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Il patrimonio del minore: come amministrare i beni dei figli

14 maggio 2014


Il patrimonio del minore: come amministrare i beni dei figli

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2014



Guida completa al regime per gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione: come comportarsi quando bisogna chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare.

Il codice civile stabilisce che la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. Anche il minorenne, quindi, può essere titolare di un patrimonio formato sia tramite acquisti per atto tra vivi (compravendite e donazioni) sia per successione ereditaria.

Poiché, però, la capacità di agire si acquisisce al compimento dei 18 anni, l’ordinamento prevede che i genitori – congiuntamente, o quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale – rappresentino i figli nati e nascituri, sino alla maggiore età o all’emancipazione, in tutti gli atti civili e ne amministrino i beni; gli atti di ordinaria amministrazione, comunque, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore.

In caso di disaccordo o di esercizio difforme dalle decisioni concordate, ciascun genitore può ricorrere al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.

In tal caso, il giudice – sentiti i genitori e ascoltato il minore che abbia compiuto i 12 anni (ma anche di età inferiore se abbia capacità di discernimento) – suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare.

Ma se il contrasto permane, attribuisce il potere di decisione al genitore che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio.

Per compiere gli atti di straordinaria amministrazione (ad esempio le alienazioni, le concessioni di ipoteche e lo scioglimento di comunioni) i genitori devono chiedere l’autorizzazione del giudice tutelare, che la concede solo “per necessità o utilità evidente del figlio”.

La Cassazione [1] ha chiarito che – al di fuori dei casi specificamente individuati e inquadrati tra gli atti di straordinaria amministrazione dal legislatore – devono essere considerati di ordinaria amministrazione gli atti che presentino tutte le tre seguenti caratteristiche:

– siano oggettivamente utili alla conservazione del valore e dei caratteri oggettivi essenziali del patrimonio in questione;

– abbiano un valore economico non particolarmente elevato in senso assoluto e soprattutto in relazione al valore totale del patrimonio medesimo;

– comportino un margine di rischio modesto in relazione alle caratteristiche del patrimonio predetto.

Vanno considerati di straordinaria amministrazione gli atti che non presentino tutti e tre questi requisiti.

Tuttavia, sebbene il Codice civile includa i contratti di mutuo tra gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione, non è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare se si provi che il prestito sia suscettibile di restituzione mediante impiego del reddito del minore e senza pericolo di decurtazione dei suoi capitali o di diminuzione del valore del suo patrimonio [2].

Infine, l’esercizio di un’impresa commerciale (che il minore può avere ereditato dal genitore che ne era titolare) non può essere continuato se non con l’autorizzazione del tribunale su parere del giudice tutelare; quest’ultimo può consentire l’esercizio provvisorio dell’impresa sino a quando il tribunale abbia deliberato sull’istanza [3].

Nel caso in cui ci sia necessità di agire in via giudiziaria per la tutela di un immobile di proprietà del minore, i genitori potranno avviare l’azione senza far ricorso al provvedimento autorizzativo del tribunale. Infatti, la Cassazione [4] ha chiarito che l’autorizzazione del giudice tutelare è necessaria per promuovere giudizi relativi ad atti di amministrazione straordinaria, che, cioè, possono arrecare pregiudizio o diminuzione del patrimonio del minore. L’autorizzazione non occorre, invece, per quelli diretti al miglioramento o alla conservazione di beni che fanno già parte del patrimonio del minore.

note

[1] Cass. sent. n. 7546/2003.

[2] Cass. sent. n. 6542/87.

[3] Art. 320 co. 5 cod.civ

[4] Cass. sent. n. 8484/1999.

Autore immagine: 123rf.com


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