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La donazione

30 Giugno 2021
La donazione

Come si fa una donazione, le donazioni che richiedono il notaio e quelle di modico valore; a quanto ammontano le tasse sulla donazione. 

Nel momento in cui si regala un oggetto, una somma di denaro o un immobile si sta compiendo ciò che la legge chiama «donazione». La donazione è considerata un contratto in quanto, come ogni contratto, richiede il consenso di entrambe le parti. Difatti, il beneficiario della donazione (il cosiddetto «donatario») deve accettare la donazione, non potendoglisi imporre di divenire proprietario di qualcosa che non vuole. Il consenso però può essere anche tacito, ossia implicito nell’accettazione del bene. Si pensi a una persona che regali ad un’altra 100 euro in contanti e che questa li prenda senza dire nulla. 

La donazione è comunque un contratto «a titolo gratuito»: significa che, pur a fronte del consenso di entrambe le parti, solo una esegue prestazione mentre l’altra non offre nulla in cambio. 

La donazione è poi irrevocabile: non si può più chiedere la restituzione di ciò che si è regalato, salvo alcune eccezioni che a breve vedremo.

Cosa può avere ad oggetto una donazione?

Anche se pensiamo alla donazione come al regalo di un oggetto, di una casa o di una somma di denaro, essa in realtà può avere le forme più svariate. 

È ad esempio una donazione il pagamento di un debito per conto di un’altra persona (es.: il padre paga la bolletta del gas intestata al figlio), la rinuncia a un credito (es.: il creditore “abbona” un debito a un cliente in precarie condizioni economiche), la costituzione di un diritto su un immobile (es.: la madre regala alla figlia la nuda proprietà della propria casa, riservandosi l’usufrutto o, al contrario, le cede l’usufrutto riservandosi la nuda proprietà).

Esiste poi la «donazione indiretta» che si realizza quando il donante regala al donatario una somma di denaro affinché questi compri un determinato bene (es.: la madre versa sul conto del figlio 100mila euro affinché questi possa comprare la sua prima casa) o quando il donante paga il venditore affinché trasferisca la proprietà del bene direttamente in capo al donatario (es.: il nonno versa 20mila euro al concessionario auto affinché intesti un veicolo a nome del nipote).

Si può intestare una casa a un minorenne?

Spesso, si usa il termine “intestare una casa” quando si intende “donare” l’immobile a una persona. Ciò succede molto spesso all’interno dei rapporti familiari quando i genitori, anticipando la divisione del proprio patrimonio per quando non ci saranno più, in vita provvedono a donare i propri beni ai figli. 

La legge ammette la possibilità di donare – e, quindi, di intestare una casa a un minorenne. Ma si tenga conto che, a tal fine, è necessaria sempre l’autorizzazione del giudice tutelare (sicché, anche la successiva ed eventuale vendita non potrà avvenire senza previo nullaosta del giudice); inoltre, i genitori hanno, per legge, l’usufrutto sui beni dei propri figli.

Come si fa una donazione?

Il più delle volte, la donazione si fa tramite la consegna del bene al donatario. Ma da un lato ciò può essere materialmente impossibile (si pensi a un immobile), dall’altro può essere vietato dalla legge (ad esempio, una somma di denaro che superi i limiti dell’utilizzo dei contanti). 

Per legge, tutte le volte in cui la donazione ha ad oggetto un bene di «non modico valore» essa deve avvenire dinanzi a un notaio e due testimoni (di solito, messi a disposizione dallo stesso studio notarile). In tutti gli altri casi, basta il semplice consenso delle parti: non è quindi necessaria neanche la stipula di una scrittura privata o la consegna dell’oggetto.

Ma come si stabilisce se una donazione è di modico valore o meno? Bisogna avere a riguardo le condizioni economiche sia del donante che del donatario. Tutte le volte in cui la donazione comporta un sostanziale impoverimento del donante e arricchimento del donatario, la presenza del pubblico ufficiale è necessaria per garantire che tale gesto di generosità non sia il frutto di un atto impulsivo e non ponderato. Si pensi a uno zio che, pur guadagnando appena 800 euro al mese, voglia regalare al nipote 50mila euro che ha messo da parte negli anni.

Quando si tratta invece di una donazione indiretta (es.: l’acquisto della casa fatto dal padre in favore del figlio) è sufficiente il bonifico bancario, anche quando l’importo è elevato; in tale ipotesi, quindi, non è necessaria la presenza del notaio.

Se oggetto della donazione è un bene mobile registrato (auto e moto) per trascrivere il trasferimento al Pra è necessario l’atto notarile.

È valida la promessa di una futura donazione?

Non ha alcun valore la promessa di donare, in futuro, un determinato bene a una persona. La donazione è infatti un atto spontaneo che non soggiace a imposizioni, neanche se provenienti dallo stesso donante con una propria precedente manifestazione di volontà. Quindi, il foglio con cui un soggetto dichiara di impegnarsi a donare un bene entro la scadenza di una data prestabilita non ha alcun valore. 

Il donatario ha degli obblighi verso il donante?

Abbiamo detto che la donazione è un contratto a titolo gratuito e che, pertanto, a fronte di essa, non è dovuta alcuna controprestazione. Tuttavia, la legge prevede che, fin quando il donante è in vita, il donatario sia obbligato a versargli gli alimenti nel caso in cui questi versi in una disperata condizione di bisogno economico e fisico. Succede, ad esempio, quando il donante contrae una grave malattia che gli impedisca di lavorare e le sue condizioni di reddito siano tali da metterne a repentaglio la stessa vita. In tal caso, il donatario dovrà farsi avanti e aiutarlo, in proporzione alle proprie capacità economiche, in modo da “salvarlo”. Il che significa non certo mantenerlo ma offrirgli lo stretto indispensabile per il vitto e l’alloggio.

Se il donatario dovesse venir meno a quest’obbligo, la donazione potrebbe essere revocata.

Sulle donazioni si pagano le tasse?

Le donazioni sono atti tassati, ma la tassazione varia a seconda del grado di parentela tra le parti. In particolare, la legge prevede che:

  • per le donazioni tra genitori e figli o tra coniugi, l’aliquota è del 4% ma scatta solo per donazioni di valore superiore a 1.000.000 (cosiddetta franchigia). In pratica, viene tassato solo il valore eccedente tale tetto. Per cui, su una donazione di 1.200.000 euro, si tassano al 4% solo 200.000 euro;
  • per le donazioni tra fratelli e sorelle, l’aliquota è del 6% ma scatta solo per donazioni di valore superiore a 1000.000 euro;
  • per le donazioni tra parenti fino al 4° grado o affini in linea retta o collaterale fino al 3° grado, l’aliquota è del 6% senza franchigie;
  • per le donazioni tra tutti gli altri soggetti, l’aliquota è dell’8% senza franchigie.

Se la donazione è in favore di un portatore di handicap, la franchigia è di 1,5milioni di euro e l’aliquota è quella relativa al rapporto di parentela.

La donazione indiretta non sconta mai alcuna imposizione fiscale a patto che:

  • venga realizzata con bonifico;
  • sull’atto di acquisto del bene a cui era indirizzato il denaro venga data menzione della provenienza del denaro stesso dalla donazione.

Secondo una circolare del 2018 dell’Agenzia delle Entrate, le donazioni di modico valore, così come le mance, non scontano imposizione. Si pensi alle mance ricevute da un cameriere o a uno youtuber che riesce a racimolare 10mila euro grazie a una serie di donazioni da 2 o 3 euro fatte tramite live sul proprio canale: non ha l’obbligo di dichiarare alcunché.

La donazione ha degli svantaggi?

La donazione di un immobile può implicare alcuni problemi di carattere ereditario che rendono più difficile rivendere il bene ricevuto in donazione. Si pensi al padre che doni la casa al figlio e a questi che poi voglia venderla a terzi; in tal caso, l’eventuale acquirente troverà più complicato ricevere un mutuo dalla banca e ciò per una ragione abbastanza semplice, che risiede nelle norme del Codice civile. La donazione può essere contestata dagli eredi del donante se tale atto ha leso le rispettive quote di legittima.

Un esempio riuscirà a far comprendere meglio la questione. 

Gennaro, prima di morire, vuol donare la propria casa al figlio prediletto Luca. Alle altre due figlie, Giuliana ed Eleonora, lascia rispettivamente un piccolo appezzamento di terra in campagna (del valore di 5mila euro) e 7mila euro sul conto corrente. Alla morte del padre, le due figlie si rivolgono contro Luca che, proprio per via della donazione, avrebbe sottratto loro gran parte del patrimonio del padre. Lo possono fare: difatti, gli eredi legittimari (coniuge e figli o, in assenza di questi ultimi, il genitore) hanno diritto sempre a una quota minima di eredità. Se questa viene violata, si possono aggredire le donazioni che il defunto ha fatto in vita per recuperare la propria quota di legittima.

Dunque, la casa o qualsiasi altro bene donato da una persona poi deceduta può sempre essere oggetto di un’azione giudiziaria volta al recupero del bene stesso. Ecco perché le banche non finanziano con piacere l’acquisto di un immobile proveniente da una donazione: proprio per il timore che sul bene si instauri una causa (per lesione della legittima da parte degli eredi), rendendo impossibile poi soddisfarsi su di esso se l’acquirente non dovesse pagare il mutuo.

Per risolvere il problema alla radice ci sono due soluzioni:

  • si attende lo spirare dei termini entro cui possono essere sollevate le suddette contestazioni (10 anni dal decesso o 20 anni dalla donazione);
  • oppure si fa firmare agli eredi un atto di accettazione della donazione e di rinuncia all’azione di lesione della legittima.

Si può contestare una donazione?

La donazione può essere contestata innanzitutto – senza limiti di termini e da chiunque vi abbia interesse – se, dovendo avvenire con atto notarile, non ha rispettato tale forma (si pensi al padre che firmi un foglio in cui dichiari di donare la propria casa al figlio, senza però recarsi poi dal notaio per il rogito).

La donazione può poi essere contestata se si dimostra che il donante, nel momento in cui ha eseguito tale atto, era interdetto, inabilitato o (anche momentaneamente) incapace di intendere e volere (si pensi a un nonno anziano, ormai affetto da una grave forma di demenza senile certificata dall’Asl oppure a una persona ubriaca).

Un altro caso in cui è possibile annullare la donazione è quando questa sia frutto di un errore scusabile in cui sia caduto il donante (si pensi a Marcello che riceve a casa un pacco postale che contiene una catenina in oro. Ritenendo che il regalo provenga dal suo amico Edoardo, regala a quest’ultimo un abbonamento per un anno a teatro).

La donazione potrebbe essere contestata dal coniuge o dai figli del donante, solo però dopo la sua morte (mai prima), se questa ha leso le rispettive quote di legittima riservate loro dalla legge.

Si può revocare una donazione?

Abbiamo detto che la donazione non può mai essere revocata salvo ricorrano due ipotesi: 

  • sopravvenienza dei figli del donante, di cui questi non aveva conoscenza al momento della donazione (quindi, anche se già concepiti). A tale situazione è equiparata l’adozione di un figlio minorenne;
  • indegnità del donatario: ossia commissione di reati particolarmente gravi ai danni del donante o della sua famiglia.

La donazione può essere infine revocata per l’«ingratitudine del donatario» che ricorre quando quest’ultimo:

  • ha compiuto atti o tenuto comportamenti che coincidono con i casi di indegnità a succedere;
  • si è reso colpevole di ingiuria grave nei confronti del donante;
  • ha dolosamente provocato un grave danno al patrimonio del donante;
  • ha rifiutato indebitamente di corrispondergli gli alimenti a cui è tenuto chiunque riceva una donazione.


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1 Commento

  1. Guida che mi torna utile visto che vorrei donare dei soldi a mio figlio affinché possa acquistare la sua prima casa. Quindi, adesso ho capito come devo comportarmi. Ho cercato altrove delle informazioni ma ho trovato un chiarimento che mi consente di non avere dubbi a riguardo. Ho sentito parlare spesso di donazione indiretta ma non avevo mai capito cosa funzionasse l’operazione

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