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Pensione di reversibilità: com’è tassata?

2 Ottobre 2021 | Autore:
Pensione di reversibilità: com’è tassata?

Calcolo Irpef e detrazioni sulla reversibilità: come procedere, che cosa succede se l’interessato è titolare di più pensioni.

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, o indiretta, è un trattamento economico che viene riconosciuto dall’Inps (o dal diverso ente previdenziale) ad alcuni familiari, individuati dalla legge [1], del lavoratore o del pensionato deceduto.

Si tratta di una prestazione previdenziale: nei contributi versati dal lavoratore alla propria gestione di previdenza, infatti, è compresa l’aliquota IVS, ossia invalidità, vecchiaia e superstiti. In parole semplici, ogni lavoratore paga i contributi non solo per assicurare a sé stesso la pensione in caso di vecchiaia o invalidità, ma anche per assicurarla ai propri superstiti, come il coniuge. Ma la pensione di reversibilità com’è tassata?

Il reddito derivante dalla pensione di reversibilità è un reddito di pensione a tutti gli effetti, anche nelle ipotesi in cui il trattamento pensionistico derivi da un’attività di lavoro autonomo e sia erogato da una cassa professionale privata o privatizzata.

Per questo motivo, la pensione di reversibilità è soggetta alla tassazione ordinaria: i trattamenti previdenziali non sono, nella generalità dei casi, dei redditi esenti da Irpef.

Chi percepisce la pensione di reversibilità può beneficiare della detrazione sui redditi di pensione, tenendo però presente che questa detrazione non è cumulabile con la detrazione per la produzione di redditi di lavoro autonomo o di impresa minore, nell’arco dello stesso anno, né con la detrazione per la produzione di redditi per lavoro dipendente, in relazione alle stesse giornate dell’anno. Ma procediamo con ordine.

Come si calcola la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale della pensione spettante al defunto, o a una percentuale della pensione alla quale il dante causa, non ancora pensionato, avrebbe avuto diritto (per capire come funziona il calcolo della pensione: Come calcolare la pensione Inps).

Le aliquote da applicare variano in base alla tipologia dei superstiti aventi diritto ed alla composizione del nucleo familiare:

  • coniuge solo: spetta il 60% della pensione alla quale aveva diritto il defunto;
  • coniuge ed un figlio: spetta, in totale, l’80%;
  • coniuge e due o più figli: spetta, in totale, il 100%;
  • un figlio: spetta il 70%;
  • due figli: spetta, in totale, l’80%;
  • tre o più figli: spetta, in totale, il 100%;
  • un genitore: spetta il 15%;
  • due genitori: spetta, in totale, il 30%;
  • un fratello o una sorella: spetta il 15%;
  • due fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 30%;
  • tre fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 75%;
  • sei fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 100%.

Alla pensione di reversibilità o indiretta è applicata, annualmente, la perequazione, o rivalutazione, che consiste nell’adeguamento dell’importo del trattamento economico erogato dall’ente previdenziale all’inflazione.

Quando viene ridotta la reversibilità?

La pensione di reversibilità, oltre alla riduzione di base spettante in base al grado di parentela ed ai superstiti aventi diritto, può subire un’ulteriore riduzione nel caso in cui il beneficiario possieda redditi propri diversi dalla reversibilità stessa.

Nello specifico, la riduzione della pensione di reversibilità non viene effettuata se il reddito del titolare della prestazione non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, ossia sino a 20.107,62 euro annui (importo valido per l’anno 2021).

Se questa soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito superi 3 volte il minimo Inps, ma non superi 4 volte il minimo Inps; questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera 4 volte il trattamento minimo ma non 5 volte il minimo Inps; questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
  • 50% se il reddito del pensionato supera 5 volte il minimo: in pratica, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50% nel caso in cui il reddito superi 33.512,70 euro (valore 2021).

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

La pensione di reversibilità o indiretta, in ogni caso, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, nessuna riduzione può essere operata ai trattamenti in essere alla data del 1° settembre 1995: questi ultimi subiscono però il blocco dell’importo senza adeguamento per futuri miglioramenti, fino a completo riassorbimento della differenza.

Ma questa riduzione consiste nella tassazione? No: la decurtazione della pensione è applicata dall’Inps e non consiste in un’imposta da versare, ma nella mera riduzione del trattamento spettante.

Com’è tassata la reversibilità?

La pensione di reversibilità, come tutte le prestazioni previdenziali, costituisce un reddito imponibile e viene dunque tassata al pari dei redditi di pensione. Fanno eccezione le sole pensioni di reversibilità percepite dai familiari delle vittime della criminalità organizzata e del terrorismo.

Bisogna dunque effettuare i seguenti passaggi.

Calcolare l’Irpef lorda

l’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che si determina per fasce reddituali, dette scaglioni. Ad ogni scaglione di reddito si applica un’aliquota diversa, cioè una percentuale d’imposta diversa:

  • sino a 15mila euro, l’aliquota è pari al 23%;
  • oltre 15mila e fino a 28mila euro, è pari al 27%;
  • oltre 28mila e fino a 55mila, ammonta al 38%;
  • oltre 55mila e fino a 75mila, è pari al 41%;
  • oltre 75mila è pari al 43%.

L’Irpef si calcola applicando l’aliquota d’imposta alle fasce di reddito: ad esempio, se si possiede un reddito pari a 26mila euro, i primi 15mila euro sono tassati al 23% ed i restanti 11mila sono tassati con l’aliquota della seconda fascia, il 27%; l’imposta ammonta dunque a 6.420 euro.

Oltre all’Irpef devono essere calcolate l’addizionale regionale e comunale all’Irpef: questi tributi hanno un importo differente a seconda di quanto stabilito dalla regione e dal comune di residenza e sono normalmente calcolati a consuntivo (l’addizionale comunale è calcolata sia in acconto che a saldo, come vedremo tra poco).

Calcolare le detrazioni per reddito di pensione

Ai pensionati con reddito inferiore ai 55mila euro annui spetta una detrazione per aver percepito redditi di pensione.

Per ottenere l’importo della detrazione spettante, bisogna innanzitutto conoscere il reddito complessivo annuo di riferimento del pensionato, o calcolare il reddito annuo presunto:

  • nel caso in cui il reddito complessivo non sia superiore a 8mila euro, la detrazione ammonta a 1880 euro; in questo caso, la detrazione supera l’imposta dovuta e il pensionato si trova nella cosiddetta no tax area;
  • nel caso in cui il reddito complessivo sia compreso tra 8mila e 15mila euro si deve applicare la seguente formula: 1297 + [583 × (15000 – reddito complessivo) / 7000];
  • nel caso in cui il reddito complessivo sia compreso tra 15mila e 55mila euro si deve applicare la seguente formula: 1297 × [(55000 – reddito complessivo) / 40000].

La detrazione spettante va poi rapportata ai giorni in cui spetta il diritto alla pensione nell’anno e non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da lavoro dipendente e assimilati relativamente alle stesse giornate dell’anno, da lavoro autonomo e d’impresa minore relativamente alla stessa annualità, in quanto queste detrazioni non sono rapportate a giorni).

Per ricavare la detrazione mensile, bisogna infatti dividere la detrazione annua per 365 e moltiplicarla per i giorni del mese.

Calcolare le ulteriori detrazioni

Il pensionato può inoltre fruire di detrazioni per familiari a carico e di detrazioni aggiuntive. Alcune possono essere fruite direttamente nel cedolino di pensione, altre in sede di dichiarazione dei redditi. Per conoscerle tutte, leggi la Guida alle detrazioni fiscali.

Sottrarre le detrazioni dall’Irpef lorda

Per calcolare la tassazione netta, bisogna infine sottrarre dall’Irpef lorda le detrazioni spettanti.

Calcolare le addizionali all’Irpef

Le addizionali all’Irpef, calcolate a consuntivo, vengono trattenute nel cedolino di pensione in rate dello stesso importo, con le modalità che si riepilogano di seguito:

  • addizionale regionale a saldo anno x: da gennaio a novembre anno x + 1;
  • addizionale comunale a saldo anno x: da gennaio a novembre anno x+1;
  • addizionale comunale in acconto anno x: da marzo a novembre anno x + 1.

Naturalmente, quanto esposto corrisponde alle casistiche più semplici, considerando il solo reddito derivante dalla pensione.

Che cosa succede se chi percepisce la reversibilità è pensionato?

Qualora il beneficiario della reversibilità sia pensionato, cioè percepisca una pensione diretta (di vecchiaia, anticipata, ecc.) la ritenuta Irpef viene determinata sull’ammontare complessivo delle pensioni, erogate dall’Inps o da altri enti, registrate nel Casellario Centrale delle Pensioni e assoggettate alla tassazione ordinaria. Sono considerate anche altre prestazioni imponibili eventualmente corrisposte dall’Inps all’interessato.

Analogamente, le detrazioni di imposta operano sull’imponibile complessivo e sono ripartite sulle diverse prestazioni con il criterio della proporzionalità.



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