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Garanzia costruttore: Cassazione

1 Luglio 2021
Garanzia costruttore: Cassazione

Articoli 1667 e 1669 del Codice civile: vizi di costruzione e responsabilità dell’appaltatore. Differenze tra la responsabilità per difformità e vizi dell’opera e quella per rovina e difetti di cose immobili.

Indice

Sulla responsabilità dell’appaltatore che deve eseguire il progetto o le istruzioni impartite dal committente

L’appaltatore, dovendo assolvere al proprio obbligo di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è tenuto a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto – va sottolineato – ad eseguirle, quale nudus minister, per le insistenze del committente ed a rischio di quest’ultimo.

Pertanto, in mancanza di tale prova, l’appaltatore è tenuto, a titolo di responsabilità contrattuale, derivante dalla sua obbligazione di risultato, all’intera garanzia per le imperfezioni o i vizi dell’opera, senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, né l’efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori.

Cassazione civile sez. II, 22/06/2021, n.17819

Immobile edificato in difformità dalla concessione edilizia e sanatoria

Gli acquirenti di un immobile edificato in difformità dalla concessione edilizia, che abbiano chiesto (ed ottenuto) la sanatoria di cui all’art. 31 della l. n. 47 del 1985 in qualità di proprietari del bene, possono agire in giudizio per la riduzione del prezzo, ai sensi degli artt. 1490 e 1492 c.c., ma non anche esercitare il diritto di rivalsa ex art. 6 della medesima l. n. 47, qualora le lamentate difformità non risultino essenziali o totali rispetto alla rilasciata concessione.

Cassazione civile sez. II, 28/04/2021, n.11211

Vizi di costruzione di un edificio in condominio che non riguardino le parti comuni 

Qualora i vizi di costruzione di un edificio in condominio riguardino soltanto alcuni appartamenti e non anche le parti comuni, l’azione di risarcimento dei danni nei confronti del venditore-costruttore, ex artt. 1669 e 2058 c.c., ha natura personale e può essere esercitata da qualsiasi titolare del bene oggetto della garanzia, senza necessità che al giudizio partecipino gli altri comproprietari. Tale azione va proposta, peraltro, esclusivamente dai proprietari delle unità danneggiate, non sussistendo un’ipotesi di litisconsorzio necessario nei confronti degli altri condòmini, ancorché possa insorgere, in sede di esecuzione ed in modo riflesso, un’interferenza tra il diritto al risarcimento del danno in forma specifica riconosciuto in sentenza ed i diritti degli altri condòmini, dovendo i danneggiati procurarsi il consenso di questi ultimi per procedere, nella proprietà comune, ai lavori necessari ad eliminare i difetti, giacché tale condizionamento dell’eseguibilità della pronuncia costituisce soltanto un limite intrinseco della stessa, che non cessa comunque di costituire un risultato giuridicamente apprezzabile.

Cassazione civile sez. II, 05/03/2021, n.6192

Garanzia per gravi difetti dell’opera: accertamenti tecnici e decorrenza del termine di decadenza

In tema di garanzia per gravi difetti dell’opera ai sensi dell’articolo 1669 del codice civile, il termine per la relativa denunzia non inizia a decorrere finché il danneggiato non abbia conoscenza sicura dei difetti e tale consapevolezza non può ritenersi raggiunta sino a quando non si sia manifestata la gravità dei difetti medesimi e non si sia acquisita, in ragione degli effettuati accertamenti tecnici, la piena comprensione del fenomeno e la chiara individuazione e imputazione delle sue cause, non potendosi onerare il danneggiato della proposizione di azioni generiche a carattere esplorativo.

L’inizio della decorrenza del termine di decadenza può essere però legittimamente spostato in avanti nel tempo solo quando gli accertamenti tecnici si rendano effettivamente necessari per comprendere appieno la gravità dei difetti e stabilire il corretto collegamento causale, allo scopo di indirizzare verso la giusta parte una eventuale azione del danneggiato: non anche quando si tratti di problema di immediata percezione sia nella sua reale entità che nelle sue possibili cause fin dal suo primo manifestarsi.

L’azione di responsabilità per rovina e difetti di cose immobili, prevista dall’art. 1669 c.c., può essere esercitata, non solo, dal committente contro l’appaltatore, ma anche dall’acquirente contro il venditore che abbia costruito l’immobile sotto la propria responsabilità, allorché lo stesso venditore abbia assunto una posizione di diretta responsabilità nella costruzione dell’opera nei confronti dei terzi e degli stessi acquirenti e sempre che si tratti di difetti gravi che pregiudichino il grave godimento o la funzionalità dell’immobile.

Cassazione civile sez. II, 30/09/2020, n.20877

Appalto avente a oggetto la costruzione di immobili destinati per natura a lunga durata: spetta al giudice stabilire in quale disciplina rientrano i difetti costruttivi

In materia di appalto avente a oggetto la costruzione di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, l’indagine volta a stabilire se i difetti costruttivi ricadano nella disciplina dell’articolo 1669 del codice civile, che comporta la responsabilità extracontrattuale dell’appaltatore, ovvero in quella posta dagli articoli 1667 e 1668 del codice civile in tema di garanzia per le difformità e i vizi dell’opera, rientra nei compiti propri del giudice del merito, coinvolgendo l’accertamento e la valutazione degli elementi di fatto del caso concreto.

Al giudice di merito spetta altresì stabilire – con accertamento sottratto al sindacato di legittimità, ove adeguatamente motivato – se le acquisizioni processuali sono sufficienti a formulare compiutamente il giudizio finale sulle caratteristiche dei difetti, dovendo egli, al riguardo, accertare se essi, pur afferendo a elementi secondari e accessori, siano tali da incidere negativamente, pregiudicandoli in modo considerevole nel tempo, sulla funzionalità e sul godimento dell’immobile.

Cassazione civile sez. II, 02/09/2020, n.18205

Decorrenza del termine per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti dell’immobile

Il termine di un anno per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti della costruzione di un immobile, previsto dall’art. 1669 c.c. a pena di decadenza dall’azione di responsabilità contro l’appaltatore, decorre dal giorno in cui il committente consegua un apprezzabile grado di conoscenza oggettiva della gravità dei difetti e della loro derivazione causale dall’imperfetta esecuzione dell’opera, non essendo sufficienti, viceversa, manifestazioni di scarsa rilevanza e semplici sospetti.

L’accertamento del momento nel quale detta conoscenza sia stata acquisita, involgendo un apprezzamento di fatto, è riservato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici o da errori di diritto.

Cassazione civile sez. II, 16/01/2020, n.777

Difetti costruttivi: spetta al giudice di merito l’indagine per stabilire se va applicata la disciplina su difformità e vizi dell’opera o quella per rovina e difetti

L’indagine volta a stabilire se i difetti costruttivi ricadano nella disciplina dell’art. 1669 c.c., ovvero in quella posta dagli artt. 1667 e 1668 c.c. in tema di garanzia per le difformità e i vizi dell’opera, rientra nei compiti propri del giudice del merito, coinvolgendo l’accertamento e la valutazione degli elementi di atto del caso concreto. Al giudice di merito spetta, quindi, di stabilire se le acquisizioni processuali sono sufficienti a formulare compiutamente il giudizio finale sulle caratteristiche dei difetti, dovendo egli accertare anche se, pur afferendo a elementi secondari e accessori, essi siano tali da incidere negativamente, pregiudicandoli in modo considerevole nel tempo, sulla funzionalità e sul godimento dell’immobile. Questo accertamento di merito è sottratto al sindacato di legittimità se (come nel caso in esame), adeguatamente motivato.

Cassazione civile sez. II, 09/01/2020, n.187

Appalti: differenze tra la responsabilità per difformità e vizi dell’opera e quella per rovina e difetti di cose immobili

La azione per ottenere l’adempimento del contratto di appalto e l’eliminazione dei vizi e dei difetti dell’opera, a norma degli artt. 1667 e 1668 c.c., spetta esclusivamente al committente e configura una responsabilità dell’appaltatore di natura contrattuale.

Diversamente, la responsabilità sancita dall’art. 1669 c.c. – responsabilità di natura extracontrattuale – opera non solo a carico dell’appaltatore nei confronti del committente, ma anche a carico del costruttore nei confronti dell’acquirente. Non sussiste pertanto violazione dell’art. 1667 c.c., qualora, proposta originariamente un’azione ex art. 1669 c.c., la Corte di merito ritenga nuovo, e pertanto inammissibile, il richiamo operato nell’atto di appello all’art. 1667 c.c.

Cassazione civile sez. II, 09/01/2020, n.187

Rovina e difetti di cose immobili: rientrano tra i gravi difetti anche le carenze costruttive dell’opera che ne pregiudicano godimento, funzionalità, abitabilità

Configurano gravi difetti dell’edificio, a norma dell’art. 1669 c.c., anche le carenze costruttive dell’opera che pregiudicano o menomano in modo grave il normale godimento e/o la funzionalità e/o l’abitabilità della medesima, come allorché la realizzazione è avvenuta con materiali inidonei e/o non a regola d’arte e anche se incidenti su elementi secondari e accessori dell’opera (nella specie, i difetti costruttivi lamentati avevano determinato l’insorgere di isolati fenomeni di muffe e di tracce di umidità, oltre a dedotta mancanza di adozione di accorgimenti particolari finalizzati all’isolamento acustico, peraltro non richiesti dall’ente comunale), purché tali da incidere negativamente e in modo considerevole sul suo godimento e da comprometterne la normale utilità in relazione alla sua destinazione economica e pratica, e per questo eliminabili solo con lavori di manutenzione, ancorché ordinaria, e cioè mediante opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici.

Cassazione civile sez. II, 09/01/2020, n.187

Azione di responsabilità per rovina e difetti di cose immobili esperita nei confronti del venditore

La azione di responsabilità per rovina e difetti di cose immobili, prevista dall’articolo 1669 del codice civile, può essere esercitata anche dall’acquirente nei confronti del venditore che risulti fornito della competenza tecnica per dare direttamente, o tramite il proprio direttore dei lavori, indicazioni specifiche all’appaltatore esecutore dell’opera, gravando sul medesimo venditore l’onere di provare di non aver avuto alcun potere di direttiva o di controllo sull’impresa appaltatrice, così da superare la presunzione di addebitabilità dell’evento dannoso a una propria condotta colposa, anche eventualmente omissiva. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudice del merito, nel verificare la responsabilità del venditore ai sensi dell’articolo 1669 del codice civile non può limitarsi ad accertare se l’opera sia stata direttamente compiuta dal medesimo, essendo necessario stabilire – anche quando nella esecuzione siano intervenuti altri soggetti – se la costruzione sia adeguatamente a lui riferibile, per avere egli mantenuto il potere di direttiva o di controllo.

Cassazione civile sez. II, 18/11/2019, n.29870

Appalto: obblighi gravanti sull’appaltatore e garanzia per le imperfezioni e i vizi dell’opera

L’appaltatore, dovendo assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto a eseguirle, quale nudus minister, per le insistenze del committente e a rischio di quest’ultimo.

Pertanto, in mancanza di tale prova, l’appaltatore è tenuto, a titolo di responsabilità contrattuale, derivante dalla sua obbligazione di risultato, all’intera garanzia per le imperfezioni o i vizi dell’opera, senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, né l’efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori.

Cassazione civile sez. II, 18/11/2019, n.29864

Nell’appalto a regia il controllo del committente è così penetrante da privare l’appaltatore di autonomia giustificando l’esonero da responsabilità per difetti dell’opera

Nel cosiddetto “appalto a regia”, il controllo esercitato dal committente sull’esecuzione dei lavori esula dai normali poteri di verifica ed è così penetrante da privare l’appaltatore di ogni margine di autonomia, riducendolo a strumento passivo dell’iniziativa del committente, sì da giustificarne l’esonero da responsabilità per difetti dell’opera, una volta provato che ‘abbia assunto il ruolo di nudus minister del committente.

(Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il potere di ingerenza esercitato dalla committente, mediante la consegna di un progetto tipo e mediante la previsione contrattuale di una riserva di approvazione della progettazione finale elaborata dall’appaltatore, non è sufficiente per ritenere questo ultimo sollevato dalla obbligazione di rilevare e segnalare la inadeguatezza del progetto tipo e, quindi, dalla responsabilità per i difetti dell’opera).

Cassazione civile sez. II, 18/11/2019, n.29864

Garanzia per gravi difetti dell’opera e termine per la denuncia

In tema di garanzia per gravi difetti dell’opera ai sensi dell’art. 1669 c.c., il termine per la relativa denunzia non inizia a decorrere finché il committente non abbia conoscenza sicura dei difetti e tale consapevolezza non può ritenersi raggiunta sino a quando non si sia manifestata la gravità dei difetti medesimi e non si sia acquisita, in ragione degli effettuati accertamenti tecnici, la piena comprensione del fenomeno e la chiara individuazione ed imputazione delle sue cause.

Nondimeno, qualora si tratti di un problema di immediata percezione, sia nella sua reale entità, che nelle sue possibili cause sin dal suo primo manifestarsi, il decorso di tale termine non è necessariamente né automaticamente postergato all’esito dei predetti approfondimenti tecnici. 

Cassazione civile sez. II, 29/10/2019, n.27693

Appalto: le domande di risoluzione del contratto e quelle di riduzione del prezzo o di eliminazione dei vizi non sono tra loro incompatibili

In tema di appalto, le domande di risoluzione del contratto e quelle di riduzione del prezzo o di eliminazione dei vizi non sono tra loro incompatibili, con la conseguenza che ne è ammesso il cumulo in un unico giudizio, non ostandovi il disposto dell’art. 1453, comma 2, c.c., che, per i contratti con prestazioni corrispettive, impedisce di chiedere l’adempimento dopo che sia stata domandata la risoluzione del contratto.

Cassazione civile sez. II, 14/05/2019, n.12803

Gravi difetti e vizi dell’opera: è ammissibile la concorrenza delle garanzie a tutela del committente

In tema di appalto non sussiste incompatibilità tra gli artt. 1667 e 1669 c.c., potendo il committente di un immobile che presenti gravi difetti invocare, oltre al rimedio risarcitorio del danno (contemplato soltanto dall’art. 1669 c.c.), anche quelli previsti dall’art. 1668 c.c., con riguardo ai vizi di cui all’art. 1667 c.c., dovendosi ritenere che, pur nella diversità della natura giuridica delle responsabilità rispettivamente disciplinate dalle anzidette norme, le relative fattispecie si configurino l’una (l’art. 1669 c.c.) come sottospecie dell’altra (art. 1667 c.c.).

I gravi difetti dell’opera, invero, si traducono inevitabilmente in vizi della medesima, sicché la presenza di elementi costitutivi della prima implica necessariamente la sussistenza di quelli della seconda, continuando ad applicarsi la norma generale anche in presenza dei presupposti di operatività di quella speciale, così da determinare una concorrenza delle due garanzie, quale risultato conforme alla ratio di rafforzamento della tutela del committente sottesa allo stesso art. 1669 c.c..

Cassazione civile sez. II, 25/07/2019, n.20184

Contratto preliminare e domanda di nullità per mancanza della garanzia fideiussoria

La proposizione della domanda di nullità del contratto preliminare per mancanza della garanzia accessoria ex art. 2 del d.lgs. 122 del 2005, ove sia stata rilasciata la garanzia prescritta per legge in data successiva alla stipula del preliminare, e senza che nelle more si sia manifestata l’insolvenza del promittente venditore ovvero che risulti altrimenti pregiudicato l’interesse del promissario acquirente alla cui tutela è preposta la nullità di protezione prevista dalla norma in esame, costituisce abuso del diritto e non può quindi essere accolta.

Cassazione civile sez. II, 22/11/2019, n.30555

Rovina di edifici: decorrenza termine per la denuncia 

Il termine di un anno previsto dall’art. 1669 c.c. per la denunzia all’appaltatore dei gravi vizi di costruzione dell’immobile decorre dal momento in cui il committente consegue la sicura conoscenza dei difetti e della loro causa, potendo anche essere posticipato al termine degli accertamenti tecnici eventualmente necessari.

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2019, n.3674

All’appalto non può essere esteso il principio dell’irrevocabilità della scelta tra risoluzione del contratto e riduzione del prezzo

In tema d’appalto, la domanda di riduzione del prezzo in presenza di difetti dell’opera può essere proposta, in luogo di quella originaria di risoluzione per inadempimento, sia nel giudizio di primo grado sia in quello d’appello, giacché, essendo fondata sulla medesima “causa petendi” e caratterizzata da un “petitum” più limitato, non costituisce domanda nuova. Infatti, all’appalto non può essere esteso il principio, dettato per la vendita dall’art. 1492, comma 2, c.c., dell’irrevocabilità della scelta, operata mediante domanda giudiziale, tra risoluzione del contratto e riduzione del prezzo; inoltre, nel caso di inadempimento dell’appaltatore, il divieto di cui all’art. 1453, comma 2, c.c. impedisce al committente, che abbia proposto domanda di risoluzione, di mutare tale domanda in quella di adempimento, ma non anche di chiedere la riduzione del prezzo.

Cassazione civile sez. II, 24/01/2019, n.2037

Responsabilità conseguente a vizi o difformità dell’opera appaltata

In tema di responsabilità conseguente a vizi o difformità dell’opera appaltata, il direttore dei lavori per conto del committente, essendo chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l’impiego di peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all’opera in corso di realizzazione, il risultato che il committente-preponente si aspetta di conseguire, onde il suo comportamento deve essere valutato non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della “diligentia quam in concreto”.

Cassazione civile sez. II, 14/03/2019, n.7336

Responsabilità per vizi palesi e riconoscibili dal committente

In tema di contratto di appalto, la consegna dell’opera e la sua accettazione (anche se presunta ai sensi dell’art. 1665, comma 3, c.c.) liberano l’appaltatore esclusivamente dalla responsabilità per vizi palesi e riconoscibili dal committente ex art. 1667 c.c., i quali devono necessariamente essere fatti valere in sede di verifica o collaudo.

Cassazione civile sez. II, 03/01/2019, n.11

Responsabilità dell’appaltatore nei confronti del committente per i difetti dell’opera

La responsabilità dell’appaltatore nei confronti del committente per i difetti dell’opera a norma degli artt. 1667 e 1668 c.c. non ammette esclusioni (salvo quelle dipendenti dall’accettazione senza riserve dell’opera e del venir meno della garanzia per effetto di decadenza) e neppure limitazioni, dato che l’art. 1668, comma 1, c.c. pone a carico dell’appaltatore tutte le conseguenze dell’inesatto adempimento, obbligandolo a sopportare, a seconda della scelta operata dal committente, l’onere integrale dell’eliminazione dei vizi, o la riduzione del prezzo, salvo il risarcimento del danno, senza alcun riguardo alla consistenza e al costo dei lavori di riparazione o alla misura massima della diminuzione del corrispettivo dell’appalto.

Cassazione civile sez. II, 29/08/2018, n.21327

Responsabilità dell’appaltatore: ambito e limiti

L’appaltatore è tenuto a mantenere il comportamento diligente dovuto per la realizzazione dell’opera commessagli, dovendo adottare tutte le misure e le cautele necessarie e idonee per la esecuzione della prestazione, secondo il modello di precisione e di abilità tecnica nel caso concreto richiesto idoneo a soddisfare l’interesse creditorio. Anche allorquando si attiene alle previsioni del progetto altrui – come nel caso in cui il committente abbia predisposto il progetto e fornito indicazioni sulla relativa realizzazione – l’appaltatore può – comunque – essere ritenuto responsabile per i vizi dell’opera qualora non abbia, nel fedelmente eseguire il progetto e le indicazioni ricevute, al primo segnalato eventuali carenze e errori. Va esente da responsabilità – peraltro – laddove il committente, pur reso edotto delle carenze e degli errori, gli richieda di dare egualmente esecuzione al progetto e gli ribadisca le indicazioni, in tale ipotesi risultando l’appaltatore ridotto a mero nudus minister.

Cassazione civile sez. III, 15/06/2018, n.15732

Sulla responsabilità dell’appaltatore per difetti della costruzione derivanti da vizi e inidoneità del suolo

L’appaltatore risponde per i difetti della costruzione derivanti da vizi ed inidoneità del suolo anche per mancanza dell’ordinaria diligenza e pure quando gli stessi siano ascrivibili alla imperfetta od erronea progettazione fornitagli dal committente, potendo andare esente da responsabilità, che si presume ai sensi dell’art. 1669 c.c., solamente ove le condizioni geologiche non risultino in concreto accertabili con l’ausilio di strumenti, conoscenze e procedure “normali” avuto riguardo alla specifica natura e alle peculiarità dell’attività esercitata.

Cassazione civile sez. II, 12/06/2018, n.15321

Conseguenze dell’impegno dell’appaltatore ad eliminare i vizi denunciati dal committente

L’impegno dell’appaltatore ad eliminare i vizi denunciati dal committente costituisce tacito riconoscimento degli stessi e, senza novare l’originaria obbligazione gravante sull’appaltatore, ha l’effetto di svincolare il diritto alla garanzia del committente dai termini di decadenza e prescrizione di cui all’art. 1667 c.c., costituendo fonte di un’autonoma obbligazione di “facere” che si affianca a quella preesistente legale di garanzia. Tale nuova obbligazione, però, poiché non estingue quella originaria, può concernere i soli difetti contestati dal committente, non potendosi estendere ad ogni problematica che sia sorta successivamente con riferimento all’oggetto dell’appalto.

(In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha escluso che l’impegno dell’appaltatore a rimuovere i difetti della “res” assunto prima dell’ultimazione dell’incarico potesse riferirsi a vizi che il committente aveva scoperto dopo la fine dei lavori).

Cassazione civile sez. II, 07/06/2018, n.14815

In tema di responsabilità dell’appaltatore sono applicabili gli artt. 1453 e 1455 c.c. nel caso di opera incompleta o non eseguita

In tema di contratto d’appalto, le disposizioni specifiche previste dagli artt. 1667 e 1668 c.c., applicabili nel caso di opera completa ma affetta da vizi o difformità, integrano e non escludono i principi generali in tema di inadempimento contrattuale, applicabili, questi ultimi, quando non ricorrono i presupposti delle norme speciali. Rimangono perciò applicabili, i principi riguardanti la responsabilità dell’appaltatore secondo gli artt. 1453 e 1455 c.c. nel caso in cui l’opera non sia stata eseguita o non sia stata completata o l’appaltatore abbia realizzato l’opera con ritardo o, pur avendo eseguito l’opera, si rifiuti di consegnarla; sicché, in caso di ritardo nel completamento dell’opera, la domanda di pagamento della relativa penale non è assoggettata ai termini prescrizionali previsti per l’azione per vizi.

Cassazione civile sez. III, 13/04/2018, n.9198

Appalto: dalla scoperta del vizio decorre il termine di decadenza per far valere la garanzia per vizi dell’opera

In tema di appalto, ai fini della decadenza dal diritto di far valere la garanzia per i vizi dell’opera, il dies a quo del relativo termine coincide, ai sensi dell’art. 1667, comma 2, c.c., con il giorno della scoperta dei vizi, che presuppone la consegna dell’opera.

Cassazione civile sez. II, 24/01/2018, n.1748

L’obbligazione dell’appaltatore di eliminare i vizi della cosa è autonoma rispetto all’obbligo di garanzia, perciò si prescrive in 10 anni

In tema di appalto, l’impegno dell’appaltatore ad eliminare i vizi della cosa o dell’opera costituisce, alla stregua dei principi generali non dipendenti dalla natura del singolo contratto, fonte di un’autonoma obbligazione di “facere”, la quale si affianca all’originaria obbligazione di garanzia, senza estinguerla, a meno di uno specifico accordo novativo; tale obbligazione, pertanto, è soggetta non già ai termini di prescrizione e decadenza stabiliti per quella di garanzia, ma all’ordinario termine di prescrizione decennale fissato per l’inadempimento contrattuale.

Cassazione civile sez. II, 04/01/2018, n.62

Sulla natura della responsabilità per rovina e difetti d’immobili

La disciplina generale in tema d’inadempimento contrattuale, di cui all’art. 1453 c.c., è integrata, ma non esclusa, da quella speciale di cui agli artt. 1667,1668 e 1669 c.c., sul piano della comune responsabilità contrattuale, nel caso in cui l’appaltatore abbia violato le prescrizioni pattuite, per l’esecuzione dell’opera o le regole imposte dalla tecnica.

Diversamente, nel caso di opera commissionata, ma non portata a termine, troverà applicazione, in via esclusiva, la disciplina dettata dall’art. 1669 c.c., in tema di responsabilità per rovina e difetti d’immobili, che ha natura non contrattuale, dal momento che la fonte delle relative obbligazioni va rilevata nella terza specie di fonti, prevista dall’art. 1173 c.c., ovvero in un fatto idoneo a produrre obbligazioni in conformità dell’ordinamento giuridico.

Cassazione civile sez. II, 27/11/2017, n.28233

Rovina e difetti di cose immobili: legittimazione ad agire

L’azione di responsabilità prevista dall’art. 1669 c.c. può essere esercitata nei confronti del costruttore, quando abbia veste di venditore, anche da parte degli acquirenti, i quali in tema di gravi difetti dell’opera possono fruire dei termini decennale di prescrizione ed annuale di decadenza.

Cassazione civile sez. II, 18/06/2014, n.13882



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