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Il secondo lavoro

4 Luglio 2021
Il secondo lavoro

Chi ha già un lavoro può svolgere una seconda attività di lavoro autonomo o dipendente? Il limite di orario, i co.co.co. e i dipendenti in smart working.

Di questi tempi, è già una chimera un lavoro, figuriamoci una seconda occupazione. Eppure c’è chi, tra più part-time e attività autonome, riesce a riempire tutta la giornata. Certo, esistono i limiti di legge che impediscono di lavorare più di otto ore al giorno, ma questi valgono solo per i dipendenti. Nulla esclude – come spesso succede – che un professionista o un imprenditore lavori 12 ore al giorno e anche oltre. 

Vediamo allora come va regolato il secondo lavoro e quali sono le regole da rispettare. 

È possibile avere un secondo lavoro?

La possibilità di avere un secondo lavoro è disciplinata in modo diverso a seconda che si tratti di dipendente privato o pubblico. Partiamo dal primo caso.

Chi ha già un lavoro dipendente e vuole svolgere un secondo lavoro, anch’esso da dipendente, deve sottostare a una serie di limiti. Innanzitutto, quelli di orario: non si può trattare di due full time. Tanto il lavoratore quanto il suo datore devono rispettare i limiti di orario imposti dalla legge e validi per qualsiasi settore aziendale.

In particolare, il dipendente può lavorare non più di 48 ore a settimana, in media, calcolate in un periodo di 4 mesi. Questo significa che è ben possibile lavorare in alcune settimane di più a patto che nelle altre si lavori di meno, abbassando così la media (si pensi a un dipendente che, in una settimana del periodo di riferimento, lavori 52 ore e, in un’altra dello stesso periodo, lavori 44 ore).

Bisogna poi rispettare il riposo giornaliero che deve essere pari ad almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore. E poi c’è il riposo minimo settimanale, pari ad almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni (inteso come media da rispettare nell’arco di 14 giorni).

Al fine di garantire il rispetto dei limiti di orario, la legge impone al dipendente di comunicare, al secondo datore di lavoro, l’esistenza del primo rapporto.

La seconda regola da rispettare è il divieto di concorrenza. Tutti i dipendenti hanno l’obbligo di non svolgere attività in concorrenza con il proprio datore di lavoro. Questo significa che un secondo lavoro è possibile solo nella misura in cui riguardi un campo completamente diverso di attività o settore merceologico. Solo un’esplicita autorizzazione di entrambi i datori di lavoro potrebbe superare questo ostacolo. 

Tale divieto viene meno alla cessazione del rapporto di lavoro, sia che ciò dipenda da dimissioni o licenziamento. Ma ciò solo a patto che il dipendente non abbia firmato un «patto di non concorrenza».

In ultimo, il dipendente che svolge un secondo lavoro deve evitare di comunicare a terzi – inclusi gli altri datori di lavoro – le informazioni di cui sia a conoscenza proprio in virtù delle sue mansioni (ad esempio, i recapiti dei clienti).

Un dipendente pubblico può avere un secondo lavoro?

Diverso è il discorso per i dipendenti pubblici. Questi ultimi, in linea di massima, non possono svolgere un secondo lavoro, a pena di pesanti sanzioni disciplinari che possono arrivare anche al licenziamento. Tale limite è imposto per garantire l’imparzialità di chi svolge attività di rilievo pubblico. 

Pertanto, i dipendenti della Pubblica Amministrazione non possono lavorare per datori di lavoro privati, non possono rivestire cariche in società con scopo di lucro, non possono svolgere attività imprenditoriali commerciali o industriali, ecc. Questa incompatibilità vale per i dipendenti pubblici con contratto a tempo pieno o part time superiore al 50%.

Esistono però delle eccezioni. Il dipendente pubblico, previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza, può svolgere un secondo lavoro solo se si tratta di incarichi saltuari.

Sono invece ammessi, senza necessità di autorizzazione, i compensi derivanti:

  • dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie, ecc.
  • dallo sfruttamento economico di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali da parte dell’autore o inventore;
  • dalla partecipazione a convegni e seminari;
  • da incarichi per i quali è previsto il rimborso delle spese documentate;
  • da incarichi per il cui svolgimento il dipendente è posto in aspettativa, in comando o fuori ruolo;
  • da incarichi assegnati da organizzazioni sindacali a dipendenti che siano, presso le stesse, distaccati o in aspettativa non retribuita;
  • da attività di formazione rivolta ai dipendenti pubblici oppure di docenza e di ricerca scientifica.

Inoltre, i divieti e i limiti all’esercizio di un secondo lavoro non si applicano ai seguenti dipendenti pubblici:

  • docenti della scuola (per loro è comunque prevista l’autorizzazione del direttore didattico o del dirigente scolastico, che deve verificare la compatibilità della seconda attività con l’orario di insegnamento e di servizio);
  • docenti universitari a tempo determinato;
  • personale sanitario, sia in regime intramoenia (cioè all’interno della struttura sanitaria pubblica) o extramoenia;
  • i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro part-time non superiore al 50%, anche a tempo indeterminato.

Restano ferme una serie di incompatibilità che possono comportare conflitti di interesse. A tal fine, sarà sempre bene verificare ciò che prescrive il relativo contratto collettivo. 

Si può avere un secondo lavoro autonomo o un contratto di collaborazione esterna?

I limiti di orario che abbiamo appena indicato non valgono per chi firma un co.co.co. ossia un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Difatti, il collaboratore esterno non è vincolato a un orario di lavoro prestabilito ma può gestire la propria attività per come meglio crede. Quindi, nulla vieta che un dipendente a tempo pieno abbia contemporaneamente in corso un co.co.co.

Lo stesso, a maggior ragione, vale per chi intende svolgere un lavoro autonomo pur avendo un full time alle dipendenze di un altro datore di lavoro. 

Resta comunque fermo il dovere di non svolgere attività in concorrenza con l’azienda datrice di lavoro. 

Si possono avere due lavori in smart working?

Il doppio lavoro in smart working è ammesso, salvi i limiti per i dipendenti pubblici e il dovere di non concorrenza. E ciò perché nel cosiddetto «lavoro agile» non c’è un limite definito di orario (anche se si parla sempre più di frequente dell’inserimento del diritto di disconnessione). 

Opposta è la soluzione nel caso del telelavoro: non si tratta infatti di una diversa forma di lavoro ma di una diversa modalità di svolgimento del lavoro subordinato, che pertanto deve sottostare ai limiti di orario. 



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