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Nuove prove in appello

30 Giugno 2021
Nuove prove in appello

Entro quali limiti si possono proporre nuove prove in appello? Quali sono le condizioni per poter produrre nuovi documenti? Entro quali ipotesi normative residua il giudizio di indispensabilità?

Il nostro sistema giudiziario si basa sostanzialmente su due gradi di giudizio (primo grado e appello) volti a valutare il merito della controversia (ossia i fatti). Esiste poi un terzo grado (il ricorso in Cassazione) rivolto invece a eliminare eventuali errori di procedura o di interpretazione della legge.

Anche se in secondo grado, il giudice fa una nuova valutazione dell’intera vertenza giudiziaria già giudicata in primo grado, è tuttavia vietato presentare nuove prove in appello. E ciò perché, se fosse diversamente, sulla valutazione di tali prove vi sarebbe un solo grado di giudizio. Se, ad esempio, una parte dovesse presentare in appello dei nuovi testimoni, la valutazione che il giudice farà delle loro dichiarazioni non potrà mai essere contestata, non esistendo un appello dell’appello. Ecco perché esiste il divieto di nuove prove in appello. 

Lo stesso divieto, del resto, si estende anche alle «nuove eccezioni»: non si possono presentare, in secondo grado, delle domande che non erano già state presentate in primo poiché, diversamente, anche in questo caso si finirebbe per dare alla loro valutazione un unico grado di giudizio. La Cassazione – lo ribadiamo – non è infatti un giudice che valuta il merito della controversia ma si limita solo a verificare che i giudici di grado inferiore non abbiano commesso errori nell’applicazione o nell’interpretazione della legge (perciò è chiamata «giudice di legittimità e non di merito»).

In questo articolo vedremo come funziona il divieto di nuove prove in appello: qual è la norma del Codice di procedura civile che istituisce tale regola, come si interpreta e quali sono le eccezioni. Ma procediamo con ordine.

Divieto di nuove prove in appello: la norma del Codice di procedura civile 

L’articolo 345 del Codice di procedura civile stabilisce che, in appello, «non sono ammessi i nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. Può sempre deferirsi il giuramento decisorio».

Nel 2012, è stata cancellata la previsione che consentiva un’ulteriore deroga al divieto di nuove prove in appello: essa prevedeva che la Corte potesse acquisire nuovi documenti qualora ritenuti «indispensabili ai fini della decisione della causa». Oggi, questa possibilità non sussiste più.

Sicché, ad oggi, in appello è possibile, solo in via eccezionale, chiedere l’assunzione di nuove prove o documenti a condizione che la parte dimostri di non avere potuto proporli in primo grado per causa ad essa non imputabile ossia per caso fortuito o forza maggiore [1]. Questa regola vale sia per l’appellante sia per l’appellato.

Diversamente, nell’ambito delle controversie in materia di lavoro, il giudice può ammettere nuovi documenti esibiti in appello quando questi siano indispensabili, in quanto idonei a decidere in maniera definitiva la questione controversa tra le parti sull’ammissibilità dell’appello stesso [2] e quando necessari a dimostrare un pagamento [3]. 

Quando è possibile la produzione di nuovi documenti in appello?

La produzione di nuovi documenti è ammissibile solo se c’è specifica indicazione nell’atto introduttivo del secondo grado di giudizio, salvo che la loro formazione sia successiva e la loro produzione si renda necessaria in ragione dello sviluppo assunto dal processo. Tale produzione è comunque preclusa una volta che la causa è stata rimessa in decisione [4].

Quali sono le prove nuove?

La prova si considera «nuova» quando presenta anche solo una delle seguenti caratteristiche:

  • riguarda fatti diversi da quelli oggetto di prova nel giudizio di primo grado;
  • tende a rinnovare prove già assunte in primo grado, come ad esempio una prova testimoniale già dichiarata decaduta dal giudice di primo grado [5] o una prova non ammessa [6], ad esempio per genericità, nel giudizio di primo grado [7];
  • mira a contrastare o contraddire, anche in modo indiretto, i risultati della prova già espletata in primo grado, cioè a determinare una diversa valutazione dei fatti oggetto dello stesso mezzo istruttorio nelle precedenti fasi del processo, anche se la parte che la richiede è rimasta contumace in primo grado [8]. 

In conclusione

Dal 2012, non è più prevista la possibilità, in appello, di depositare documenti o prove indispensabili, in quanto il testo dell’articolo 345 del Codice di procedura civile, comma III, è stato modificato eliminando le parole «(…) che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero (…)». Consegue che, l’unico caso in cui in appello la produzione documentale è ammissibile, è rappresentato dall’esistenza di una «causa non imputabile» alla parte, ovvero dal caso fortuito o dalla forza maggiore [9].  

 


note

[1] Cass. ord. n. 2764/2020.

[2] Cass. ord. n. 11994/2018.

[3] Cass. ord. n. 17196/2018.

[4] Cass. sent. n. 12574/2019.

[5] Cass. ord. n. 12700/2011.

[6] Cass. ord. n. 4899/1987.

[7] Cass. 11 luglio 1992 n. 8466, Cass. 9 giugno 1986 n. 3815

[8] Cass. 7 maggio 2009 n. 10502, Cass. 20 settembre 2006 n. 20327, Cass. 13 aprile 1987 n. 3672; Cass. 6 febbraio 1987 n. 1206.

[9] Cass. ord. n. 16560/2021. Con tale pronuncia la Cassazione ha detto che la produzione di nuovi documenti in appello è ammissibile, ai sensi dell’articolo 345, comma 3, cod. proc. civ. (nella formulazione successiva alla novella attuata mediante la legge n. 69 del 2009) a condizione che la parte dimostri di non avere potuto produrli prima per causa a sé non imputabile, ovvero che essi – a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado – siano indispensabili per la decisione, purché tali documenti siano prodotti, a pena di decadenza, mediante specifica indicazione nell’atto introduttivo del secondo grado di giudizio, salvo che la loro formazione sia successiva e la loro produzione si renda necessaria in ragione dello sviluppo assunto dal processo; peraltro, tale produzione resta comunque preclusa una volta che la causa sia stata rimessa in decisione, non potendo perciò essere effettuata, ad esempio, in comparsa conclusionale.


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