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Quando e come denunciare l’ex compagno ossessivo

4 Ottobre 2021 | Autore:
Quando e come denunciare l’ex compagno ossessivo

Stalking e molestie: quando diventano reato le attenzioni sgradite del vecchio fidanzato? Come tutelarsi in caso di atti persecutori?

La fine di una relazione non è mai facile da affrontare, soprattutto quando il sentimento affettivo è stato sincero e duraturo. Si pensi a una convivenza durata anni e poi finita male. In ipotesi del genere, non resta che metterci una pietra sopra e andare avanti. Un consiglio apparentemente banale, ma in realtà il migliore che si possa seguire se si vogliono evitare spiacevoli conseguenze, frutto del risentimento e del rancore. Con questo articolo vedremo quando e come denunciare l’ex compagno ossessivo.

Purtroppo, sono tanti i casi di cronaca giudiziaria che portano all’attenzione generale episodi di violenza, fisica o morale, nei confronti dell’ex partner. Si tratta perlopiù di uomini che non si rassegnano alla fine della relazione e che, per via di un amore malato, tormentano le proprie ex compagne sperando di poter tornare a vivere con loro. In teoria, si tratterebbe di una condotta lecita: se i sentimenti sono ancora sinceri, è giusto tentare di ricucire lo strappo. A tutto c’è un limite, però, e questa soglia insuperabile è rappresentata dalla distinzione tra ciò che è legale e ciò che non lo è.

Continui messaggi e telefonate, appostamenti, pedinamenti, fino a giungere a vere costrizioni fisiche. Quando e come denunciare l’ex compagno ossessivo? È quello che scopriremo insieme. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: troverai le risposte che cerchi.

Ex compagno ossessivo: quando non c’è reato?

Come anticipato in premessa, i tentativi di riallacciare un rapporto sentimentale non costituiscono di certo reato. Il problema è che possono diventarlo quando sono ossessivi. Prima di giungere a ciò, vediamo quando l’ex compagno, pur se insistente, non commette alcun illecito.

Ad esempio, se il vecchio partner si limita a inviare qualche messaggio oppure a fare qualche telefonata all’ex compagna, sicuramente quest’ultima non potrà denunciarlo.

Perché si configuri lo stalking occorre che le condotte del colpevole siano ripetute in un breve arco di tempo e, soprattutto, provochino uno stato d’ansia o timore per la propria incolumità nella vittima. Ciò sicuramente non può dirsi nel caso di un paio di telefonate o di messaggi, così come nell’ipotesi di invio di semplici e-mail.

Alla stessa maniera, manifestare alcune attenzioni per cercare di riconquistare il cuore dell’ex non è condotta illecita. Inviare fiori e cioccolatini, seppur non graditi, non costituisce reato, a meno che non si insista oltre ogni ragionevole misura.

Ex compagno ossessivo: quando denunciare?

L’ex compagno ossessivo può integrare essenzialmente queste due ipotesi di reato:

  • lo stalking;
  • le molestie.

Affinché si integri il reato di stalking occorre che gli atti persecutori dell’ex compagno ossessivo siano ripetuti nel tempo e siano in grado di provocare nella vittima:

  • un grave e perdurante stato d’ansia o di paura;
  • il timore per la propria o per l’altrui incolumità;
  • la modifica delle proprie abitudini di vita [1].

In pratica, l’ex ossessivo si macchia di stalking solo se, attraverso le sue molestie, riesce a incidere sulla vita della vittima. Facciamo un esempio.

Tizio non si rassegna alla fine della relazione con Caia. Per tentare di riallacciare i rapporti, la telefona giorno e notte, la segue in strada e si apposta sotto casa. Pur di evitare queste “attenzioni” sgradite, Caia decide di uscire il meno possibile dal proprio appartamento.

In un caso come quello esemplificato, l’ex fidanzato commette stalking perché obbliga il vecchio partner a dover modificare le proprie abitudini di vita, a causa di atti persecutori che invadono la libertà della vittima.

Il reato di molestie scatta invece quando la condotta fastidiosa dell’ex ossessivo si manifesta in luogo pubblico o aperto al pubblico, oppure per telefono [2]. In questo caso, non occorre nemmeno che vi siano conseguenze concrete nella vita della persona molestata, a differenza di quanto avviene per lo stalking.

Ad esempio, la Corte di Cassazione [3] ha ritenuto integrato il reato di molestie nell’invio ripetuto di squilli telefonici ed sms non graditi dal destinatario.

Sebbene il reato di molestie si manifesti, quasi sempre, con la reiterazione di condotte idonee ad arrecare disturbo, in teoria sarebbe sufficiente anche una sola azione: si pensi all’ex che, geloso della sua vecchia compagna, decida di seguirla al cinema mentre è con il suo nuovo fidanzato e di fare una scenata davanti a tutti.

Per sapere qual è la differenza tra stalking e molestie, si consiglia la lettura dell’articolo dedicato a questo specifico argomento.

Ex compagno ossessivo: come denunciare?

Denunciare un ex compagno ossessivo è semplice: è sufficiente recarsi presso un qualsiasi presidio delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, ecc.) ed esporre i fatti che si intendono segnalare.

Non occorre preparare alcuna denuncia scritta: è sufficiente la narrazione orale delle vicende. Saranno le autorità a raccogliere per iscritto le dichiarazioni. Il verbale così firmato andrà poi firmato dalla vittima.

La denuncia all’ex compagno ossessivo può essere diversa a seconda del tipo di reato integrato:

  • nel caso di stalking, la querela va sporta entro sei mesi dall’ultimo atto persecutorio;
  • nell’ipotesi di molestie, invece, la denuncia può essere sporta senza limiti di tempo. Trattandosi di reato procedibile d‘ufficio, peraltro, chiunque è legittimato a denunciare il fatto, anche un terzo estraneo alla vicenda. Questo perché il reato di molestie tutela l’ordine pubblico.

In casi di estrema urgenza, l’ex compagno ossessivo può essere denunciato anche chiamando il 112, cioè il numero unico di emergenza. Non si tratta di una vera e propria denuncia, ma di una segnalazione che consentirà il tempestivo intervento delle forze dell’ordine, alle quali poi sarà possibile raccontare gli episodi molesti dell’ex compagno ossessivo.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 660 cod. pen.

[3] Cass, sent. n. 45315/2019.

Autore immagine: canva.com/


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