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Si può impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex?

4 Ottobre 2021 | Autore:
Si può impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex?

Affidamento della prole in caso di separazione dei coniugi: come funzionano il collocamento alternato e quello prevalente?

La legge consente ai coniugi che non vogliono più stare insieme di separarsi e, infine, di divorziare. La prassi ha reso la separazione un atto dovuto ogni volta che un coniuge ne faccia richiesta all’autorità giudiziaria. Il requisito dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, richiesto dal Codice civile, è oramai una semplice formula giuridica priva di significato, visto che per ottenere la separazione non bisogna dimostrare praticamente nulla, salvo nei casi in cui si voglia chiedere l’addebito oppure il mantenimento. Uno dei nodi cruciali della separazione è sicuramente l’affidamento dei figli. Il problema può diventare davvero spinoso quando uno dei coniugi ha un nuovo partner; in casi del genere, si può impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex?

Mettiamo il caso che il marito abbia chiesto la separazione perché ha una nuova compagna. In tal caso, nel decidere sull’affidamento della prole, il giudice dovrà tener conto di questa circostanza? Il fatto di avere una nuova relazione sentimentale influisce sul diritto all’affido dei figli? Ma soprattutto, si può impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex? Chiaramente, il quesito vale anche al contrario: è possibile impedire alla prole di frequentare il nuovo compagno della ex? Vediamo insieme cosa dice la legge.

Affidamento dei figli: come funziona?

A seguito della separazione, occorre stabilire con chi andranno a vivere i figli. Secondo la legge [1], il giudice deve innanzitutto valutare la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori. Si tratta del noto principio di bigenitorialità: la separazione deve incidere il meno possibile sulla vita dei figli e, perciò, essi devono essere affidati, in via preferenziale, ad entrambi i genitori.

Il principio della bigenitorialità si applica essenzialmente attraverso due modalità di affidamento: il collocamento alternato e quello prevalente. Vediamo di cosa si tratta.

Collocamento alternato: cos’è?

Con il collocamento alternato il giudice dispone che i figli vivano presso il padre e presso la madre, cercando di bilanciare in maniera equa il tempo presso l’uno e presso l’altra.

Il collocamento alternato, però, può essere pregiudizievole per i figli, i quali potrebbero soffrire del continuo cambio di residenza cui sarebbero obbligati per stare prima con il padre e poi con la madre (o viceversa). È qui che entra in gioco il collocamento prevalente.

Collocamento prevalente: cos’è?

Sempre più spesso, la bigenitorialità è attuata con il collocamento prevalente dei figli presso uno dei genitori, che per questo motivo viene chiamato genitore “collocatario”.

Al genitore non collocatario viene riconosciuto il diritto di visita, ossia la possibilità di tenere con sé il figlio (in genere due o tre giorni a settimana, a weekend alternati) dopo essersi accordato naturalmente con l’altro su tempi e modi.

Secondo la legge, è il giudice che determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.

A proposito dell’affidamento con collocamento prevalente, la Corte di Cassazione ha ricordato che la bigenitorialità non comporta l’applicazione matematica in termini di parità di tempi di frequentazione dei minori, ma deve essere interpretata piuttosto come il diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio nel reciproco interesse [2].

Affidamento esclusivo dei figli: quando?

L’affidamento esclusivo dei figli a uno solo dei genitori rappresenta l’eccezione. Il giudice deve provvedervi solamente quando ritiene pregiudizievole per la prole la frequentazione di uno dei genitori.

Per la precisione, il giudice dispone l’affidamento esclusivo se ricorrono motivi gravi nei quali il genitore sia del tutto inadeguato al suo ruolo. Costituisce un esempio di quanto detto il padre che scompare dalla vita del figlio.

Si può vietare ai figli di frequentare la compagna dell’ex?

È proprio nell’ambito dei provvedimenti inerenti all’affidamento della prole che si pone il quesito posto nel titolo del presente articolo. Si può impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex?

Il problema non è di poco conto, soprattutto se la nuova compagna del marito è stata la causa della separazione. Come comportarsi in questi casi? Si può chiedere al giudice di stabilire che, per il periodo durante il quale i figli staranno col padre, questi non dovranno avere rapporti con la nuova compagna?

A tal proposito, non c’è una norma di legge che stabilisca cosa fare. Il Codice civile afferma che il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore e, più in generale, adotta ogni altro provvedimento relativo ai figli minorenni.

Il giudice, quindi, non può impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex, né può ordinare al padre di allontanare la sua nuova partner quando c’è la prole.

D’altronde, la Corte di Cassazione ha ricordato che, pur dovendosi riconoscere all’autorità giudiziaria ampia libertà in materia di diritto di affidamento di un figlio minore, è comunque necessario un rigoroso controllo sulle restrizioni supplementari, ovvero quelle apportate al diritto di visita dei genitori, onde scongiurare il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età ed uno dei genitori [3].

In pratica, la Cassazione vuole impedire che, mediante accordi e disposizioni varie, si possa di fatto eludere il principio della bigenitorialità.

Molto più esplicita è stata, in passato, un’altra sentenza della Suprema Corte, la quale ha stabilito che il diritto di visita spettante al genitore non collocatario non può essere ostacolato dal divieto di trascorrere il tempo con i figli in presenza della nuova compagna [4].

Quanto appena detto vale anche nel caso di separazione consensuale. Le clausole che alle volte vengono inserite negli accordi di separazione o di divorzio in cui si prevede l’obbligo per i coniugi di introdurre i nuovi compagni in modo graduale nella vita dei figli, così come quelle che vietano i contatti per un certo periodo di tempo, non costituiscono un vero e proprio obbligo giuridico, ma si sostanziano in un impegno morale che, se violato, non comporta l’applicazione di alcuna sanzione.

In sintesi, gli accordi o i provvedimenti in cui vi sono formule del tipo «avrà cura di non fare frequentare il convivente ai figli» non ha un preciso rilievo giuridico. E ciò soprattutto a seguito dell’entrata in vigore, nel 2016, della legge Cirinnà [5] che tutela le coppie di fatto e conferisce loro autonomo rilievo, a prescindere dal matrimonio.

Come impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex?

È quindi impossibile impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex? Non è detto. Di certo, non è possibile imporre questa proibizione a prescindere, per il solo fatto che il marito ha una nuova relazione. Al contrario, sarebbe possibile impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex se la sua presenza risulta deleteria per la prole.

Ad esempio, è possibile chiedere al giudice la modifica delle condizioni dell’affido se si dimostra che la presenza di una nuova donna nella vita dell’ex marito sia pregiudizievole per i propri figli. Si pensi, ad esempio, alla compagna che tenga in casa una condotta immorale o perfino illecita, facendo uso di droga davanti ai minori.

In un caso del genere, sarà sicuramente possibile chiedere al giudice non solo di proibire ai figli di trascorrere del tempo col padre in presenza della nuova compagna, ma perfino di revocare l’affidamento al marito, in quanto responsabile di ciò che accade ai figli.

Dunque, è possibile impedire ai figli di frequentare la compagna dell’ex solamente se c’è un motivo valido, motivo che deve essere portato a conoscenza del giudice e da questi valutato al fine dell’adozione dei necessari provvedimenti.


note

[1] Art. 337-ter cod. civ.

[2] Cass., ord. n. 31902/2018.

[3] Cass., ord. n. 28883/2020.

[4] Cass., sent. n. 283/2009.

[5] Legge n. 76/2016.

Autore immagine: canva.com/


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