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Iva split payment: aspetti contabili e fiscali

12 Aprile 2015 | Autore:
Iva split payment: aspetti contabili e fiscali

La Legge di Stabilità 2015 stabilisce, per le pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, un meccanismo di scissione dei pagamenti, lo “split payment”, in base al quale le pubbliche amministrazioni, devono versare direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

La Legge di Stabilità 2015 [1] ha introdotto il nuovo meccanismo cosiddetto split payment, in base al quale, per le cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione, l’IVA non verrà più corrisposta al fornitore ma sarà versata all’Erario direttamente dall’Ente pubblico.

Questa novità è volta ad innovare il sistema di riscossione dell’imposta, al fine di contrastare i fenomeni di evasione e di frodi.

Il meccanismo della scissione dei pagamenti, infatti, mira a garantire, da un lato, l’erario dal rischio di inadempimento dall’obbligo di pagamento dei fornitori che addebitano in fattura l’imposta e, dall’altro, gli acquirenti dal rischio di coinvolgimento nelle frodi commesse dai propri fornitori o da terzi.

I destinatari della disciplina dello split payment possono essere individuati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA [2]), consultabile sul sito http://indicepa.gov.it/documentale/ricerca.php. Il fornitore, pertanto, potrà verificare direttamente nell’anagrafica dell’IPA la categoria di appartenenza e i riferimenti dell’ente pubblico acquirente.

I fornitori delle amministrazioni di cui sopra devono emettere regolarmente la fattura apponendo l’annotazione “scissione dei pagamenti ex art. 17-ter del D.P.R. 633/72” sulla medesima.

Tale meccanismo si applica alle operazioni in cui il corrispettivo sia pagato dopo il 1° gennaio 2015 e sempre che le stesse non siano state già fatturate anteriormente alla predetta data. Il meccanismo della scissione dei pagamenti non è, invece, applicabile alle operazioni per le quali è stata emessa fattura entro il 31 dicembre 2014.

Viene precisato [3] che fino al 31 marzo 2015 non saranno applicate sanzioni per le violazioni commesse relative normativa in commento.

A questo punto si pone il problema della gestione contabile di tali operazioni. Qui di seguito si riporta un fac-simile di fattura:

Bianchi SrlSpett.leComune <…>

Fattura n. <…> del <…> 2015

 

Si rimette fattura per <….>

 

Imponibile:       Euro 1.000,00

Iva (22%):          Euro   220,00

Scissione dei pagamenti ex art. 17-ter del D.P.R. 633/72

Totale Fattura:   Euro 1.220,00

Netto a pagare: Euro 1.000,00

Come si deduce dall’esempio proposto, nella fattura andrà indicata l’IVA ma questa andrà stornata dal totale della fattura, in quanto non verrà corrisposta dall’Ente al fornitore, ma sarà versata all’Erario direttamente dall’ente pubblico.

La normativa ha semplificato la procedura volta all’ottenimento dei rimborsi Iva sia in sede annuale che trimestrale ciò al fine di attenuare i problemi di liquidità che tale meccanismo inevitabilmente comporterà per le imprese fornitrici delle pubbliche amministrazioni.

note

[1] Art. 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

[2] L’IPA costituisce l’archivio ufficiale contenente i riferimenti delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi. Tali enti sono tenuti ad accreditarsi presso l’IPA, dichiarando a quale categoria appartengano, in forza dell’art. 12 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 31 ottobre 2000, recante le “regole tecniche per l’adozione del modello informatico”, e dell’art. 57-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante il “Codice dell’Amministrazione Digitale”.

[3] Circolare Agenzia delle Entrate n. 1 del 9.2.2015.

Autore immagine: 123rf com


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