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Violazione segreto istruttorio: Cassazione

3 Luglio 2021
Violazione segreto istruttorio: Cassazione

Reato di rivelazione di segreti di ufficio: la condotta dell’ufficiale di polizia giudiziaria. Pubblicazione di notizie relative ad atti del procedimento penale coperti da segreto.

Trasmissione file contenente tutte le indagini

Integra il delitto di rivelazione di segreti di ufficio la condotta dell’ufficiale di polizia giudiziaria che abbia trasmesso a terzi, in violazione del segreto istruttorio, un “file” contenente tutte le indagini del R.O.S. su una società e sui suoi rapporti con un clan camorristico, poiché la conoscenza diffusa del contenuto di informazioni investigative assunte e delle indagini eseguite, destinato a rimanere segreto per espressa previsione dell’art. 329 comma 1 c.p.p., pregiudica di per sé il buon andamento delle indagini, offendendo il bene giuridico tutelato dalla norma.

Cassazione penale sez. II, 19/03/2013, n.30838

Consegna file con elementi di indagine al giornalista

La consegna ad un giornalista di alcuni files precedentemente sequestrati, ove non vi sia stata alcuna prescrizione o segretazione da parte del pubblico ministero al momento della restituzione dei beni in sequestro, la consegna dei files non può configurare il reato previsto dall’art. 379-bis c.p.. Di nessun rilievo sono le considerazioni della parte ricorrente che i files, prima della restituzione, erano stati duplicati su supporti informatici dalla polizia giudiziaria e che su essi erano in corso verifiche investigative.

Corte di Cassazione, sezione 6, penale, sentenza, 20 maggio 2011, n. 20105

Lista presunti evasori: pubblicazione su internet e violazione del segreto istruttorio

Non integra il reato di pubblicazione arbitraria degli atti di un procedimento penale la diffusione su internet dei nomi e dei relativi conti svizzeri di cittadini italiani potenziali evasori fiscali. Infatti, se i documenti acquisiti al procedimento hanno una origine extraprocessuale, e non sono dunque frutto di indagini compiute dal Pm o dalla polizia, allora non sono neppure coperti dal segreto ex art. 329 c.p.p; per essi non vige dunque il divieto di pubblicazione di cui all’art. 114 c.p.p. la cui violazione possa costituire il reato di cui all’art. 684 c.p.. Altra questione è quella dell’eventuale danno alla reputazione delle persone coinvolte che potrebbe trovare rifugio in altre disposizioni di legge, quali – se del caso – il reato di diffamazione.

Corte di Cassazione, sezione 1, penale, sentenza, 4 aprile 2011, n. 13494

Cronaca giudiziaria: limiti

La pubblicazione della notizia relativa alla presentazione di una denuncia penale e alla sua iscrizione nel registro delle notizie di reato, oltre a non essere idonea di per sé a configurare una violazione del segreto istruttorio o del divieto di pubblicazione di atti processuali, costituisce lecito esercizio del diritto di cronaca ed estrinsecazione della libertà di pensiero previste dall’art. 21 cost. e dall’art. 10 convenzione europea dei diritti dell’uomo, anche se in conflitto con diritti e interessi della persona, qualora si accompagni ai parametri dell’utilità sociale alla diffusione della notizia, della verità oggettiva o putativa, della continenza del fatto narrato o rappresentato, e qualora il giornalista si limiti a riferire tale fatto ponendosi, rispetto ad esso, quale semplice testimone, animato da dolus bonus e da ius narrandi.

Non così, in caso di uso strumentale del fatto, ancora “sub iudice”, se il giornalista, attraverso arbitrarie integra zioni, aggiunte, commenti, insinuazioni, fotografie corredate da didascalie, fa apparire come vera o verosimile la “notitia criminis”.

Cassazione civile sez. III, 22/02/2008, n.4603

Violazione del segreto istruttorio: quando non sussiste?

La documentazione acquisita legittimamente in una perquisizione penale operata dalla guardia di finanza su ordine della procura della Repubblica, può essere utilizzata dall’ufficio Iva ai fini dell’accertamento tributario disciplinato dagli art. 54 e 55 del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, nei limiti previsti da tali disposizioni, ma anche durante la vigenza del regime anteriore al d.P.R. 15 luglio 1982 n. 463, nei casi in cui essa non comportava violazione del segreto istruttorio.

Cassazione civile sez. I, 16/07/1993, n.7901

Violazione del segreto istruttorio: sanzioni penali

La legge obbliga al segreto istruttorio anche le “altre persone che concorrono a compiere atti di istruzione o assistono al compimento di essi”: fra queste sono compresi i coadiutori del perito i quali, senza prestare giuramento, possono svolgere mansioni di rilevazione di dati. Siffatta collaborazione anche da parte di personale dell’offeso dal reato (di cui qualcuno, poi, imputato) non inficia la validità della perizia; mentre l’eventuale violazione del segreto istruttorio comporta soltanto sanzioni penali (art. 326 c.p.).

Cassazione penale sez. VI, 07/04/1979

Chi è tenuto all’osservanza del segreto istruttorio?

La presenza, all’interrogatorio di imputati, di ufficiali di polizia giudiziaria (nella specie, verbalizzanti) o di altro magistrato dello stesso ufficio del pubblico ministero procedente, non costituisce violazione della legge processuale, potendo considerarsi una mera irregolarità improduttiva di conseguenze giuridiche sulla validità dell’atto istruttorio assunto. Né si determina violazione dell’art. 307 cod. proc. pen., per la specifica qualità di immediati collaboratori del P.M. degli ufficiali di P.G., tenuti alla stretta osservanza del segreto istruttorio. Nessuna norma, poi, per la concezione unitaria dello ufficio del P.M., impedisce ad altro rappresentante di detto ufficio di presenziare all’interrogatorio di un imputato onde ricavarne utili elementi in ordine ad altre indagini o procedimenti in corso.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Penale, Sentenza, 30 gennaio 1985, n. 1022

Pubblicazione atti procedimento penale: punizione

La punizione della pubblicazione a mezzo della stampa di atti di un processo penale non coperto da segreto istruttorio è giustificato dalla maggiore capacità di divulgazione della stampa, la quale – in quanto mezzo di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero – è soggetta al limite rappresentato dalla esigenza fondamentale di giustizia. (Non fondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 684 cod. pen. e 164 cod. proc. pen.). – cfr. S.n. 164/1964.

Corte Costituzionale, sentenza, 10 febbraio 1981, n. 18



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