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Infortunio per mancata formazione: responsabilità del datore

29 Giugno 2021 | Autore:
Infortunio per mancata formazione: responsabilità del datore

L’azienda deve istruire il personale, informandolo sui rischi e adottando tutte le cautele necessarie per prevenire ed impedire eventi lesivi o mortali.

La cronaca registra tristissimi casi di lavoratori morti mentre utilizzavano un macchinario pericoloso. Nessuno gli aveva mai insegnato ad adoperarlo correttamente. Molti operai non conoscono i rischi insiti negli impianti e nelle attrezzature che utilizzano quotidianamente. Anche un semplice martello o un trapano, se mal maneggiato, può ferire e uccidere. Quando si verifica un infortunio per mancata formazione, quali sono le responsabilità del datore?  

La legge impone un preciso obbligo di formazione dei lavoratori dipendenti per tutelare la loro sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Alcune violazioni sono punite quando questo obbligo viene omesso, aggirato o eluso, anche se nessuno in concreto si fa male. Non è quindi necessario un evento di danno per configurare una responsabilità, amministrativa, o in alcuni casi anche penale, del datore di lavoro inadempiente. 

Se invece accade un infortunio per mancata formazione, le responsabilità del datore diventano civili e penali nei confronti del dipendente che ha riportato lesioni o è deceduto per l’utilizzo improprio di un macchinario o di un qualsiasi attrezzo, come una motosega o una scala: i reati sono aggravati dalla mancata adozione delle cautele antinfortunistiche necessarie a prevenire ed evitare eventi del genere. 

La giurisprudenza spesso arriva tardi, anche perché questo tipo di processi è particolarmente complesso, ma manifesta quasi sempre un orientamento estremamente rigoroso su questo tema: l’ultima sentenza della Corte di Cassazione sul tema [1] ha riconosciuto la piena responsabilità di un datore di lavoro che aveva adibito un dipendente all’uso di una macchina automatica per realizzare stampi metallici senza averlo adeguatamente formato e informato dei rischi.

Il lavoratore aveva perso una mano, rimasta schiacciata nell’ingranaggio. È rimasto permanentemente invalido ed ha ottenuto un risarcimento di quasi 300mila euro. Il grave infortunio era accaduto proprio per la mancata formazione: l’addestramento, durato un giorno solo, è stato ritenuto del tutto insufficiente per un macchinario molto pericoloso. In questi casi – ricorda la Suprema Corte – è il datore a dover fornire la prova di aver adottato tutte le necessarie misure di prevenzione per tutelare l’integrità dei prestatori di lavoro; e se non ci riesce deve risarcire tutti i danni derivanti dalla violazione dei suoi obblighi. 

L’obbligo di formazione dei lavoratori 

La legge [2] impone a tutti i datori di lavoro in qualsiasi ambito produttivo, commerciale o di servizi, di «adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale» dei dipendenti. 

Questa norma basilare, ma generica, è integrata dal Testo Unico sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori [3] che prevede la disciplina dettagliata. Il Testo Unico dedica un apposito capitolo all’obbligo di formazione dei dipendenti, che prevede, innanzitutto, la frequenza di appositi corsi per l’utilizzo degli impianti, macchinari, attrezzature, utensili ed arnesi necessari per svolgere le mansioni affidate.

L’obbligo di formazione dei lavoratori non si esaurisce con i corsi iniziali, ma prosegue con quelli di aggiornamento periodico, la cui frequenza dipende dal tipo di lavorazioni e dagli incarichi svolti. In ogni caso, la formazione va rinnovata se il dipendente viene trasferito ad un altro stabilimento o unità produttiva, o quando vengono introdotti nuovi impianti o tecnologie potenzialmente pericolose. 

Oltre a questi corsi professionali, il datore deve anche impartire, su ogni luogo di lavoro, direttive ed istruzioni puntuali e specifiche, anche mediante il personale preposto, per informare i dipendenti di tutti i rischi insiti nelle lavorazioni loro affidate e dei pericoli presenti nelle sedi in cui prestano servizio, che devono essere preventivamente descritti e valutati in un apposito documento a fini di prevenzione. 

Violazione obblighi di formazione: sanzioni penali

Il datore che non ottempera agli obblighi di sicurezza sui luoghi di lavoro – che, come abbiamo appena visto, comprendono anche quelli di formazione – commette un reato, previsto e punito dal Testo Unico [3] con l’arresto da 2 a 4 mesi o con l‘ammenda da 1.200 euro a 5.200 euro.

In altre parole, la violazione degli obblighi di formazione è sanzionata di per sé e a prescindere dalla verificazione di un infortunio ad un lavoratore.  Le sanzioni sono raddoppiate se la violazione degli obblighi di formazione riguarda più di 5 lavoratori e sono triplicate se ne coinvolge oltre 10. 

L’infortunio sul lavoro e la responsabilità del datore 

Se il lavoratore che non ha ricevuto una formazione adeguata e in conseguenza di tale carenza subisce un infortunio sul lavoro, sorge la responsabilità del datore che è, come in tutti i casi di fatto illecito, quella risarcitoria civile, ma vi è anche la responsabilità penale, per i reati di lesioni colpose o di omicidio colposo in caso di decesso dell’infortunato.

Questi reati sono aggravati dalla violazione delle norme di sicurezza e di cautele antinfortunistiche, degli obblighi relativi alla valutazione dei rischi presenti nei luoghi di lavoro, e dall’inosservanza dei doveri di formazione e di informazione dei dipendenti. Dal 2016 la pena massima per il reato di omicidio colposo così aggravato [5] è stata fissata a sette anni di reclusione e può arrivare fino a 15 anni di carcere in caso di omicidio colposo plurimo. 

Responsabilità del datore per mancata formazione: risarcimento danni 

La giurisprudenza ammette il lavoratore infortunato (ed i suoi parenti prossimi ed eredi, se egli è deceduto) al risarcimento di tutti danni, patrimoniali, biologici e morali patiti in conseguenza dell’infortunio, da parte del datore di lavoro. Il risarcimento si aggiunge alla tutela assicurativa dell’Inail, che spetta in ogni caso di infortunio sul lavoro, a prescindere dalla violazione degli obblighi di formazione.

Il lavoratore infortunato dovrà provare soltanto la sua presenza sul luogo di lavoro, la dinamica di verificazione dell’evento (ricostruibile con qualsiasi mezzo di prova: testimonianze dei colleghi, telecamere, ecc.) e l’entità dei danni psico-fisici derivati. La responsabilità del datore per gli infortuni sul lavoro derivanti dalla mancata formazione o sicurezza viene esclusa solo quando la condotta del lavoratore risulta assolutamente anomala, eccezionale e imprevedibile: in tali casi, l’infortunio sarebbe stato inevitabile anche in presenza delle massime cautele da parte del datore.

Viceversa, il danno è risarcibile in presenza di comportamenti imprudenti dei lavoratori stessi, perché in tali casi permane il nesso di causa-effetto tra la mancata adeguata formazione – che se realizzata li avrebbe resi consapevoli dei rischi – e l’infortunio.

Per ulteriori informazioni leggi gli articoli:

note

[1] Cass. sent. n. 17576 del 18.06.2021.

[2] Art. 2087 Cod. civ.

[3] D. Lgs. n. 81 del 09.04. 2008.

[4] Artt. 37 e ss. D. Lgs. n. 81/2008.

[5] Art. 589, co. 2, Cod. pen.


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