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Cosa si deve fare per essere riconosciuti come coppia di fatto?

4 Ottobre 2021 | Autore:
Cosa si deve fare per essere riconosciuti come coppia di fatto?

Convivenza tra due persone unite da sentimento affettivo: come registrarsi all’ufficio anagrafe e ottenere i diritti previsti dalla legge?

Un tempo, le coppie potevano essere solo di due tipi: sposate o non sposate. Le prime godevano di tutti i diritti previsti dalla legge, mentre le seconde di una tutela del tutto residuale, frutto per lo più dell’elaborazione giurisprudenziale. A seguito dell’entrata in vigore, nel 2016, della legge Cirinnà, anche le persone non coniugate possono ottenere un formale riconoscimento dall’ordinamento giuridico, con conseguente attribuzione di un’importante serie di diritti. Cosa si deve fare per essere riconosciuti come coppia di fatto?

Sin da subito, va fatta un’importante precisazione: il fatto che la legge abbia finalmente formalizzato le convivenze di fatto non obbliga ogni coppia a chiedere questo riconoscimento. In altre parole, ogni coppia è libera di registrarsi in Comune oppure di non farlo. Coloro che decidono di non ottenere alcuna “investitura” formale possono tranquillamente continuare a convivere, senza riconoscimento e senza matrimonio. Questa scelta, però, comporta la rinuncia a una serie di diritti che la legge ha attribuito ai conviventi di fatto che hanno formalizzato la loro unione. Cosa si deve fare per essere riconosciuti come coppia di fatto? Prosegui nella lettura se l’argomento ti interessa.

Coppia di fatto: cos’è?

Per coppia di fatto si intendono due persone che convivono stabilmente, unite da un sentimento affettivo.

La coppia di fatto, se vuole ottenere un normale riconoscimento dalla legge pur non contraendo matrimonio, deve registrarsi presso il Comune di residenza. In questo modo, l’ordinamento riconosce le due persone come conviventi di fatto, a cui spettano i diritti che vedremo.

Conviventi di fatto: chi sono?

Secondo la legge Cirinnà [1], i conviventi di fatto sono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Conviventi di fatto possono essere anche persone dello stesso sesso.

Dal momento che i due conviventi non devono essere legati dal rapporto di matrimonio, di conseguenza non sono considerate convivenze di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal precedente coniuge ma non divorziato.

Per diventare a tutti gli effetti conviventi di fatto riconosciuti dalla legge, la coppia deve ottenere il formale riconoscimento del proprio status. Vediamo come.

Coppia di fatto: cosa si deve fare per essere riconosciuti?

Affinché due persone che costituiscono una coppia di fatto possano diventare conviventi di fatto riconosciuti dalla legge Cirinnà occorre ottenere un formale riconoscimento presso il Comune. Come fare? Nulla di più semplice.

È possibile formalizzare davanti alla legge una convivenza di fatto effettuando una dichiarazione all’anagrafe del Comune di residenza.

I due conviventi dovranno dichiarare all’ufficio anagrafe di costituire una coppia di fatto e di coabitare nella stessa casa. La dichiarazione potrà essere sottoscritta di fronte all’ufficiale d’anagrafe o inviata tramite fax o per via telematica. In questo modo, i dichiaranti potranno ottenere il certificato di stato di famiglia e quello di residenza.

Coppia di fatto: è obbligatorio formalizzare la convivenza?

Nessuna norma di legge obbliga una coppia di fatto a recarsi in Comune per formalizzare la propria convivenza.

In questi casi, quando la coppia coabita stabilmente ed è unita da un vincolo affettivo duraturo, si avrà una mera coppia di fatto non formalizzata, alla quale non possono essere riconosciuti i diritti dei conviventi di fatto.

Conviventi di fatto: quali diritti?

Il vantaggio della coppia di fatto che formalizza la propria convivenza in Comune consiste in una serie di diritti che la legge riconosce loro grazie alla registrazione all’ufficio anagrafe.

Una volta registrata la convivenza in Comune, alla coppia sono riconosciuti, tra gli altri, i seguenti diritti:

  • è possibile far visita al convivente detenuto;
  • in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali;
  • ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante in caso di malattia che comporta l’incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa;
  • in caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto;
  • il convivente può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora il partner sia dichiarato interdetto o inabilitato;
  • in caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo (incidente stradale, ad esempio), si ha diritto allo stesso risarcimento spettante al coniuge superstite;
  • i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza.

Contratti di convivenza: cosa sono?

La legge Cirinnà consente ai conviventi di fatto di stipulare apposite convenzioni per regolare esclusivamente i rapporti patrimoniali della coppia. È possibile attribuire al partner il diritto di abitazione, il comodato, l’usufrutto o, addirittura, la stessa proprietà.

Così, ad esempio, il titolare di un immobile potrebbe, con il contratto di convivenza, riconoscere al compagno o alla compagna una quota del bene o il diritto a vivervi per un certo numero di anni o, addirittura, vita natural durante.

Il contratto di convivenza deve essere per forza scritto. Può essere stipulato davanti a un notaio. Le parti possono, in alternativa, redigere una scrittura privata che però andrà autenticata da un notaio o da un avvocato. Una volta firmato il contratto di convivenza, il notaio o l’avvocato dovrà trasmetterne copia al Comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe.


note

[1] L. n. 76/2016.

Autore immagine: canva.com/


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