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Dove potrai trovare un porno sexy shop

15 Maggio 2014
Dove potrai trovare un porno sexy shop

Liberalizzazione del commercio: stop alla vendita di gadget sexy, ma solo a meno di 400 metri dai luoghi sensibili come chiese e scuole.

 

Gadget sexy a tutte le ore, ma, soprattutto, in tutti i luoghi. Il decreto Salva Italia [1], infatti, ha sdoganato la possibilità di aprire i negozi della trasgressione in qualsiasi luogo della città e non più soltanto fuori dai centri urbani. Per cui, potremo trovare il sexy shop anche nei quartieri storici, tra le birrerie e le piccole botteghe degli artigiani. Unico limite: non potranno essere a meno di quattrocento metri da scuole e chiese.

È quanto chiarito da una recente sentenza del Tar Lombardia [2], che ha accolto il ricorso di un commerciante a cui il Comune aveva rigettato la Scia per un pornoshop.

In questi casi – scrivono i giudici amministrativi – la valorizzazione del territorio, il richiamo ai beni architettonici, ambientali e al decoro urbano non possono essere usate come scuse per impedire l’apertura, in centro, dei sexy shop, ma deve prevalere il principio comunitario della libera concorrenza e della necessaria tutela delle attività economiche.

Legittima è invece la delibera consiliare laddove pone il keep out dei sexy shop ad almeno quattrocento metri dalle scuole, in quanto luoghi frequentati da minorenni e dunque soggetti più vulnerabili. Qui –  si legge in sentenza – entra in gioco la tutela della salute umana in senso ampio.

Non solo. Il pornoshop deve tenersi alla larga, sempre ad almeno 400 metri, anche dalle chiese e dai cimiteri, per rispetto alle persone che li frequentano. Lo stesso discorso vale per ospedali e case di cura.

La liberalizzazione non risparmia neanche i condomini e domani potremo trovare un sexy shop anche nel cortile interno di uno stabile condominiale. Ciò, infatti, secondo il Tribunale di Bergamo [3], non può comportare una molestia o un fastidio pregiudizievole per il condominio o i singoli condomini.


note

[1] Il Decreto Legge n. 201/11 afferma la libertà di apertura senza limiti per nuovi negozi sul territorio, tranne casi particolari come le farmacie. Insieme ad esso, poi il Decreto Legge n. 1/2012 abroga ogni norme che pone “divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati o non proporzionati alle finalità pubbliche perseguite”.

[2] Tar Lombardia, sez. Brescia, sent. n. 480/14.

[3] Trib. Bergamo, sent. del 13.06.1997.

Autore immagine: 123rf.com


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