Diritto e Fisco | Articoli

La tutela della casa e dei beni familiari

30 Giugno 2021
La tutela della casa e dei beni familiari

Trust, fondo patrimoniale, donazione, vendita e falsa separazione: le tutele previste dalla legge.

Come tutelare la casa e i beni familiari? Cosa succede se uno dei coniugi ha contratto debiti con privati o con il Fisco? Se marito e moglie hanno optato per il regime della comunione dei beni, i creditori  possono pignorare la metà del valore di tutti i beni della coppia, a prescindere da chi li abbia pagati. Nel caso, invece, di separazione dei beni, i creditori possono aggredire solo i beni del coniuge debitore. Ecco perché, il più delle volte, si opta per quest’ultima soluzione, intestando tutte le proprietà al coniuge che svolge attività lavorativa non esposta a rischi patrimoniali. 

Ciò nonostante esistono soluzioni per tutelare la casa e i beni familiari. Alcune di queste sono lecite, come il fondo patrimoniale o il trust; altre, invece, fraudolente e rischiose come, ad esempio, la separazione simulata. Ecco allora cosa prevede la legge al fine di predisporre una valida tutela della casa e dei beni familiari.

Cos’è il fondo patrimoniale?

Con il fondo patrimoniale, la coppia sposata (a cui è equiparata quella unita con l’unione civile) può destinare determinati beni (immobili, auto, titoli, ecc.) al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Tali beni diventano così impignorabili dai creditori. 

Tuttavia, l’impignorabilità opera solo per quei debiti nati da spese di carattere voluttuario o speculativo. Quindi, in caso di debiti contratti per esigenze familiari (come l’acquisto della casa, dell’auto per il trasporto quotidiano, per l’istruzione dei figli, per le cure mediche, ecc.), il fondo patrimoniale non tutela dal pignoramento.

Per quanto riguarda i debiti di lavoro si fa lo stesso ragionamento: quando il reddito che esso produce è di natura speculativa e comunque supera la soglia necessaria alle esigenze familiari, i beni inseriti nel fondo patrimoniale non sono pignorabili. Invece, quando i debiti attengono al lavoro indispensabile alla sopravvivenza, il fondo patrimoniale non tutela più.

Come si fa un fondo patrimoniale?

Il fondo patrimoniale – che non può essere fatto da single o da coppie di conviventi – richiede un semplice atto notarile e l’indicazione dei beni da inserire al suo interno. La proprietà dei beni non muta dopo l’istituzione del fondo patrimoniale. 

Il fondo patrimoniale diventa opponibile ai creditori dal giorno della sua annotazione a margine dell’atto di matrimonio, adempimento questo che cura il notaio.

È davvero utile il fondo patrimoniale?

Per operare una certa copertura dai debiti, il fondo patrimoniale deve essere effettuato prima della nascita del debito (ad esempio, prima della firma del contratto di finanziamento). Diversamente, il creditore ha 5 anni di tempo per far revocare il fondo patrimoniale. 

Il fondo patrimoniale è ormai divenuto poco utile per le famiglie le cui attività commerciali sono di piccole dimensioni. 

Cos’è il trust?

Con il trust la proprietà di un determinato bene o di un intero patrimonio viene trasferita ad un’altra persona che ha l’obbligo di gestirlo diligentemente a favore del primo. In questo modo, mutando la titolarità del bene, i creditori non potranno neanche pignorarlo. 

Anche in questo caso, il trust però deve essere effettuato prima della nascita del debito; in caso contrario, può essere revocato dai creditori entro 5 anni.

Il costo elevato di tale strumento lo rende utile solo alla tutela di grossi patrimoni.

Cos’è il vincolo di destinazione?

Con un atto pubblico (dal notaio), chiunque può destinare propri beni immobili e mobili registrati allo scopo di realizzare interessi meritevoli di tutela. Si pensi al caso – spesso ricorrente – di una persona, non coniugata e priva di figli, che presti continuativa assistenza a un parente disabile. Queste persone si pongono inevitabilmente il problema dell’assistenza al disabile nel caso in cui esse, dopo la propria morte, non possano più provvedervi.

In questo modo, si ottiene l’effetto di “isolare” tali beni dal patrimonio generale del titolare, in modo da destinarli al perseguimento del fine per il quale l’atto di destinazione è stato istituito. Essi, quindi, non saranno neanche pignorabili dai creditori.

Tale vincolo può durare massimo novant’anni o tutta la vita della persona beneficiaria del vincolo.

Si può intestare la casa a un figlio per non farla pignorare?

La donazione è un tipico strumento che si adopera per non far pignorare la casa nell’ipotesi in cui si tema un pignoramento. 

In genere, si preferisce donare l’immobile a un figlio, anticipando così gli effetti della successione. 

Tuttavia, la donazione presenta diversi problemi. Da un lato, essa non ha effetto se, nell’anno successivo dalla donazione stessa, il creditore trascrive il pignoramento nei registri immobiliari.

Dall’altro lato, la donazione può essere impugnata dai creditori se effettuata dopo la nascita del debito e se risulta che nel residuo patrimonio del debitore non vi sono altri beni utilmente pignorabili. In tal caso, i creditori potranno agire in tribunale con la cosiddetta azione revocatoria entro 5 anni. Dopo 5 anni, però, la casa è salva.

In ultimo, se si tratta di debiti con il Fisco derivanti dall’omesso pagamento dell’Irpef o dell’Iva di importo superiore a 50mila euro, si rischia una denuncia per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. 

Si può vendere la casa per non farla pignorare?

Proprio per evitare i suddetti problemi che la donazione implica, si preferisce la vendita. Qui il creditore ha minori possibilità di agire perché, se vuole avviare l’azione revocatoria, deve dimostrare che l’acquirente era in grado di conoscere la situazione debitoria del venditore, cosa che potrebbe succedere se a comprare la casa è un familiare ma non un estraneo. Insomma, far revocare una vendita è molto più complicato rispetto a una donazione.

Si può simulare una separazione tra coniugi?

Ultimo metodo che viene utilizzato per sottrarre la casa ai creditori è simulare una separazione consensuale tra i coniugi in modo che il debitore – di solito, il marito – intesti i propri beni al coniuge non debitore – di solito, la moglie – in cambio di una rinuncia all’assegno di mantenimento. Anche questa soluzione, però, può essere oggetto di contestazione da parte dei creditori che potrebbero dimostrare la falsità dell’accordo, ad esempio verificando che marito e moglie hanno continuato a convivere (a tal fine, il semplice cambio di residenza non è sufficiente).  



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