzioni diverse da quelle derivanti da violazioni tributarie o contributive.

Quando scattano gli effetti della rottamazione? 

Gli effetti della rottamazione in favore del contribuente scattano dal momento di presentazione della domanda, se essa viene successivamente accolta dall’Agenzia Entrate Riscossione.  

Marco presenta istanza di definizione agevolata il 27 aprile. L’Agenzia accoglie la richiesta il 15 maggio e comunica a Marco l’ammissione il 18 maggio. Marco ha diritto allo stop delle azioni esecutive a partire dal 27 aprile, giorno di presentazione della domanda, anche se essa è stata accettata dopo qualche settimana. Perciò i pignoramenti eventualmente intrapresi nel frattempo dovranno essere bloccati.   

Rottamazione: quali debiti rientrano? 

Finora ci sono state tre edizioni della rottamazione, l’ultima delle quali – chiamata rottamazione ter – copre i ruoli impositivi emanati sino al 31 dicembre 2017. 

L’Agenzia delle Entrate ha sempre ritenuto che non potessero rientrare nella rottamazione gli atti di liquidazione dei tributi accertati a seguito di controllo automatizzato [5]  sulle  dichiarazioni presentate dai contribuenti (ti abbiamo parlato ampiamente di questo problema nell’articolo: “Rottamazione: molte cartelle a rischio esclusione“). Ma ora la Corte di Cassazione, con una nuova pronuncia resa a Sezioni Unite [1] ha smentito la tesi dell’Amministrazione finanziaria ed ha sancito che anche le cartelle derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni rientrano nella definizione agevolata delle liti pendenti, perché sono anch’esse atti impositivi. 

Queste cartelle, però, sono definibili in forma agevolata a condizione che rappresentino il primo atto con il quale la pretesa tributaria è stata comunicata al contribuente: in questo caso, infatti, la cartella è impugnabile non solo per vizi propri, come la notifica, ma anche per questioni che riguardano il merito dell’imposizione fiscale [6].   

Nel caso deciso dalla Suprema Corte, si trattava di una società alla quale erano state irrogate sanzioni per il ritardato pagamento di alcune imposte, che erano state liquidate con controlli automatici sulle dichiarazioni presentate; dunque la pretesa impositiva era basata su dati forniti dallo stesso contribuente ed era stata manifestata per la prima volta nella cartella di pagamento. 


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 18298 del 25.06.2021.

[2] Artt. 3 e 6 D.L. n. 119/2018 e D.L. n. 34/2019, conv. in L. n. 58/2019.

[3] Art. 4, co. 1, lett. b) D.L. n. 41/2021.

[4] Art. 3, co. 14 bis, D.L. n. 119/2018.

[5] Art. 36 bis D.P.R. n. 600/1973.

[6] Art. 19 D.Lgs. n. 546/1992.


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