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Palpeggiare per scherzo è reato? 

30 Giugno 2021 | Autore:
Palpeggiare per scherzo è reato? 

Anche il toccamento dei glutei può violare la libertà sessuale. Le intenzioni dell’autore non contano se il gesto è volontario e manca il consenso di chi lo subisce. 

Uno schiaffo non può diventare una carezza, nemmeno se chi lo dà cerca di essere gentile. Ma quando il gesto è meno pesante, come una pacca sul sedere, si apre lo spazio alle interpretazioni: spesso, la percezione di chi subisce il toccamento non corrisponde alle intenzioni (vere o soltanto dichiarate) di chi lo compie. Costui, resosi conto di averla fatta grossa, potrebbe dire: «Eh, l’ho fatto per scherzo!».

Fermiamoci qui, perché questo punto è importante: palpeggiare per scherzo è reato? La risposta a questa domanda richiede di considerare se e quanto contano le intenzioni dell’agente in una condotta che, di per sé ed oggettivamente, integra gli estremi del reato di violenza sessuale, in quanto è invasiva della libertà di chi la subisce senza aver espresso il suo consenso. 

Per concretizzare questi principi, immagina questa scena, che avviene tra due persone estranee: un capotreno donna chiede un biglietto a un passeggero, che non lo ha. Così lo invita a scendere e lo accompagna all’uscita del vagone. In quel momento il passeggero, approfittando che la capotreno gli dà le spalle, le tocca il fondoschiena, palpeggiando le sue natiche per diversi secondi. La capotreno reagisce e sporge denuncia per violenza sessuale; nel processo, l’uomo si difende ammettendo il fatto, ma sostenendo di averlo compiuto «in modo scherzoso». Il caso arriva in Cassazione [1], dove i giudici di piazza Cavour respingono la tesi dell’imputato: non hanno dubbi ed affermano anche palpeggiare per scherzo è reato

Violenza sessuale: quando scatta? 

Il reato di violenza sessuale [2] scatta quando «chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali». La norma non descrive specificamente le condotte punibili ma parla, in maniera molto ampia, di «atti sessuali», in modo da comprendere una molteplicità di azioni che ledono la libertà e la sfera di autodeterminazione di chi le subisce senza aver prestato il suo consenso 

L’interesse protetto dalla norma incriminatrice è la libertà sessuale della vittima, che va preservata da qualsiasi intrusione nella sfera della sua intimità corporea e psicologica. Chi subisce un atto sessuale non voluto, come una pacca sul sedere, vede pregiudicata la propria libertà di decidere in piena autonomia se e quando un’altra persona può invadere la sua sfera intima. Per questo, la legge punisce non solo le aggressioni che avvengono con violenza o minaccia, ma anche quelle più subdole che si realizzano con abuso di autorità, come ad esempio un insegnante su un allievo, o con l’inganno, come chi fa ubriacare una ragazza per approfittarne sessualmente. 

La pena per il reato di violenza sessuale è la reclusione da sei a dodici anni, e può essere diminuita fino a due terzi nei casi di «minore gravità»: questa circostanza attenuante serve per adeguare la pena alla varietà dei casi concreti, che possono essere più o meno lesivi, e deve essere apprezzata dal giudice caso per caso. 

Il palpeggiamento è violenza sessuale? 

Rientrano nella nozione di «atti sessuali» non solo i rapporti completi, ma anche i toccamenti degli organi genitali (pur se di breve durata) e di diverse altre parti del corpo, anche se coperte da indumenti, come il seno, le cosce e le natiche, o di zone erogene normalmente scoperte, come il viso, le labbra ed il collo. 

Così l’azione di toccare il sedere è violenza sessuale, non solo quando vengono palpati i glutei ma anche quando il contatto è fugace ed estemporaneo, come nel caso della cosiddetta “mano morta” che avviene spesso nello strusciamento sull’autobus o su altri mezzi di trasporto affollati.

Quindi, non c’è dubbio che il palpeggiamento integra il reato di violenza sessuale, quantomeno a livello del tentativo punibile, se la vittima reagisce subito e si allontana, così interrompendo la condotta delittuosa. 

Il palpeggiamento, che avviene con la spinta della mano sui glutei della persona offesa, per realizzare la violenza deve avvenire con dolo, e dunque il gesto deve essere consapevole e volontario; se invece il contatto corporeo è soltanto accidentale, non sarà punibile.  

Anche il palpeggiamento per scherzo è reato?

Il diritto di disporre liberamente del proprio corpo a fini sessuali è assoluto e incondizionato: quindi, le intenzioni dell’agente e tutti i motivi che lo hanno indotto a commettere il gesto, come la volontà di compiere uno scherzo, non hanno rilevanza e non possono scriminare la condotta di palpeggiamento che, come abbiamo appena visto, rientra nel reato di violenza sessuale perché è invasiva della libertà di chi lo subisce. 

La Corte di Cassazione [3] ha ribadito di recente che la norma incriminatrice non richiede alcun «fine ulteriore e diverso dalla semplice  consapevolezza di compiere un atto sessuale». Come ti abbiamo spiegato in modo approfondito nell’articolo “Palpeggiare una donna per scherzo: cosa si rischia?“, il movente non conta: è indifferente che si tratti di un desiderio sessuale, del tipo di impulso, del piacere provato compiendo il gesto o di un fine di gioco.

La nuova sentenza della Suprema Corte [1], che puoi leggere per esteso nell’apposito box sottostante, conferma in pieno questo orientamento, quando ribadisce che l’atto «deve essere definito come “sessuale” sul piano obiettivo, non su quello soggettivo delle intenzioni dell’agente». Il Collegio esclude che nella qualificazione della rilevanza penale della condotta e nella formulazione del giudizio di colpevolezza sia possibile riconoscere «attenuazioni derivanti dalla ricerca di un fine ulteriore e diverso dalla semplice consapevolezza di compiere un atto sessuale» quale è, appunto, il palpeggiamento, anche quando avviene solo per scherzo.

Se vuoi approfondire e conoscere altri casi simili leggi anche la nostra rassegna di giurisprudenza “Palpeggiamenti: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. sent. n. 24872 del 25.06.2021.

[2] Art. 609 bis Cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 13278 del 09.04.2021.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 13 maggio – 25 giugno 2021, n. 24872
Presidente Ramacci – Relatore Corbetta

Ritenuto in fatto

1. Con l’impugnata sentenza, la Corte d’appello di Milano confermava la decisione emessa dal Tribunale di Milano e appellata dall’imputato, la quale, applicate le circostanze attenuanti ex art. 609 bis c.p., comma 3, e art. 62 bis c.p., e ritenuta la continuazione, aveva condannato D.R. alla pena ritenuta di giustizia per i delitti di violenza sessuale e percosse in danno S.M., nella veste di capotreno in servizio.
2. Avverso l’indicata sentenza, l’imputato, tramite il difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.
2.1. Con il primo motivo si deducono la violazione falsa applicazione dell’art. 609 bis c.p., il vizio di motivazione e l’errata valutazione delle prove. Premette il difensore che l’imputato ha ammesso di aver toccato, per un attimo, il fondoschiena della persona offesa, ma solo in modo scherzoso, senza avere l’intenzione che la sua condotta potesse integrare gli estremi del delitto di violenza sessuale. Ad avviso del difensore, la Corte territoriale avrebbe fornito un’errata interpretazione di tipo oggettivo, per il solo fatto che la condotta abbia attinto una zona erogena della persona offesa, a prescindere dalla durata e dall’intento dell’imputato. Nel caso in esame, pertanto, sarebbe mancante la prova del dolo, posto che l’imputato non si rappresentò, nè volle, offendere sessualmente la persona offesa; si tratterebbe, pertanto, di un gesto repentino finalizzato ad oltraggiare il capotreno, che integra gli estremi del delitto ex art. 341 bis c.p., ma privo di alcun intento di natura sessuale.
2.2. Con il secondo motivo si eccepiscono la violazione e falsa applicazione dell’art. 192 c.p.p., e art. 581 c.p. e il vizio di motivazione. Il ricorrente censura la valutazione di attendibilità intrinseca, con riguardo al delitto di percosse, del racconto dalla persona offesa, la quale, dopo la duplice offesa subita, continuò a lavorare per tutto il turno, senza recarsi in ospedale per ricevere cure.
2.3. Con il terzo motivo si lamentano la violazione e falsa applicazione dell’art. 163 c.p., e il vizio di motivazione. La Corte territoriale ha rigettato il motivo di appello incentrato sul riconoscimento della sospensione condizionale della pena, senza valutare la condotta dell’imputato, il quale si è scusato per l’accaduto, dando prova di resipiscenza, e considerando che egli ha interamente scontato le pene precedentemente inflitte, che, in un primo momento, erano state sospese condizionalmente.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile, perché i motivi, peraltro largamente fattuali, replicano censure che sono state rigettate dalla Corte d’appello con motivazione esente da errori di diritto e da illogicità manifeste, e con la quale il ricorrente omette di misurarsi criticamente.
2. Il primo motivo è inammissibile perché generico e fattuale.
3. La materialità del fatto è pacifica e non oggetto di contestazione.
Secondo quanto accertato in sede di merito, il giorno del fatto, la persona offesa, mentre si trovava a svolgere la sua attività professionale di capotreno su un convoglio della linea Varese-Treviglio, chiese il biglietto a un passeggero identificato nell’imputato – che questi non era in grado dimostrare, rifiutandosi di acquistarne uno sul treno. Richiesto dei documenti di identificazione, l’imputato disse di non averli, sicché fu invitato dalla capotreno a scendere dal convoglio alla prima fermata utile. Dopo una prima riluttanza, resosi copto che la capotreno stava chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, l’imputato si decise a scendere dal convoglio, ma, mentre stava seguendo la capotreno verso l’uscita, prima le palpeggiò il sedere, gesto che durò diversi secondi, quindi le diede un calcio sulle natiche.
4. Ciò posto, si rammenta che il delitto di cui all’art. 609 bis c.p., è posto a presidio della libertà personale dell’individuo, che deve poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia e libertà, contro ogni possibile condizionamento, fisico o morale, e contro ogni non consentita e non voluta intrusione nella propria sfera intima. La libertà sessuale, quale espressione della personalità dell’individuo, trova la sua più alta forma di tutela nella proclamazione della inviolabilità assoluta dei diritti dell’uomo, riconosciuti e garantiti dalla Repubblica in ogni formazione sociale (art. 2 Cost.), e nella promozione del pieno sviluppo della persona che la Repubblica assume come compito primario (art. 3 Cost., comma 2).
La libertà di disporre del proprio corpo a fini sessuali è assoluta e incondizionata e non incontra limiti nelle diverse intenzioni che l’altra persona possa essersi prefissa. L’assolutezza del diritto tutelato non tollera, nella chiara volontà del legislatore, possibili attenuazioni che possano derivare dalla ricerca di un fine ulteriore e diverso dalla semplice consapevolezza di compiere un atto sessuale, fine estraneo alla fattispecie e non richiesto dall’art. 609 bis c.p., per qualificare la penale rilevanza della condotta.
5. Coerentemente alla natura del bene tutelato e alla centralità della persona offesa, unica titolare del diritto, nè il dolo specifico (“al fine di”), nè alcun movente esclusivo (“al solo scopo di”) contribuiscono alla tipizzazione dell’offesa, la quale è soggettivamente ascrivibile all’agente a titolo di dolo generico.
La valorizzazione di atteggiamenti interiori sposterebbe il disvalore della condotta incriminata dalla persona che subisce la limitazione della libertà sessuale a chi la viola. Diversamente da quanto ritenuto dal ricorrente, l’atto deve essere definito come “sessuale” sul piano obiettivo, non su quello soggettivo delle intenzioni dell’agente. Se, perciò, il fine di concupiscenza non concorre a qualificare l’atto come sessuale, il fine ludico o di umiliazione della vittima non lo esclude (Sez. 3, n. 25112 del 13/02/2007, Rv. 236964; Sez. 3, n. 35625 del 11/07/2007, Polifrone, Rv. 237294).
6. Per l’integrazione dell’elemento soggettivo non è perciò necessario che la condotta sia specificamente finalizzata al soddisfacimento del piacere sessuale dell’agente, essendo sufficiente che questi sia consapevole della natura oggettivamente “sessuale” dell’atto posto in essere volontariamente, ossia della sua idoneità a soddisfare il piacere sessuale o a suscitarne lo stimolo, a prescindere dallo scopo perseguito (Sez. 3, n. 3648 del 03/10/2017, dep. 25/01/2018, T., Rv. 272449: fattispecie di palpeggiamento dei glutei e del seno delle persone offese; Sez. 3, n. 21020 del 28/10/2014, dep. 21/05/2015, P.G. in c. C., Rv. 263738: fattispecie di palpeggiamenti e schiaffi sui glutei della vittima, nella quale la Corte ha escluso che l’eventuale finalità ingiuriosa dell’agente escludesse la natura sessuale della condotta).
L’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale, dunque, è integrato dal dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di compiere un atto invasivo e lesivo della libertà sessuale della persona offesa non consenziente, sicché non è necessario che detto atto sia diretto al soddisfacimento dei desideri dell’agente, nè rilevano possibili fini ulteriori – di concupiscenza, di gioco, di mera violenza fisica o di umiliazione morale – dal medesimo perseguiti (Sez. 3, n. 4913 del 22/10/2014, dep. 03/02/2015, P., Rv. 262470).
7. Nel caso di specie, la Corte territoriale si è attenuta ai principi ora richiamati, correttamente ritenendo, per un verso, che l’atto fosse oggettivamente qualificabile come sessuale, in relazione al distretto corporeo della persona offesa attinto, e, per altro verso, che l’imputato fosse perfettamente consapevole che il toccamento dei glutei di una donna è una condotta con una oggettiva connotazione sessuale, il che integra il dolo richiesto dalla fattispecie in esame, essendo del tutto irrilevante, per i motivi appena indicati, che l’imputato abbia posto in essere la condotta per dileggio e/o per scherno.
8. Il secondo motivo è inammissibile perché generico e articolato in fatto.
8.1. Invero, con apprezzamento fattuale logicamente motivato, la Corte territoriale ha ribadito l’attendibilità del narrato della persona offesa anche in relazione al calcio subito, posto che il racconto dell’accaduto è scevro da contraddizioni, i toni sono rimasti sempre pacati e lo stesso imputato ha confermato le dichiarazioni della vittima con riguardo al palpeggiamento dei glutei. La Corte di merito, inoltre, ha plausibilmente osservato che l’assenza di certificato medico si spiegata per il fatto che si trattò di semplici percosse e non di lesioni, il che provocò solo una momentanea sensazione di dolore, ma senza necessità di ricorrere a cure mediche.
8.2 A fronte di tale apparato argomentativo, aderente alle emergenze processuali e immune da profili di illogicità ‘manifesta, il ricorrente confeziona motivi fattuali, tesi a una rilettura, peraltro parziale, dei dati probatori, non consentita in questa sede di legittimità.
9. Inammissibile è anche il terzo motivo.
La Corte di merito ha osservato che l’imputato ha riportato una prima condanna a pena sospesa, cui ne è seguita una seconda nel quinquennio a pena non sospesa; da ciò, la Corte d’appello ha ritenuto non potersi formulare una prognosi favdrevole ai sensi dell’art. 164 c.p., comma 1, facendo corretta applicazione del principio, costantemente predicata da questa Corte di legittimità, secondo cui la reiterazione del beneficio della sospensione condizionale della pena è ammissibile, in caso di nuova condanna, soltanto se tra quest’ultima e la prima condanna a pena sospesa non sopravvengano condanne intermedie, poiché, in caso contrario, l’accertata proclività a delinquere del condannato dimostra che lo stesso è stato immeritevole della fiducia in lui riposta e non consente una nuova prognosi favorevole circa la sua futura condotta (Sez. 6, n. 1647 del 12/11/2019, 16/01/2020, Rv. 278100; Sez. 4, n. 8833 del 1994, Rv. 200128 e Sez. 6, n. 8167 del 1996, Rv. 205558).
10. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 c.p.p., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, di 3.000 Euro in favore della Cassa delle Ammende.
L’imputato, infine, deve essere condannato alla refusione delle spese sostenute nel presente grado di giudizio dalla costituita parte civile, nella misura indicata nella depositata nota spese, pari a Euro 3.015, oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Condanna inoltre l’imputato alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla costituta parte civile, che liquida in Euro 3.015, oltre accessori di legge.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.


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6 Commenti

  1. Con che coraggio quel soggetto si è permesso di dire che ha palpato il fondoschiena per scherzo? La conosceva? Stavano insieme? Assolutamente no, quindi è violenza sessuale. E l’avvocato che ha difeso l’uomo non si è vergognato a difendere costui sostenendo anche le sue orrende battute? Assurdo!

  2. Da uomo non mi sognerei mai di dare una palpatina per scherzo. Non sono cose che si fanno. Manco fosse la mia compagna e, oltretutto, non mi permetterei mai in pubblico. Ma ci sono soggetti che gettano fango sul genere maschile e ci fanno apparire come degli animali che cedono sempre e solo all’istinto. Care donne, vi assicuro che non siamo tutti così e, per fortuna, siamo in molti a rispettarvi. Questi soggetti non si possono definire uomini, ma sono degli esseri ignobili e senza vergogna

  3. Una volta ho assistito ad una scena vergognosa. Un uomo, mentre stava prendendo un prodotto dallo scaffale del supermercato si avvicina ad una signora e le tira una pacca sul sedere. Lei indignata non sapeva se urlare o tirargli uno schiaffo e allora sono intervenuto io ed ho avvisato subito le forze dell’ordine dopo averne parlato con lei. Poi, io e lei abbiamo iniziato a frequentarci e ora siamo fidanzati

  4. Sul pullman, da ragazzina, mi è capitato che un mio coetaneo mi cadesse addosso visto che il bus era pieno ed ha allungato la mano. Gli ho tirato uno schiaffo che penso lo ricorderà per tutta la vita e l’ho minacciato dicendogli che se si fosse permesso nuovamente con me o con qualcun’altra gli avrei fatto passare guai seri denunciandolo. Da lì, è sempre stato al posto suo e si è scusato mortificato

  5. L’uomo continua a comportarsi in questo modo perché non ha alcun rispetto per la donna e la considera oggetto del suo piacere. IL fatto è che bisognerebbe insegnargli sin da piccoli il rispetto verso il prossimo e così eviteremmo episodi di violenza, bullismo, molestie, lesioni, maltrattamenti, percosse, stalking e tanti altri reati orrendi.

  6. Fortuna che i giudici hanno zittito questo scellerato e che gli hanno inflitto la pena che gli spettava. Questo deve essere da esempio per tutti quei soggetti che cercano di farla franca nascondendosi dietro la riprovevole scusa dello “scherzo”. Ma scherzo de che? Lo scherzo vale se entrambi si divertono, ma qui si parla chiaramente di un comportamento che genera disagio, disgusto e violazione della propria intimità nella vittima. Quindi, di tutto si può parlare tranne che di una goliardia. Ma con che faccia quello ha dichiarato questa scemenza. Ma ci pensa certa gente quando spara queste dichiarazioni? No perché la cosa è seria e c’è da piangere… E se per scherzo una donna gli avesse tirato un calcio? Non sarebbero state lesioni? O se gli avesse rigato l’auto? Come avrebbe reagito l’uomo in questione di fronte allo “scherzo”?! Eh… Ovviamente, queste condotte non sono ricollegabili minimamente ad una violenza sessuale ma sono solo degli esempi per far capire a questi ometti che non si scherza con certi gesti e non si devono permettere ad agire in questo modo e non si devono azzardare ad avanzare delle scuse così squallide!!!

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