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Residenza all’estero, accertamento fiscale e imposte: Cassazione

1 Luglio 2021
Residenza all’estero, accertamento fiscale e imposte: Cassazione

Domicilio fiscale ed esterovestizione: imposte dirette e verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate. Imposte dirette: non rileva il trasferimento della residenza all’estero fino a quando non risulti la cancellazione del contribuente.

In tema di imposte sui redditi, ricorre l’ipotesi di esterovestizione allorché una società, la quale ha nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione, da intendersi come luogo in cui si svolge in concreto la direzione e gestione dell’attività di impresa e dal quale promanano le relative decisioni, localizzi la propria residenza fiscale all’estero al solo fine di fruire di una legislazione tributaria più vantaggiosa.

Cassazione civile sez. trib., 21/06/2019, n.16697

Ai fini della dimostrazione del luogo di domicilio o residenza, è onere del contribuente superare la presunzione di cui all’art. 2, comma 2, TUIR, fornendo la prova che il centro principale dei suoi affari ed interessi si colloca effettivamente nel Paese estero. Tra i documenti che il contribuente può utilizzare a tal fine ci sono, ad esempio, quelli che dimostrano che ha locato un appartamento, corrispondendo regolarmente l’affitto, e che ha utilizzato effettivamente l’abitazione locata, come risultante dal pagamento delle utenze.

Cassazione civile sez. trib., 20/07/2018, n.19410

In tema di imposte dirette, le persone iscritte nell’anagrafe della popolazione residente si considerano, in applicazione del criterio di cui all’art. 2 del d.P.R. n. 917 del 1986, residenti in Italia e, pertanto, assoggettate alla relativa tassazione per tutti i redditi, ovunque prodotti, non assumendo peraltro rilevanza il trasferimento della residenza all’estero fino a quando non risulti la cancellazione del contribuente da detta anagrafe.

Cassazione civile sez. VI, 25/06/2018, n.16634

In tema d’imposte sui redditi, l’art. 1, secondo comma, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 richiede, per la configurabilità della residente fiscale nello Stato e quindi perché il cittadino italiano sia considerato soggetto passivo -, tre presupposti, indicati in via alternativa: il primo, formale, rappresentato dall’iscrizione nelle anagrafi delle popolazioni residenti, e gli altri due, di fatto, costituiti dalla residenza o dal domicilio nello Stato ai sensi dell’art. 43 del codice civile; ne consegue che l’iscrizione del cittadino nell’anagrafe dei residenti all’estero non è elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, allorché il soggetto abbia nel territorio dello Stato il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari ed interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali, e ciò in base a vari elementi presuntivi.

(Nella specie, la Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, atteso che vi erano diversi elementi idonei a far ritenere che, nonostante la residenza all’estero, il contribuente avesse il centro dei propri interessi ancora in Italia, quali, ad esempio, le proprietà immobiliari ma anche gli incarichi di rappresentanza di numerose società italiane, oltre alla presenza di un figlio minorenne).

Cassazione civile sez. trib., 15/03/2013, n.6598

In tema di imposte dirette, a seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 366 del 2007, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 60, primo comma, lett. c), e) ed f) e dell’art. 58, secondo comma, secondo periodo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, laddove prevedono che le disposizioni contenute nell’art. 142 cod. proc. civ. non si applichino in caso di notificazione di atto impositivo a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’Amministrazione finanziaria in base all’iscrizione all’A.I.R.E., è nulla la notificazione di un avviso di accertamento effettuata, ai sensi dell’art. 60, primo comma, lett. e), del d.P.R. cit., mediante deposito dell’atto nella casa comunale del domicilio fiscale, qualora, attraverso le risultanze del predetto albo, sia stata accertata nei confronti del contribuente la variazione anagrafica per trasferimento della residenza all’estero.

Cassazione civile sez. trib., 04/12/2013, n.27154

L’amministrazione finanziaria non può dedurre che il trasferimento della residenza all’estero sia fittizio solo perché l’imprenditore è domiciliato in Italia. La circostanza che il contribuente sia amministratore di una società con sede sul territorio nazionale e che risulti titolare di alcune proprietà immobiliari e utenze telefoniche non giustifica l’avviso di accertamento.

Cassazione civile sez. trib., 03/03/2010, n.5046

In tema di accertamento delle imposte sul reddito, in seguito alla sentenza della Corte cost. n. 366 del 2007, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 60, comma 1, lett. c, e ed f, e dell’art. 58, comma 2, secondo periodo, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, laddove prevedono che le disposizioni contenute nell’art. 142 c.p.c. non si applichino in caso di notificazione di atto impositivo a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’Amministrazione finanziaria in base all’iscrizione all’A.I.R.E., deve ritenersi nulla la notificazione di un avviso di accertamento effettuata, ai sensi dell’art. 60, lett. e, cit., mediante deposito dell’atto nella casa comunale del domicilio fiscale, qualora, attraverso le risultanze dell’Albo, sia stata accertata nei confronti del contribuente la variazione anagrafica per trasferimento della residenza all’estero.

Cassazione civile sez. trib., 20/05/2009, n.11759

In tema di accertamento delle imposte sul reddito in seguito alla pronunzia della Corte cost. n. 366 del 10 ottobre 2007, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 60, comma 1, lett. c, e ed f, e dell’art. 58, comma 2, secondo periodo, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, laddove prevedono che le disposizioni contenute nell’art. 142 c.p.c. non si applichino in caso di notificazione di atto impositivo a cittadino italiano avente all’estero una residenza conoscibile dall’Amministrazione finanziaria in base all’iscrizione all’A.I.R.E., è valida la notificazione effettuata nel domicilio fiscale risultante dalla dichiarazione dei redditi entro il sessantesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica e, soltanto dopo questo termine, nel domicilio estero del contribuente, ai sensi dell’art. 142 c.p.c..

Cassazione civile sez. trib., 31/03/2008, n.8209

In tema di imposte sui redditi, l’art. 2, comma 2, del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 597, fra le altre ipotesi ivi previste, collega la qualità di residente, ai fini della determinazione del soggetto passivo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, all’iscrizione nelle anagrafi della popolazione residente. Essendo tale dato preclusivo, ai fini predetti, di ogni ulteriore accertamento, il trasferimento della residenza all’estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un comune italiano.

Cassazione civile sez. I, 06/02/1998, n.1215



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