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Eredi esclusi: no azione di divisione; bisogna agire in riduzione

14 Maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Maggio 2014



Il defunto ha donato la casa a un solo figlio: azione di riduzione o di divisione ereditaria?

 

Il quesito pratico per comprendere una recente e interessante sentenza del tribunale di Cosenza potrebbe essere il seguente: “Mio padre è deceduto senza lasciare beni. In vita egli aveva donato un immobile a mio fratello. Posso agire in giudizio per ottenere la parte di immobile che mi spetta in quanto erede legittimo?

 

Nell’ipotesi in cui il soggetto muoia senza fare testamento, né abbia lasciato alcun bene in eredità, ma abbia donato in vita l’unico immobile in suo ad un figlio, quelli esclusi possono agire in giudizio per tutelare la loro quota legittima, cioè la parte di eredità che spetta loro per legge.

A tal fine, i figli esclusi dalla donazione devono esperire non l’azione di divisione ereditaria, bensì l’azione di riduzione [1]. Quest’ultima è volta, appunto, a ridurre le disposizioni testamentarie o, come in questo caso, le donazioni che ledono la quota di eredità riservata agli eredi legittimi.

Si ricorda che la quota di legittima riservata ai figli è pari a due terzi del patrimonio del de cuius, da dividersi in parti uguali fra tutti i fratelli [2].

Gli eredi che vogliano ottenere una parte dell’immobile donato ai fratelli devono quindi dimostrare che la donazione ha leso la quota di eredità loro riservata dalla legge. Essi non possono, invece, esperire l’azione di divisione ereditaria [3] in quanto quest’ultima è prevista solo per i casi di comunione ereditaria, cioè quando il de cuius abbia disposto il trasferimento dello stesso bene oppure la donazione a favore di più coeredi.

Nel caso in esame, il figlio escluso dalla donazione del bene non è coerede e non può pertanto chiedere la divisione di un bene di cui non è comproprietario.

È quanto precisato da una recente sentenza del Tribunale di Cosenza [4] che ha respinto una domanda di divisione ereditaria in quanto riguardante un bene non in comunione tra gli eredi.

I giudici sottolineano che, eventualmente, l’azione di divisione può essere esperita dal figlio escluso dalla donazione soltanto dopo che il giudice gli abbia riconosciuto, a seguito di azione di riduzione ereditaria, la spettante quota di proprietà dell’immobile.

La massima

La qualità di erede necessario non attribuisce di per sé titolo per promuovere l’azione di divisione quando l’erede sia stato pretermesso dal testamento ovvero quando il testatore abbia esaurito in vita l’intero suo patrimonio mediante atti di donazione. Infatti, nel primo caso, il riservatario non entra a far parte della comunione ereditaria al cui scioglimento è rivolta l’azione di divisione, mentre, nel secondo, viene meno lo stesso presupposto oggettivo di tale azione perché la comunione ereditaria non sorge se nulla vi sia da dividere. Pertanto, in entrambi i casi, l’erede legittimario che intenda conseguire la quota di eredità riservatagli dalla legge non ha altra via che di agire in riduzione contro le disposizioni testamentarie e le donazioni lesive dei suoi diritti. Soltanto dopo l’esperimento vittorioso di tale azione egli sarà legittimato a promuovere la divisione del patrimonio ereditario oppure a parteciparvi per ottenere in natura la porzione che gli spetta.

note

[1] Art. 555 cod. civ.

[2] Art. 713 e ss. cod. civ.

[3] Art. 537 cod. civ.

[4] Trib. di Cosenza, sent. n. 933 del 12 maggio 2014.

Autore immagine: 123rf.com


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