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Chi si prostituisce deve pagare le tasse? 

29 Giugno 2021 | Autore:
Chi si prostituisce deve pagare le tasse? 

Qual è il regime fiscale del meretricio? I proventi vanno dichiarati? Quali imposte si applicano? La prostituzione è lavoro autonomo?

Dire che «la legge è uguale per tutti» significa ammettere che non è possibile fare eccezioni quando vi sono situazioni simili e tra loro comparabili. Concettualmente, il reddito di un professionista o di un artigiano non è diverso da quello di una prostituta: si tratta sempre di soldi guadagnati nell’esercizio di un’attività. Dunque, quando ti chiedi se chi si prostituisce deve pagare le tasse, già a livello intuitivo puoi comprendere che quel reddito deve – o dovrebbe – essere soggetto ad imposizione fiscale.  

Ma precisamente di che tipo di reddito si tratta? E a quali imposte viene assoggettato? Qui, le opinioni sono divergenti, anche se si intravede un orientamento maggioritario e preferibile. Ci sono molte forme di prostituzione e “il mestiere più antico del mondo” oggi conosce numerose varianti, come i siti Internet di appuntamenti e di incontri a pagamento. C’è chi si prostituisce nella propria abitazione, chi in strada, chi in lussuosi alberghi; ma il meretricio ha un nocciolo essenziale, che è lo scambio tra una prestazione sessuale e un corrispettivo in denaro o altre utilità; dunque, presenta sempre un fine di lucro.  

Inoltre, c’è chi si prostituisce abitualmente e chi lo fa solo occasionalmente e anche questo aspetto ha una notevole incidenza sulla tassazione, come vedremo fra poco. Per rispondere alla domanda se chi si prostituisce deve pagare le tasse bisogna poi considerare anche un problema pratico: come accertare fiscalmente questi redditi, che molto spesso sono sfuggenti? Leggendo l’articolo troverai una soluzione anche per questa domanda, basata su esperienze concrete. 

La prostituzione è legale? 

La prostituzione consiste nell’offrire prestazioni sessuali a fronte del pagamento di un corrispettivo: solitamente è il denaro, ma talvolta si tratta anche di altre utilità patrimoniali (case, autovetture, abiti, gioielli, ecc.). In Italia, l’attività di prostituzione in tutte le sue varianti, come il fenomeno delle escort, è legittima se è svolta liberamente ed autonomamente, da una persona maggiorenne e senza alcuna coercizione, violenza o induzione. 

È, invece, sempre illecita la prostituzione minorile che costituisce reato [1] per chi: 

  •  recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore ai 18 anni 
  •  favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore ai 18 anni, o comunque ne trae profitto; 
  • compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni in cambio di un corrispettivo (anche se solo promesso) in denaro o altra utilità. 

A livello civile, il contratto (che viene stipulato quasi sempre in forma orale) tra la persona che si prostituisce e il cliente è nullo perché contrario al buon costume, quindi l’inadempimento non è tutelato da azioni legali: ad esempio, chi ha pagato non può ottenere la restituzione del corrispettivo se ritiene che la prestazione sessuale sia stata insoddisfacente. 

I proventi della prostituzione sono redditi imponibili? 

I proventi ottenuti da chi svolge attività di prostituzione sono redditi imponibili ai fini Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’unica incertezza riguarda la categoria di inquadramento: per alcuni si tratterebbe di redditi di lavoro autonomo, altri li riconducono ai «redditi diversi» [2]

A fare la differenza è l’occasionalità, o l’abitualità, delle prestazioni di meretricio: 

  • se l’attività è abituale, è preferibile l’inserimento tra i redditi di lavoro autonomo (e, in tal caso, il reddito imponibile è dato dalla differenza tra i compensi ricevuti e le spese sostenute per l’esercizio dell’attività, che possono essere dedotte); 
  • se la prostituzione viene esercitata in modo occasionale, cioè sporadicamente, i proventi costituiscono redditi diversi, e rientrano nella categoria residuale per le voci non specificamente previste, ma restano comunque imponibili a tutti gli effetti, in quanto contribuiscono a formare il reddito complessivo del contribuente. 

Come vengono tassati i redditi delle prostitute? 

La giurisprudenza afferma costantemente che i proventi della prostituzione sono tassabili in quanto generano un reddito imponibile che è sempre soggetto ad Irpef. Una recente sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria [3], basandosi sull’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione [4]ha affermato che i proventi della prostituzione devono rientrare tra i redditi diversi, ma se l’attività è svolta in modo abituale è applicabile anche l’Iva sui compensi derivanti dall’esercizio di «arti e professioni» [4]. 

Pertanto, chi esercita una qualsiasi forma di prostituzione è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi annuale, riportando tra i redditi diversi le somme percepite durante l’anno d’imposta considerato, che saranno imponibili e sconteranno l’Irpef in base alle consuete aliquote progressive previste per i vari scaglioni di reddito.

Redditi da prostituzione: come avviene l’accertamento fiscale? 

Chi svolge attività di prostituzione è soggetto ad accertamento fiscale, come qualsiasi altro contribuente che produce redditi imponibili di qualsiasi tipo. L’accertamento può essere condotto con tutte le metodologie disponibili, compreso il redditometro, la ricostruzione sintetica e induttiva dei guadagni e l’analisi della movimentazione bancaria.

Nella vicenda decisa dalla Commissione tributaria ligure, l’accertamento fiscale era scattato da una verifica della Guardia di Finanza, che aveva riscontrato numerose operazioni sul conto corrente di una prostituta che non trovavano alcun riscontro nelle dichiarazioni dei redditi presentate.

Inoltre, essa aveva un tenore di vita elevato e un patrimonio immobiliare cospicuo, ed effettuava spesso rimesse in denaro ai suoi parenti all’estero. Inevitabile, quindi, la ricostruzione dei redditi imponibili sottratti a tassazione Irpef; però, siccome l’attività era svolta in forma occasionale, è stata esclusa l’applicazione dell’Iva.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi gli articoli “Prostituzione: quali tasse si pagano?” e “Prostituzione: quando scatta l’accertamento fiscale?“.


note

[1] Art. 600 bis Cod. Pen.

[2] Art. 6, co. 1, lett. f) D.P.R. n. 917/1986.

[3] Ctr Liguria, sent. n. 314 del 21.04.2021.

[4] Cass. sent. n. 10578/2011 e n. 22413/2016.

[5] Art. 5 D.P.R. n. 633/1972.

Autore immagine: canva.com/


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1 Commento

  1. Esiste in merito anche la Sentenza della Corte Costituzionale n. 141/2019, basata su quella della Corte di Giustizia Europea n. C-268/99 del 20/11/2001.

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