L’esperto | Articoli

Associazione per delinquere e competenza territoriale: Cassazione

17 Luglio 2021
Associazione per delinquere e competenza territoriale: Cassazione

Luogo in cui è avvenuta la programmazione, l’ideazione e la direzione dell’associazione mafiosa. Connessione fra reati, vincolo della continuazione e competenza territoriale del giudice. Le ultime pronunce degli Ermellini.

Associazione mafiosa: la competenza territoriale

In tema di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso con il ruolo di capo, nell’ipotesi di organizzazione radicata in un particolare territorio che estenda la propria forza operativa attraverso strutture periferiche ubicate in altre zone, la competenza per territorio va individuata con riferimento al luogo ove si trova la cosca madre, da cui dipende il conferimento e la ratifica delle cariche delle articolazioni satelliti, anche se dotate di una certa autonomia di azione.

Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta l’individuazione della competenza territoriale del giudice di Reggio Calabria, ove aveva sede l’organizzazione di stampo mafioso appartenente alla ‘ndrangheta, a capo della quale vi era l’imputato, da cui dipendevano cellule operative in Lombardia.

Cassazione penale sez. II, 29/09/2020, n.29189

Associazione per delinquere con finalità di reati tributari

Ai fini della configurabilità della connessione teleologica prevista dall’art. 12, lett. c), c.p.p., e della sua idoneità a determinare uno spostamento della competenza per territorio, non è richiesto che vi sia identità fra gli autori del reato fine e quelli del reato mezzo.

La formulazione dell’art. 12, lett. c), c.p.p., sposta, e concentra, l’attenzione, a differenza delle due lettere precedenti, essenzialmente sul legame oggettivo tra due o più reati, senza esigere che l’autore – o gli autori – di quello strumentale all’altro o agli altri debba – o debbano – necessariamente prendere parte a quest’ultimo, che può essere commesso da terzi. Il principio è contemperato dalla provvisorietà delle imputazioni, sicché un materiale magmatico è tale da poter radicare la competenza territoriale.

Cassazione penale sez. III, 18/01/2019, n.18031

Competenza per territorio determinata da connessione

In tema di competenza per territorio determinata da connessione, l’art. 51, comma 3-bis, c.p.p., prevede, limitatamente ai reati in esso contemplati, una deroga assoluta ed esclusiva agli ordinari criteri di determinazione della competenza sicché, ove si proceda per uno qualsiasi di essi e per reati connessi, anche più gravi, la competenza territoriale del primo esercita una “vis attractiva” anche sugli altri.

(Fattispecie relativa a conflitto negativo di competenza sollevato in relazione alla connessione tra il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, di cui all’art. 260, d.lg. 3 aprile 2006, n. 152, e quello di associazione per delinquere).

Cassazione penale sez. I, 12/11/2018, n.16123

Reato di associazione per delinquere di stampo mafioso: configurabilità

Il reato di cui all’art. 416-bis cod. pen. è configurabile – con riferimento ad una nuova articolazione periferica (c.d. “locale”) di un sodalizio mafioso radicato nell’area tradizionale di competenza – anche in difetto della commissione di reati-fine e della esteriorizzazione della forza intimidatrice, qualora emerga il collegamento della nuova struttura territoriale con quella “madre” del sodalizio di riferimento, ed il modulo organizzativo (distinzione di ruoli, rituali di affiliazione, imposizione di rigide regole interne, sostegno ai sodali in carcere, ecc.) presenti i tratti distintivi del predetto sodalizio, lasciando ciò presagire il pericolo per l’ordine pubblico.

(In motivazione la Corte – con riferimento all’articolazione in una cittadina svizzera di un clan della “ndragheta” radicato in Calabria – ha osservato che i moderni mezzi di comunicazione propri della globalità hanno reso noto il metodo mafioso proprio della “ndragheta” anche in contesti geografici un tempo ritenuti refrattari o insensibili al condizionamento mafioso, per cui non è necessaria la prova della capacità intimidatrice o della condizione di assoggettamento o di omertà in quanto l’impatto oppressivo sull’ambiente circostante è assicurato dalla fama conseguita nel tempo dalla consorteria).

Cassazione penale sez. V, 24/05/2018, n.28722

Configurabilità del vincolo della continuazione

La connessione fondata sull’astratta configurabilità del vincolo della continuazione è idonea a determinare lo spostamento della competenza soltanto quando l’identità del disegno criminoso sia comune a tutti i compartecipi, giacché l’interesse di un imputato alla trattazione unitaria di fatti in continuazione non può pregiudicare quello del coimputato a non essere sottratto al giudice naturale.

(Fattispecie in tema di associazione per delinquere, con riferimento alla quale la S.C. ha ritenuto che erroneamente i giudici di merito avessero ritenuto, sul presupposto dell’astratta configurabilità della continuazione tra reato associativo e reati-fine, il radicamento della competenza territoriale nel luogo di prima manifestazione del programma del sodalizio, ossia nel luogo di commissione del fatto più grave contestato al coimputato, ma non anche all’imputato).

Cassazione penale sez. II, 28/02/2017, n.17090

Connessione di reati

In tema di associazione per delinquere, anche se di tipo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, la competenza territoriale in caso di connessione con i reati -fine deve essere determinato ex art. 16, commi 1 e 3, c.p.p., cioè, con riferimento al più grave dei reati commessi. Qualora si proceda per il delitto di associazione per delinquere da solo o in connessione con reati -fine meno gravi, la competenza territoriale deve essere determinata in base all’art. 8, comma 3, c.p.p. facendo riferimento, se conosciuto, al luogo in cui i soggetti si sono consociati dando vita all’associazione medesima, atteso che ai fini della consumazione del reato è sufficiente il raggiungimento dell’accordo criminale tra compartecipi.

Qualora non fosse possibile individuare il luogo della nascita del reato associativo, la competenza territoriale appartiene al giudice del luogo in cui la operatività dell’associazione si è manifestata per la prima volta tramite l’elemento espressivo dell’esistenza del sodalizio, quale una base operativa oppure un centro direzionale oppure un ‘covo’ con armi e munizioni o, ancora, altre simili manifestazioni materiali. Tali elementi, a prescindere dal tempo in cui sono scoperti, devono ritenersi cronologicamente e logicamente preesistenti alla commissione di reati -fine.

Qualora, infine, le evidenze processuali non rendano manifesto né il luogo in cui ha preso vita l’associazione per delinquere nè il luogo della sua concreta operatività organizzativo -decisionale, occorre far riferimento al locus in cui è stato commesso il primo reato fine, a prescindere della sua gravità, in quanto manifestativo della consumazione del reato associativo. Tuttavia, qualora i reati -fine siano connessi a quella associativo, la competenza territoriale deve essere determinato ex art. 16, comma 1, c.p.p. e quindi con riferimento non al reato commesso per primo ma a quello più grave.

Cassazione penale sez. II, 15/04/2016, n.33724

Associazione per delinquere: la competenza territoriale

La competenza territoriale del reato di associazione per delinquere va prioritariamente individuata nel luogo in cui è avvenuta la programmazione, l’ideazione e la direzione dell’associazione.

Cassazione penale sez. II, 22/09/2015, n.39895

Luogo dell’effettiva costituzione dell’associazione per delinquere

La competenza territoriale a conoscere di un reato associativo (nella specie, quello di associazione per delinquere ex art. 416 c.p.), che è un reato di natura permanente, si radica nel luogo in cui ha inizio la consumazione, che va individuato in quello del luogo in cui la struttura dell’associazione, destinata a durare nel tempo, diventa concretamente operante, a nulla rilevando il luogo di consumazione dei singoli reati-fine. A tal riguardo, non rileva il luogo del semplice accordo criminoso, ma per poter individuare il luogo dell’effettiva costituzione dell’associazione si richiede qualcosa di più preciso e concreto, da individuarsi nel posto in cui si è svolta l’attività organizzativa-decisionale dell’associazione ovvero in quello di prima esternazione del sodalizio criminoso o di concretizzazione dei primi segni di operatività, sintomatici dell’origine dell’associazione nello spazio. Solo se difetta alcuna prova in tal senso, soccorrono i criteri sussidiari, tra i quali, da ultimo, quello di cui all’art. 9, comma 3, c.p.p

(Affermazione resa in una fattispecie di reato associativo finalizzato alla commissione di reati fiscali: la Corte ha ritenuto corretta e congruamente motivata la decisione che, a prescindere dalle sedi sociali delle società coinvolte, ha ritenuto di radicare la competenza dell’associazione nel luogo ove aveva svolto la propria attività professionale il commercialista, coinvolto nell’associazione, che si ipotizzava avesse, con la propria attività, svolto un ruolo di coordinamento e di supporto ai fini della commissione degli illeciti).

Cassazione penale sez. III, 09/06/2011, n.29899

Procedimento per associazione per delinquere

Qualora si proceda per reato associativo che rientri nel novero di quelli indicati nell’art. 51, comma 3 bis c.p.p., e per reati connessi, la competenza territoriale per il primo esercita una “vis attractiva” anche su quella degli altri, sempre che ne sia accertato il luogo di consumazione, sulla base delle regole stabilite negli art. 8 e 9, comma 1, c.p.p. o, quando sia impossibile la loro applicazione, in base a quelle del successivo art. 16, potendosi far ricorso ai criteri sussidiari indicati nei commi secondo e terzo del citato art. 9 solo in via residuale, allorché non possano trovare applicazione quei parametri oggettivi che, garantendo il collegamento tra competenza territoriale e luogo di manifestazione di almeno uno degli episodi che costituiscono la vicenda criminosa, meglio assicurano il principio costituzionale della “naturalità” del giudice, come fisiologica allocazione del processo, fin quando e dove possibile nel “locus commissi delicti”.

(Nella specie, relativa a procedimento per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di t.l.e., risultando che il sodalizio criminoso operava, oltre che in territorio cinese, nella città di Brescia, dove risiedevano gli organizzatori stranieri dei traffici illeciti, la Corte ha dichiarato la competenza dell’a.g. bresciana, sulla base del comb. disp. art. 9, comma 1, e decimo, comma 3, c.p.p., ritenendo del tutto irrilevante che il sequestro del tabacco importato dall’organizzazione fosse avvenuto nel porto di Gioia Tauro). V. Corte cost., 21 aprile 2006 n. 168

Cassazione penale sez. I, 17/03/2010, n.13929

Traffico di stupefacenti: luogo di operatività della struttura criminosa

La competenza territoriale per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti si radica nel luogo in cui si è realizzata l’operatività della struttura criminosa, assumendo rilevanza il luogo di commissione dei singoli delitti commessi in attuazione del programma criminoso nel caso in cui, per numero e consistenza, essi rivelino il luogo di operatività dell’associazione.

Cassazione penale sez. V, 08/10/2009, n.4104

Luogo di prima iscrizione della notitia criminis

La competenza territoriale a conoscere del reato di associazione per delinquere, allorché non sia configurabile connessione con i reati fine, non si conosca il luogo di radicamento del sodalizio criminoso, né si possa far riferimento, data la loro diversità, al luogo di residenza, di dimora o di domicilio degli imputati, va determinata secondo il criterio residuale del luogo di prima iscrizione della “notitia criminis”, restando irrilevante quello di consumazione del primo reato fine.

Cassazione penale sez. I, 09/10/2008, n.40345

Come determinare la competenza territoriale?

Ai fini della determinazione della competenza territoriale in procedimenti connessi, di cui uno riguardi il delitto di associazione per delinquere, della quale non sia possibile determinare il luogo di consumazione, la competenza va determinata sulla base del criterio sussidiario indicato nell’art. 9 cod. proc. pen. solo nei casi in cui non sia possibile far ricorso a quello di consumazione dei reati-fine, che invece opera anche quando questi ultimi siano più di uno e commessi in luoghi diversi, dovendosi far riferimento al più grave di essi o a quello commesso per primo. (Fattispecie in tema di conflitto negativo).

Cassazione penale sez. I, 24/06/2008, n.29160

Effetti sulla competenza per materia e sulla competenza per territorio

Ai fini della determinazione della competenza territoriale in procedimenti connessi, uno dei quali riguardi il delitto di associazione per delinquere, reato di natura permanente, la competenza va di regola determinata con riferimento al luogo in cui si è realizzata l’operatività della struttura organizzativa, a nulla rilevando il luogo di consumazione dei singoli reati oggetto del pactum sceleris.

Qualora, invece, non emerga con chiarezza il luogo in cui l’associazione opera o abbia operato né è possibile far ricorso al luogo di consumazione dei reati-fine, trova applicazione l’art. 9 comma 3 c.p.p. (Fattispecie relativa ad un’associazione per delinquere, denominata DSSA – Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo – finalizzata alla perpetrazione di un numero indeterminato di reati di usurpazione di pubbliche funzioni e di illecito utilizzo di dati e informazioni riservati da accreditare anche presso istituzioni sovranazionali ed estere al fine di ottenere finanziamenti economici ovvero incarichi di protezione di soggetti a rischio anche presso Stati esteri).

Cassazione penale sez. I, 07/12/2005, n.45388

Qualificazione di associazione criminosa

La competenza territoriale in ordine al reato di associazione per delinquere si radica nel luogo in cui ha avuto inizio la consumazione, ai sensi dell’art. 8 comma 3 c.p.p., per tale dovendosi intendere il luogo di costituzione del sodalizio criminoso a prescindere dalla localizzazione dei reati-fine eventualmente realizzati.

(In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato competente il giudice del luogo in cui aveva sede la cooperativa agricola, alla quale era stata attribuita la qualificazione di associazione criminosa finalizzata a commettere una serie di truffe ai danni dell’A.i.m.a., ritenendo ivi costituito il sodalizio criminoso).

Cassazione penale sez. I, 24/04/2001, n.24849

Giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione del reato

In tema di associazione per delinquere, trattandosi di reato permanente, la competenza territoriale va individuata ex art. 8 comma 3 c.p.p., con la conseguenza che essa spetta al giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione del reato. Tuttavia, qualora gli atti del processo non offrano elementi certi per l’individuazione di tale luogo, deve farsi ricorso ai criteri sussidiari previsti dall’art. 9 c.p.p.

Alla luce di tale disposizione, ove non siano comunque percepibili neppure elementi presuntivi che valgano a radicare la competenza territoriale nel luogo in cui il sodalizio criminoso si manifesti per la prima volta all’esterno, possono utilizzarsi criteri desumibili dai reati fine, con particolare riferimento a quello della consumazione dell’ultimo reato fine, specialmente nel caso in cui detti reati siano stati tutti commessi nello stesso luogo e siano tutti dello stesso tipo.

(Nella specie, nella quale l’associazione aveva ad oggetto i reati di accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica, mediante ingresso in rete telefonica, attraverso un’utenza dalla quale venivano abusivamente raggiunte, in modo fraudolento e reiterato, utenze estere, si è ritenuto territorialmente competente il giudice del luogo dell’ultima telefonata).

Cassazione penale sez. VI, 04/10/1999, n.3067



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube