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Nullità del matrimonio e convivenza dei coniugi: Cassazione

2 Luglio 2021
Nullità del matrimonio e convivenza dei coniugi: Cassazione

La convivenza prolungata e triennale come coniugi è ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio.

Nel nostro ordinamento le eccezioni in senso stretto, cioè quelle rilevabili solo a istanza di parte, si identificano non solo in quelle eccezioni per le quali la legge espressamente riservi il potere di rilevazione alla parte, ma altresì in quelle eccezioni in cui il relativo fatto integratore corrisponde all’esercizio di un diritto potestativo azionabile in giudizio da parte del titolare e, quindi, per svolgere la efficacia modificativa, impeditiva o estintiva di un rapporto giuridico, richiede il tramite di una manifestazione di volontà della parte. In particolare, in tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario la situazione di convivenza oltre un triennio, costituente oggetto dell’eccezione – che impedisce l’accoglimento della domanda di delibazione – costituisce una situazione caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, che in quanto tale non possono che essere dedotti esclusivamente dalla parte interessata.

In tale prospettiva, essendo ostativa alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità, la convivenza prolungata dei coniugi, successivamente alla celebrazione del matrimonio, la stessa deve essere espressamente dedotta e provata nella fase di delibazione della sentenza ecclesiastica da parte del soggetto interessato, a pena di decadenza nella comparsa di risposta, ai sensi dell’articolo 167, comma 2, del Cpc, che deve essere depositata nel termine di venti giorni prima dell’udienza fissata nell’atto di citazione a norma dell’articolo 166 del Cpc, senza che rilevi – in senso contrario – che l’udienza fissata nell’atto di citazione sia stata rinviata d’ufficio, a norma dell’articolo 168-bis del Cpc.

Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, n.11791

La convivenza tra coniugi non richiede necessariamente la loro materiale coabitazione. Una seppur anomala convivenza ultratriennale “come coniugi” costituisce anch’essa una situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima.

In materia di delibazione di sentenze in materia matrimoniale emesse da Tribunali ecclesiastici, la convivenza “come coniugi”, quale elemento essenziale del “matrimonio -rapporto”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano”, la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, già affermato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 18 del 1982 e n. 203 del 1989, ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”.

Cassazione civile sez. I, 13/01/2021, n.367

La convivenza prolungata per almeno tre anni dopo le nozze, intesa non come mera coabitazione ma come comunione di vita, implica un’accettazione consapevole e volontaria di qualsiasi vizio genetico afferente il matrimonio, ostando perciò alla delibazione della sentenza ecclesiastica che ha sancito la nullità del vincolo matrimoniale.

Cassazione civile sez. I, 17/09/2020, n.19329

Assume rilievo ostativo di ordine pubblico alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità del matrimonio pronunciata dal Tribunale Ecclesiastico il protrarsi del matrimonio – rapporto ultra triennale dalla data di celebrazione del matrimonio religioso, indipendentemente dal momento della scoperta del vizio invalidante da parte del coniuge che non ha espresso un consenso viziato.

Cassazione civile sez. I, 17/09/2020, n.19329

La convivenza triennale come coniugi, quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all’esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un’eccezione in senso stretto, non rilevabile d’ufficio, senza che rilevi – in senso contrario – che una delle parti sia rimasta contumace nel giudizio di delibazione, considerato il carattere volontario della contumacia stessa, dichiarabile solo in presenza della prova della rituale notifica della domanda giudiziale.

Cassazione civile sez. I, 20/04/2020, n.7923

L’eccezione relativa alla convivenza triennale come coniugi, ostativa alla positiva delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, rientra tra quelle che l’ordinamento riserva alla disponibilità della parte interessata; e ciò in base sia alla complessità fattuale delle circostanze sulle quali essa si fonda e alla connessione molto stretta di tale complessità con l’esercizio di diritti, con l’adempimento di doveri e con l’assunzione di responsabilità personalissimi di ciascuno dei coniugi, sia alla espressa previsione della necessità dell’eccezione di parte nell’analoga fattispecie dell’impedimento al divorzio costituito dall’interruzione della separazione, ai sensi della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 3.

Cassazione civile sez. I, 20/04/2020, n.7925

La stabile convivenza dei coniugi per oltre tre anni dalla data del matrimonio impedisce la dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal Tribunale ecclesiastico. La convivenza continuativa ultratriennale non può essere messa in discussione, al fine di escludere la condizione ostativa al riconoscimento in Italia della sentenza di nullità ecclesiastica del matrimonio, deducendo una non adesione affettiva al rapporto di convivenza da parte di uno o di entrambi i coniugi. Tale mancanza di adesione affettiva può acquisire rilevanza giuridica solo se i coniugi abbiano manifestato inequivocabilmente all’esterno la piena volontà di considerare la convivenza come una semplice coabitazione. Occorre parimenti che sia manifesta nei coniugi la consapevolezza delle conseguenze giuridiche di tale esteriorizzazione ovvero l’affermazione comune dell’esclusione degli effetti giuridici propri del matrimonio per effetto della semplice coabitazione.

Cassazione civile sez. VI, 26/11/2019, n.30900



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