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Dimissioni senza preavviso: Cassazione

17 Luglio 2021
Dimissioni senza preavviso: Cassazione

Le ultime pronunce della Suprema Corte sull’inadempimento del datore di lavoro e sul recesso del dipendente.

Dimissioni: il preavviso 

Al preavviso è indubbiamente da attribuire, secondo il più recente orientamento, un’efficacia obbligatoria con la conseguenza che, nel caso in cui una delle parti eserciti la facoltà di recedere con effetto immediato, il rapporto si risolve altrettanto immediatamente (con l’unico obbligo per la parte recedente di corrispondere l’indennità sostitutiva e senza che da tale momento possano avere influenza eventuali avvenimenti sopravvenuti), a meno che la parte recedente, nell’esercizio di un suo diritto potestativo, acconsenta, avendone interesse, alla continuazione del rapporto lavorativo, protraendone l’efficacia sino al termine del periodo di preavviso.

Cassazione civile sez. lav., 17/01/2017, n.985

Recesso senza preavviso e indennità sostitutiva

Nel contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il recesso senza preavviso di ciascun contraente forma oggetto di un diritto potestativo, il cui legittimo esercizio è esclusivamente condizionato all’esistenza di una giusta causa, senza che rilevino i motivi alla base della decisione di recedere dal contratto, non sindacabili dal giudice ai fini della decisione sulla indennità sostitutiva del preavviso, salvo che gli stessi non siano illeciti od esprimano lo sviamento della causa contrattuale allo scopo di eludere l’applicazione di una norma imperativa, e sempreché non sia configurabile una simulazione dell’atto.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva ritenuto la strumentalità della giusta causa posta dal lavoratore a fondamento delle sue dimissioni, finalizzate a risolvere anticipatamente il rapporto).

Cassazione civile sez. lav., 06/05/2015, n.9116

Riconoscimento del diritto all’indennità sostitutiva

Qualora il lavoratore non specifichi l’offerta di preavviso nella stessa lettera con cui comunica la sua intenzione di recedere dal contratto, all’azienda deve essere riconosciuto il diritto all’indennità sostitutiva anche se subito dopo il preavviso viene formalizzato con altra missiva ed anche se, di fatto, la volontà vera del lavoratore era quella di prestare l’attività lavorativa nel periodo del preavviso.

(Nella specie, la Corte ha confermato un verdetto d’appello che aveva condannato un dipendente al pagamento dell’indennità in esame in favore dell’azienda, perché dagli atti in causa era emerso chiaramente una prima resa di dimissioni in tronco poi seguita da una tardiva offerta di lavoro per il periodo di preavviso. La circostanza che il dipendente non avesse specificato il preavviso nella prima lettera di dimissioni costituiva prova che intendesse recedere senza osservarlo).

Cassazione civile sez. lav., 16/02/2009, n.3716

Riduzione della retribuzione

Un’illegittima riduzione della retribuzione può giustificare le dimissioni senza preavviso del lavoratore; solo il corretto esercizio dello “ius variandi” da parte del datore di lavoro può, infatti, superare il principio della irriducibilità della retribuzione previsto dall’art. 2103 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 08/05/2008, n.11362

Modificazione unilaterale del rapporto di lavoro

È incensurabile in sede di legittimità, se corretto da un punto di vista logico e giuridico, il convincimento del giudice di merito circa la non adeguatezza di una modificazione unilaterale del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro al fine di giustificare le dimissioni senza preavviso da parte del lavoratore, per la limitata rilevanza e gravità della modificazione.

(Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza che aveva escluso i presupposti del recesso in tronco del dipendente erano stati esclusi in un caso di modifica dei turni di lavoro con prolungamento dell’orario per complessive 34 ore circa mensili di lavoro straordinario).

Cassazione civile sez. lav., 01/09/1995, n.9231

Dimissioni senza preavviso: come recedere con effetto immediato

In materia di dimissioni senza preavviso del dipendente dell’ente ferrovie dello Stato, non è censurabile il criterio adottato dal giudice di merito che, dopo aver posto a raffronto le due diverse discipline (legale e contrattuale) che regolamentano l’istituto, ha privilegiato l’applicazione di quella contrattuale collettiva – che consente le dimissioni con effetto immediato senza necessità dell’esonero dal preavviso da parte del datore di lavoro – ritenendola, con valutazione di fatto insindacabile, “più favorevole” rispetto alla disciplina (legale) precedente, in armonia con quanto previsto dall’art. 21 comma 2 l. 17 maggio 1985 n. 210.

Non essendo, pertanto, necessario il consenso del datore di lavoro, il lavoratore può recedere unilateralmente con effetto immediato, ma deve in tal caso corrispondere l’indennità di preavviso.

Cassazione civile sez. lav., 16/05/1994, n.4759

Inadempienza del datore di lavoro

L’art. 2119 secondo comma, cod. civ., prevedendo che non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell’imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa della azienda, pone una deroga al diritto di entrambe le parti di recedere senza preavviso dal rapporto di lavoro quando si verifica un fatto che non ne consenta la prosecuzione nemmeno provvisoria, in quanto esclude che le indicate procedure concorsuali, che denotano un`obiettiva ed insuperabile situazione di crisi aziendale, possano assurgere a causa automatica di risoluzione del rapporto ed onera la parte rispettivamente curatore o liquidatore e lavoratore – del prescritto preavviso (salve le limitazioni imposte dalle sopravvenute leggi n. 604 del 1966 e n. 300 del 1970). peraltro, tale deroga non esclude la rilevanza, allo stesso fine, di inadempienze del datore di lavoro (nei confronti del dipendente) anteriori o successive alla detta procedura, con la conseguenza che le dimissioni del lavoratore, che adduce a giusta causa l’inadempimento della controparte (sottoposta poi a procedura concorsuale) in ordine alla principale obbligazione di corrispondere la retribuzione pattuita, non possono considerarsi comprese nel divieto posto dalla norma in oggetto, trovando esse la loro causa non nella procedura stessa ma nella precedente inadempienza del datore di lavoro.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 26 gennaio 1988, n. 648

Mancato pagamento della retribuzione

Anche con riguardo al dirigente il mancato pagamento della retribuzione, che costituisce il corrispettivo fondamentale della prestazione del lavoro subordinato, integra la giusta causa di dimissioni in tronco del lavoratore per colpa del datore di lavoro, senza che possa rilevare che il mancato pagamento sia dovuto ad una situazione di crisi aziendale, nota al lavoratore medesimo, che abbia continuato a fornire la sua prestazione.

Cassazione civile sez. lav., 08/08/1987, n.6830

Giusta causa di dimissioni in tronco

Il mancato pagamento della retribuzione, ossia del corrispettivo fondamentale della prestazione di lavoro subordinato, configura una giusta causa di dimissioni in tronco per colpa del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 08/11/1983, n.6599

Colpa del datore di lavoro

L’inadempimento dell’obbligazione relativa al pagamento della retribuzione o alla regolarizzazione della posizione assicurativa del lavoratore nell’ambito delle assicurazioni generali obbligatorie costituisce giusta causa di dimissioni in tronco per colpa del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 15/05/1980, n.3222



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