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Separazione conviventi e rimborso spese per la casa

2 Luglio 2021 | Autore:
Separazione conviventi e rimborso spese per la casa

Il convivente che ha pagato i lavori di ristrutturazione dell’immobile di proprietà dell’altro ha diritto a riavere i soldi se il rapporto finisce? 

Quando ci si sposa o si inizia a convivere si fanno grandi progetti di vita insieme; poi, per molte coppie, dopo qualche anno, la passione finisce. Il matrimonio o la convivenza naufraga e rimangono solo litigi, incomprensioni e qualche volta anche debiti da regolare tra i due ormai ex coniugi o conviventi. Così arriva il momento di prendere il taccuino e presentare i conti da saldare. Le faccende da regolare tra gli ex, da un punto di vista economico, sono parecchie. Una delle domande più comuni che le coppie in procinto di lasciarsi si pongono è: al momento della separazione tra conviventi spetta il rimborso spese per la casa? 

Può trattarsi di spese correnti, quando sono state sostenute per l’ordinaria manutenzione dell’abitazione dove i due partner vivevano insieme, ma anche di esborsi più consistenti, come nel caso in cui siano stati compiuti lavori di ristrutturazione. Se i costi sono stati pagati da uno solo dei due ex conviventi, mentre le opere sono state realizzate su un immobile che è di proprietà esclusiva dell’altro, è evidente che costui, o costei, ne trarrà un grosso vantaggio economico, che perdurerà dopo la fine del rapporto. 

Uno si terrà sicuramente l’immobile che ha acquisito maggior valore, perché è suo; l’altro, quello che ha pagato tutto, non vorrebbe rimanere a bocca asciutta. Così chi ha sostenuto queste grosse spese per la casa vorrebbe ottenere il rimborso, per riprendere quei soldi spesi e che andrebbero definitivamente persi dopo la separazione dei conviventi. È possibile chiedere il rimborso, e se sì come? La questione non è semplice, ma in giurisprudenza spesso prevale il principio che si potrebbe grossolanamente riassumere con la massima «chi ha avuto ha avuto e chi ha dato a dato». Vediamo meglio come stanno le cose: cosa dice la legge e come la interpreta la Corte di Cassazione.

I rimborsi spese per la casa nella separazione coniugale 

Nel matrimonio, il regime dei rimborsi delle spese sostenute per la casa familiare è abbastanza chiaro: quando avviene la separazione coniugale, e l’eventuale successivo divorzio, tutte le spese sostenute dal marito o dalla moglie vanno calcolate al netto del normale obbligo di contribuzione alla vita familiare, che riguarda entrambi. Solo le spese straordinarie ed ingenti che travalicano questa soglia potranno essere restituite.

Perciò, il coniuge che non è proprietario dell’immobile sul quale sono stati eseguiti gli interventi edilizi di ristrutturazione, restauro o manutenzione straordinaria avrà diritto di ottenere dall’altro il rimborso delle spese sostenute, o, più esattamente, a vedersi riconoscere un’indennità commisurata all’incremento di valore del bene, anziché all’importo effettivamente pagato [1]. La somma dovuta dovrà anche essere rivalutata in base agli indici Istat, per rendere l’importo, pagato anni prima, congruo in relazione al costo della vita attuale. 

Questo principio – che riguarda la separazione coniugale, e non la convivenza di fatto – è stato affermato dalla Corte di Cassazione [2]Tieni, però, presente che l’orientamento giurisprudenziale non è pacifico e non mancano pronunce di segno contrario, che non riconoscono il diritto al rimborso o all’indennità. A tal proposito, la Suprema Corte [3] afferma che le spese di ristrutturazione sostenute da un solo coniuge sull’immobile dell’altro rimangono definitivamente accollate a lui, perché furono compiute per «spirito di liberalità», come se vi fosse stata una donazione indiretta della somma di denaro impiegata per i lavori edilizi. 

Separazione conviventi: spetta il rimborso spese di ristrutturazione? 

La situazione delle coppie che convivono di fatto è ancora peggiore di quella delle coppie sposate, per quanto riguarda il rimborso delle spese di ristrutturazione e delle altre spese straordinarie. Una nuova ordinanza della Cassazione [4] ha stabilito in maniera perentoria che l’ex convivente non ha diritto al rimborso dei soldi spesi per ristrutturare la casa di proprietà del suo compagno.

Per la Suprema Corte, la spesa costituisce una «obbligazione naturale» [5], vale a dire l’adempimento spontaneo di un dovere morale, o sociale, che viene effettuato liberamente anziché in base ad un obbligo giuridico. La conseguenza pratica peggiore di questa impostazione è che le obbligazioni naturali precludono la possibilità di esercitare l’azione legale di indebito arricchimento [6], detta anche “arricchimento senza giusta causa“, cioè quella che consentirebbe la restituzione di quanto pagato, almeno nei limiti dell’incremento di valore dell’immobile.  

È opportuno soffermarsi sulla vicenda decisa dai giudici di piazza Cavour per capire di cosa si tratta e quali implicazioni comporta: il caso riguardava una coppia che aveva convissuto insieme per quattro anni, e l’uomo aveva speso quasi 100mila euro per lavori e opere su un immobile di proprietà della donna. Il tribunale aveva inizialmente accolto la domanda di restituzione dei soldi, ma la Cassazione ha detto definitivamente no al rimborso. La Suprema Corte ha ritenuto che quella somma era «non esorbitante dalle esigenze familiari» e comunque «adeguata alle circostanze e proporzionata all’entità del patrimonio e delle condizioni sociali»: quindi, non poteva parlarsi di arricchimento ingiustificato della proprietaria dell’immobile che aveva beneficiato dei lavori pagati dal suo ex compagno. 


note

[1] Art. 1150 Cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 20207/2017. 

[3] Cass. ord. n. 24160/2018.

[4] Cass. ord. n. 18721 del 01.07.2021. 

[5] Art. 2034 Cod. civ.

[6] Art. 2041 Cod. civ.


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