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Delibazione sentenza nullità matrimonio: Cassazione

2 Luglio 2021
Delibazione sentenza nullità matrimonio: Cassazione

Declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario e cause ostative.

Nullità del matrimonio per difetto di consenso e delibazione della sentenza ecclesiastica

In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi d’invalidità contemplata dall’articolo 120 del Cc, cosicché è da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano.

In particolare, tale contrasto non è ravvisabile sotto il profilo del difetto di tutela dell’affidamento della controparte, poiché, mentre in tema di contratti la disciplina generale dell’incapacità naturale dà rilievo alla buona o malafede dell’altra parte, tale aspetto è ignorato nella disciplina dell’incapacità naturale, quale causa d’invalidità del matrimonio, essendo in tal caso preminente l’esigenza di rimuovere il vincolo coniugale inficiato da vizio psichico.

Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, n.11791

L’eccezione di convivenza ultratriennale dei coniugi 

La convivenza tra coniugi non richiede necessariamente la loro materiale coabitazione. Una seppur anomala convivenza ultratriennale “come coniugi” costituisce anch’essa una situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima.

In materia di delibazione di sentenze in materia matrimoniale emesse da Tribunali ecclesiastici, la convivenza “come coniugi”, quale elemento essenziale del “matrimonio -rapporto”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano”, la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, già affermato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 18 del 1982 e n. 203 del 1989, ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”.

Cassazione civile sez. I, 13/01/2021, n.367

Delibazione di sentenza di nullità ecclesiastica e morte di uno dei coniugi 

La sopravvenienza della morte di uno dei coniugi, nel corso del procedimento dinanzi alla Corte di cassazione sull’impugnazione della pronuncia che abbia dichiarato l’esecutività della sentenza del tribunale ecclesiastico di nullità del matrimonio canonico, non determina la cessazione della materia del contendere, salva l’esigenza di avvertire gli eventuali eredi per assicurare il contraddittorio e il diritto di difesa. (Conforme Rv. 42203801).

Cassazione civile sez. VI, 16/10/2020, n.22599

Riserva mentale alla procreazione di figli

Può essere delibata, e conseguire gli effetti civili, la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio concordatario per esclusione di uno, o più, dei “bona matrimonii”, nel caso di specie il consenso alla procreazione di figli ed il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio, a condizione che la riserva mentale sia stata manifestata all’altro coniuge o sia stata da questo effettivamente conosciuta, o comunque risultasse conoscibile con l’ordinaria diligenza, atteso che, ove tali circostanze non ricorrano, la delibazione trova ostacolo nella contrarietà con l’ordine pubblico italiano, che è rilevabile d’ufficio, e nel cui ambito deve essere ricompreso il fondamentale principio della tutela della buona fede e dell’affidamento del coniuge incolpevole.

Cassazione civile sez. VI, 16/06/2020, n.11633

La contrarietà all’ordine pubblico per ragioni inerenti alla tutela della buona fede e dell’affidamento incolpevole  

In tema di delibazione di sentenza ecclesiastica con cui sia stata dichiarata la nullità del matrimonio, l’ipotesi ostativa della contrarietà all’ordine pubblico per ragioni inerenti alla tutela della buona fede e dell’affidamento incolpevole può essere rilevata d’ufficio (nella specie nella sentenza, non era stata dimostrata la conoscenza o conoscibilità da parte della donna circa la convinzione del marito di escludere l’indissolubilità del matrimonio o la possibilità di avere figli, rilevando dunque d’ufficio la contrarietà all’ordine pubblico).

Cassazione civile sez. VI, 16/06/2020, n.11633

Riconoscimento dell’efficacia delle sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio proposto da un solo coniuge 

In tema di riconoscimento dell’efficacia delle sentenze canoniche di nullità del matrimonio, qualora la relativa domanda sia proposta da uno solo dei coniugi, non trova applicazione la disciplina del procedimento camerale, ma quella del giudizio ordinario di cognizione.

Cassazione civile sez. I, 22/04/2020, n.8028

Omosessualità del coniuge e nullità del matrimonio

La convivenza triennale “come coniugi”, quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un’eccezione in senso stretto, non rilevabile d’ufficio, né opponibile dal coniuge, per la prima volta, nel giudizio di legittimità.

Cassazione civile sez. III, 20/04/2020, n.7932

Contumacia del convenuto

La contumacia del convenuto, nel giudizio di riconoscimento degli effetti civili alla sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, non incide sulla natura dell’eccezione relativa alla convivenza triennale come coniugi, che costituisce un limite di ordine pubblico alla delibazione, e rimane compresa, anche in mancanza della costituzione della parte convenuta, tra quelle riservate dall’ordinamento all’esclusiva disponibilità delle parti.

(Nella specie la S.C. ha respinto il ricorso per cassazione proposto dal procuratore generale nel giudizio di delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, in cui la moglie era rimasta sempre contumace e dagli atti era emersa una convivenza tra i coniugi di durata ultratriennale, accompagnata dalla nascita di tre figli). 

Cassazione civile sez. I, 20/04/2020, n.7923

La convivenza coniugale ultratriennale costituisce una eccezione in senso stretto rilevabile su istanza di parte

L’eccezione relativa alla convivenza triennale come coniugi, ostativa alla positiva delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, rientra tra quelle che l’ordinamento riserva alla disponibilità della parte interessata; e ciò in base sia alla complessità fattuale delle circostanze sulle quali essa si fonda e alla connessione molto stretta di tale complessità con l’esercizio di diritti, con l’adempimento di doveri e con l’assunzione di responsabilità personalissimi di ciascuno dei coniugi, sia alla espressa previsione della necessità dell’eccezione di parte nell’analoga fattispecie dell’impedimento al divorzio costituito dall’interruzione della separazione, ai sensi della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 3.

Cassazione civile sez. I, 20/04/2020, n.7925

Sul riconoscimento dell’esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio per motivi legati alla prole

La sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei “bona” matrimoniali, quale quello relativo alla prole, e cioè per una ragione diversa da quelle di nullità previste per il matrimonio civile dal nostro ordinamento, non impedisce il riconoscimento dell’esecutività della sentenza ecclesiastica, quando quella esclusione, ancorché unilaterale, sia stata portata a conoscenza dell’altro coniuge prima della celebrazione del matrimonio, o, comunque, questi ne abbia preso atto, ovvero quando vi siano stati concreti elementi rivelatori di tale atteggiamento psichico non percepiti dall’altro coniuge solo per sua colpa grave.

Cassazione civile sez. I, 09/12/2019, n.32027

Declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per esclusione, da parte di uno solo dei coniugi, di uno dei “bona matrimonii”

La declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per esclusione, da parte di uno solo dei coniugi, di uno dei “bona matrimonii”, postula che la divergenza unilaterale tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge, ovvero che sia stata da questi in effetti conosciuta, o che non gli sia stata nota esclusivamente a causa della sua negligenza, atteso che, qualora le menzionate situazioni non ricorrano, la delibazione trova ostacolo nella contrarietà all’ordine pubblico italiano, nel cui ambito va ricompreso il principio fondamentale di tutela della buona fede e dell’affidamento incolpevole. In quest’ambito, se, da un lato, il giudice italiano è tenuto ad accertare la conoscenza o l’oggettiva conoscibilità dell’esclusione anzidetta da parte dell’altro coniuge con piena autonomia, trattandosi di profilo estraneo, in quanto irrilevante, al processo canonico, senza limitarsi al controllo di legittimità della pronuncia ecclesiastica di nullità, dall’altro, la relativa indagine deve essere condotta con esclusivo riferimento alla pronuncia da delibare ed agli atti del processo medesimo eventualmente acquisiti, opportunamente riesaminati e valutati, non essendovi luogo, in fase di delibazione, ad alcuna integrazione di attività istruttoria; inoltre, il convincimento espresso dal giudice di merito sulla conoscenza o conoscibilità da parte del coniuge della riserva mentale unilaterale dell’altro costituisce, se motivato secondo un logico e corretto “iter” argomentativo, statuizione insindacabile in sede di legittimità, sebbene la prova della mancanza di negligenza debba essere particolarmente rigorosa e basarsi su circostanze oggettive e univocamente interpretabili che attestino la inconsapevole accettazione dello stato soggettivo dell’altro coniuge.

Cassazione civile sez. VI, 25/06/2019, n.17036

La declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei “bona” matrimoniali, postula che la divergenza unilaterale tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all’altro coniuge, ovvero sia stata da questo effettivamente conosciuta o ignorata esclusivamente per sua negligenza. Ne consegue che ove tale condizione non ricorra la delibazione troverà ostacolo nella contrarietà al principio di ordine pubblico italiano di tutela della buona fede e dell’affidamento incolpevole.

Cassazione civile sez. I, 14/02/2019, n.4517

Resta il diritto all’assegno di divorzio accertato prima della sentenza di annullamento delle nozze della sacra rota

In materia di separazione e divorzio, l’assegno divorzile non viene meno quando l’accertamento relativo all’impossibilità di proseguire il matrimonio sia passato in giudicato prima della delibazione della sentenza rotale di annullamento del matrimonio. Ad affermarlo è la Cassazione per la quale non esiste un rapporto di “primazia” della pronuncia di nullità, secondo il diritto canonico, del matrimonio concordatario sulla pronuncia di cessazione degli effetti civili delle stesse nozze. Resta pertanto il diritto all’assegno di divorzio accertato prima della sentenza di annullamento delle nozze della sacra rota.

Nella fattispecie, la Corte ha respinto il ricorso dell’ex marito che negava dì dover corrispondere mille euro mensili, come deciso dal giudice ordinario, visto che il tribunale ecclesiastico aveva annullato le nozze.

Cassazione civile sez. I, 23/01/2019, n.1882



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