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App per passaggi a pagamento: idea geniale ma… illegale

15 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 maggio 2014



Se vuoi guadagnare mentre ti sposti in auto: approda in Italia l’app che consente di farsi pagare per offrire passaggi in macchina; si chiama Uberpop, è un programma semplice, ecologico e illecito.

 

Non sempre novità è sinonimo di legalità. Non fa eccezione l’ultima arrivata tra le app per dispositivi mobili. Stiamo parlando del cosiddetto servizio di ridesharing offerto dalla nota società statunitense “Uber”, tramite il quale chiunque può improvvisarsi autista e arrotondare lo stipendio, mettendo a disposizione un posto della propria auto per offrire passaggi a chi ne faccia richiesta.

Il meccanismo è semplice: per proporsi come autista basta registrarsi al programma e attendere eventuali chiamate inoltrate da iscritti all’applicazione di UberPop. Il costo della corsa è pari a 49 cent al minuto e il 20% dell’incasso generato sarà devoluto automaticamente alla società, mentre la restante parte resterà nella disponibilità dell’autista privato.

Si potrebbe dire che è l’innovazione del secolo, se non fosse che la facilità di utilizzo e la comodità di un servizio del genere deve fare i conti con quanto disposto (o non previsto) dalla legge italiana e, in particolare, dal Codice della strada. Allo stato attuale infatti, chi percepisce compensi per erogare servizi di trasporto privato è da considerarsi tassista abusivo, quindi passibile di multe salatissime che possono arrivare fino a 7.000 euro e portare alla confisca del veicolo e alla sospensione della patente fino ad un anno (Addirittura la revoca in caso di recidiva) [1].

D’altra parte, nulla si può contestare all’autista che chiede un semplice rimborso spese per il viaggio effettuato. Infatti l’illecito scatta nel momento in cui il prezzo richiesto assicura dei margini di guadagno. In tale ipotesi, infatti, si finirebbe per esercitare un’attività in concorrenza a quella dei tassisti – i quali, dalla loro, hanno conseguito idonea licenza e sono tenuti a rispettare ulteriori prescrizioni di legge [2].

In definitiva, al momento non sembra esservi soluzione migliore dal diffidare dal far ricorso a simili iniziative. La speranza, comunque, è quella che il legislatore accolga seriamente il progresso e sdogani gli ambiti economici e professionali dalle normative di settore ancora vigenti, dai più ritenute oramai obsolete e svincolate da qualsivoglia logica di mercato.

note

[1] Art. 86, C.d.S.

[2] Nello specifico, Il servizio di pazza con autovetture con conducente o taxi è disciplinato dalle legge di settore del 15 gennaio 1992, n. 21 e dal D.M. 19 novembre 1992.

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1 Commento

  1. Volevo segnalare che esiste una legge del codice della strada che vieta di dare passaggi a pagamento in generale, cioè guadagno o non guadagno, farsi pagare per dare passaggi è reato tranne per i titolari di licenza trasporto persone, cioè taxi ed NCC. Questo è il primo punto.

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