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Entro quando impugnare il riconoscimento di un figlio

30 Giugno 2021
Entro quando impugnare il riconoscimento di un figlio

Si può contestare il riconoscimento del bambino entro un anno dalla scoperta della non paternità?

Hai sempre desiderato avere un bambino. Quando la tua compagna ha partorito, ti sei sentito l’uomo più felice del mondo. Un mese fa, però, lei ti ha confidato di aver avuto una relazione sentimentale con un altro uomo. Dopo esserti sottoposto a tutti gli esami, hai scoperto di non essere il padre biologico. Affranto e arrabbiato, ti sei recato dal tuo avvocato di fiducia per capire entro quando impugnare il riconoscimento di un figlio.

Secondo il Codice civile [1], l’azione può essere proposta entro dodici mesi che decorrono da quando l’autore ha scoperto di essere impotente oppure dal momento dell’annotazione sull’atto di nascita. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha ritenuto illegittima la norma in questione nella parte in cui non prevede che il termine annuale decorra dalla scoperta della non paternità. L’argomento ti interessa? Allora ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo.

Riconoscimento di un figlio: cosa vuol dire?

Prima di capire quando e come impugnare il riconoscimento di un figlio, voglio chiarirti alcuni concetti che ti aiuteranno ad inquadrare meglio la questione che tratteremo a breve.

Partiamo da un concetto fondamentale: tutti i figli sono uguali e hanno pari diritti, indipendentemente dal fatto che siano nati da genitori sposati, separati o conviventi. Ciò nonostante, ancora oggi esistono delle differenze. Una di queste riguarda la presunzione di paternità in base alla quale solo il bambino concepito durante il matrimonio si presume essere il figlio del marito della madre.

Il discorso cambia per le coppie conviventi per le quali non vige alcuna presunzione. I genitori non sposati, infatti, devono riconoscere il figlio come proprio, altrimenti non si produrranno gli effetti della filiazione previsti dalla legge.

Come si effettua il riconoscimento di un figlio?

Il riconoscimento di un figlio può avvenire in qualsiasi momento, a condizione che i genitori:

  • abbiano compiuto almeno 14 anni: salvo l’autorizzazione del giudice, concessa solo dopo aver valutato le circostanze e l’interesse del bambino;
  • non siano costretti con violenza;
  • non siano interdetti.

Il riconoscimento, quindi, è un atto volontario e può essere effettuato, congiuntamente o disgiuntamente, dalla madre e dal padre:

  • nell’atto di nascita;
  • in una dichiarazione davanti all’ufficiale dello Stato civile;
  • in presenza del notaio;
  • in un testamento.

Nel caso in cui il riconoscimento venga compiuto da un solo genitore, l’altro deve ottenere il suo consenso, in mancanza del quale è necessario rivolgersi al giudice tutelare. Inoltre, se il figlio ha già compiuto 16 anni occorre anche il suo assenso.

Attenzione: il riconoscimento può essere fatto anche prima della nascita. In tal caso, la madre (da sola oppure insieme al presunto padre) deve recarsi all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza con tutta la documentazione necessaria (in particolare, la carta d’identità ed il certificato medico attestante lo stato di gravidanza e la data del parto). Una volta effettuato tale adempimento, il padre può registrare la nascita del figlio anche per conto della madre.

Quale cognome prende il figlio riconosciuto?

Il figlio assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo. Se il riconoscimento è stato fatto contemporaneamente dalla mamma e dal papà, allora il bambino assume il cognome paterno. Invece, in assenza di riconoscimento, il figlio assume il cognome che gli ha dato l’ufficiale di Stato civile.

Quando si può impugnare il riconoscimento di un figlio?

Il riconoscimento del figlio può essere impugnato solamente nei seguenti casi:

  • difetto di veridicità: tale ipotesi ricorre quando il bambino è stato concepito da una persona diversa da quella che ha effettuato il riconoscimento;
  • infermità di mente: ossia quando chi riconosce il bambino è stato dichiarato interdetto;
  • violenza: cioè quando una persona viene costretta, con violenza fisica o psicologica, a riconoscere un bambino.

Entro quando impugnare il riconoscimento di un figlio?

Il riconoscimento di un figlio per difetto di veridicità può essere contestato nel rispetto di limiti temporali ben precisi.

In particolare, l’azione di impugnazione può essere proposta:

  • dall’autore: entro un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita oppure da quando ha scoperto di essere affetto da impotenza;
  • dalla madre: entro un anno da quando è venuta a conoscenza dell’impotenza del presunto padre;
  • da altri legittimati: entro cinque anni dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita;
  • dal figlio: senza limiti di tempo.

Come vedi, quindi, nelle ipotesi differenti dall’impotenza, l’autore del riconoscimento ha un anno di tempo per proporre impugnazione a partire dal momento in cui c’è stata l’annotazione sull’atto di nascita. Tale disposizione è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non prevede la possibilità, per l’autore del riconoscimento, che «il termine per proporre l’azione di impugnazione decorra dalla conoscenza della non paternità» [2] (che, naturalmente, può dipendere da varie ragioni e non solo dalla scoperta dell’impotenza).

Secondo la Corte Costituzionale, l’assenza di una simile previsione crea una disparità di trattamento tra chi può fornire la prova della propria impotenza e chi, pur non essendo affetto da alcuna patologia, abbia scoperto di non essere il padre del bambino dopo un anno dall’annotazione del riconoscimento.


note

[1] Art. 263 cod.civ.

[2] C. Cost. sent. n. 133/2021 del 25.06.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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