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Resistenza passiva a pubblico ufficiale: Cassazione

30 Giugno 2021
Resistenza passiva a pubblico ufficiale: Cassazione

Elemento materiale del reato di resistenza a pubblico ufficiale: divincolarsi, scappare, puntare i piedi a terra, ecc.

Non sussiste resistenza a pubblico ufficiale se l’uso della forza si risolve in una resistenza passiva

Non sussiste l’ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale allorché vi sia un moderato uso della forza, risolventesi in una resistenza passiva, che impedisce di ravvisare quell’effettiva violenza oppositiva che sola può integrare il contestato delitto di resistenza.

Cassazione penale sez. VI, 22/01/2019, n.5209

Il delitto di resistenza ad un pubblico ufficiale è integrato anche dalla violenza

Il delitto di resistenza ad un pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) è integrato anche dalla violenza cosiddetta impropria, che, pur non aggredendo direttamente il pubblico ufficiale, si riverbera negativamente nell’esplicazione della sua funzione, impedendola o ostacolandola; pertanto solamente la resistenza passiva, come mancanza di qualunque forma di violenza o di minaccia, rimane al di fuori della previsione legislativa.

(Nella fattispecie l’inottemperanza all’intimazione dell’alt da parte dei Carabinieri aveva causato un inseguimento con concreto pericolo per l’integrità degli utenti della strada).

Cassazione penale sez. VI, 07/11/2017, n.57222

Divincolarsi dalla presa di un agente di polizia, per guadagnare la fuga, integra resistenza

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 337 c.p., l’atto di divincolarsi posto in essere da un soggetto fermato dalla polizia giudiziaria integra il requisito della violenza e non una condotta di mera resistenza passiva, quando non costituisce una reazione spontanea ed istintiva al compimento dell’atto del pubblico ufficiale, ma un vero e proprio impiego di forza diretto a neutralizzarne l’azione ed a sottrarsi alla presa, guadagnando la fuga.

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2017, n.31286

La resistenza passiva, come la fuga, non configura il reato di resistenza 

Il reato di resistenza postula la violenza o la minaccia per opporsi all’atto di ufficio o di servizio, il che presuppone – quanto alla prima ipotesi – un vero e proprio impiego di forza da parte dell’agente e – quanto alla seconda ipotesi – l’attuazione di un comportamento percepibile come minaccioso, in entrambi i casi volto contrastare il compimento dell’atto del pubblico ufficiale. Per l’effetto, il delitto non è configurabile nel caso in cui l’agente ponga in essere una condotta di mera resistenza passiva, come nel caso in cui si dia semplicemente alla fuga, ovvero quando si limiti a divincolarsi come una reazione spontanea e istintiva al compimento dell’atto del pubblico ufficiale.

Dovendosi piuttosto solo precisare, quanto alla fuga, che integra l’elemento materiale della violenza rilevante ai fini della sussistenza della resistenza punibile, la condotta del soggetto che si dia alla fuga, alla guida di una autovettura, non limitandosi a cercare di sottrarsi all’inseguimento, ma ponendo deliberatamente in pericolo, con una condotta di guida obiettivamente pericolosa, l’incolumità personale degli agenti inseguitori o degli altri utenti della strada.

Cassazione penale sez. VI, 02/02/2017, n.17061

Puntare i piedi e le mani sull’auto della polizia è resistenza?

Ai fini della configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale non è necessario che la violenza o la minaccia sia usata sulla persona del pubblico ufficiale, ma soltanto che sia stata posta in essere per opporsi allo stesso nel compimento di un atto di ufficio, con la conseguenza che è sufficiente anche la violenza sulle cose, la quale non è però configurabile quando la condotta si traduce in un mero atteggiamento di resistenza passiva.

(Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza del reato in relazione a condotta consistita nel puntare i piedi e le mani su di un’auto della polizia per evitare di essere caricato sulla stessa e di essere così condotto negli uffici di p.s.).

Cassazione penale sez. VI, 13/01/2015, n.6069

Configurabilità resistenza a pubblico ufficiale 

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 337 c.p., l’atto di divincolarsi posto in essere da un soggetto fermato dalla polizia giudiziaria integra il requisito della violenza e non una condotta di mera resistenza passiva, quando non costituisce una reazione spontanea ed istintiva al compimento dell’atto del pubblico ufficiale, ma un vero e proprio impiego di forza diretto a neutralizzarne l’azione ed a sottrarsi alla presa, guadagnando la fuga.

Cassazione penale sez. V, 27/09/2013, n.8379

Non integra il delitto di cui all’art. 337 c.p. la condotta consistente nel mero divincolarsi posto in essere da un soggetto fermato dalla polizia giudiziaria per sottrarsi al controllo, quando lo stesso si risolva in un atto di mera resistenza passiva, implicante un uso moderato di violenza non diretta contro il pubblico ufficiale. (Fattispecie in cui la S.C. ha riqualificato il fatto ai sensi degli art. 594 e 612 c.p.).

Cassazione penale sez. VI, 06/11/2012, n.10136

Non integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale la condotta di chi si frappone tra l’agente e la macchina di servizio, impedendo al pubblico ufficiale di salire a bordo, atteso che nel caso concreto la condotta si configura come mera resistenza passiva e non come atto di violenza; infatti, presupposto per la configurazione del reato di resistenza a pubblico ufficiale è il compimento di atti positivi di aggressione o minaccia che impediscano al pubblico ufficiale di compiere l’atto del proprio ufficio (nella specie, l’imputato era intervenuto in soccorso di un amico che poco prima aveva subito una brutale aggressione ad opera di sconosciuti e che, in stato di ebbrezza alcolica, aveva ingiuriato la polizia intervenuta sul posto, perché non lo avevano difeso. A questo punto, l’accusato aveva cercato di calmare l’amico e di convincere gli agenti a soprassedere lasciandolo andare, rimanendo, per qualche minuto, immobile tra la portiera ed il posto di guida della volante, impedendo così all’agente di salire a bordo).

Cassazione penale sez. VI, 01/04/2011, n.16456

Solo i comportamenti inerti di mera disobbedienza o resistenza passiva non integrano gli estremi del reato di resistenza a un pubblico ufficiale, onde tale reato è correttamente ravvisato nel comportamento di chi, per sottrarsi a un controllo di polizia, sia fuggito a bordo del proprio mezzo di trasporto, affrontando una strada stretta e affollata, compiendo manovre pericolose, zigzagando, così costringendo le forze dell’ordine a manovre azzardate e di fatto, quindi, realizzando una condotta idonea a porre in pericolo la pubblica incolumità e volta a creare una coartazione psicologica indiretta dei pubblici ufficiali operanti.

Cassazione penale sez. VI, 26/01/2011, n.5572

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 337 c.p., l’atto di divincolarsi posto in essere da un soggetto fermato dalla polizia giudiziaria integra il requisito della violenza e non una condotta di mera resistenza passiva, quando non costituisce una reazione spontanea ed istintiva al compimento dell’atto del pubblico ufficiale, ma un vero e proprio impiego di forza diretto a neutralizzarne l’azione ed a sottrarsi alla presa, guadagnando la fuga.

Cassazione penale sez. VI, 11/02/2010, n.8997

Il rifiuto opposto da taluno alla richiesta, da parte di un ufficiale o agente di polizia, di dichiarare le proprie generalità legittima l’accompagnamento coattivo del soggetto negli uffici di polizia e giustifica l’uso di un mezzo di coazione fisica, come la forza muscolare, ove a tale accompagnamento venga opposta resistenza, anche meramente passiva. L’uso della forza deve però essere rigorosamente proporzionato al tipo ed al grado della resistenza opposta.

Cassazione penale sez. V, 24/06/2008, n.38229

Rifiuto di fermarsi

L’inosservanza dell’ordine di fermarsi impartito dal pubblico ufficiale al conducente di un mezzo non giustifica l’impiego del mezzo di coazione, laddove la stessa costituisca una resistenza meramente passiva inidonea a mettere in pericolo l’incolumità personale pubblica o privata

Cass. Sez. IV, 15 febbraio 1995, n. 2148, in C.E.D. Cass., n. 200978

Qualora, invece, la fuga dei malviventi non sia finalizzata esclusivamente alla conservazione dello stato di libertà ma, per le sue modalità, determini l’insorgere di pericoli per l’incolumità di terzi la scriminante dell’uso legittimo delle armi deve ritenersi configurabile 

Cass. Sez. IV, 22 maggio 2014, n. 6719, in C.E.D. Cass., n. 262237.



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