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Come tutelarsi dall’ex compagno ancora geloso

6 Ottobre 2021 | Autore:
Come tutelarsi dall’ex compagno ancora geloso

Cosa fare se il vecchio partner non si rassegna alla fine della relazione e perseguita l’ex? Quando sporgere denuncia? Cos’è il divieto di avvicinamento?

La fine di una relazione può essere un vero trauma per la coppia, soprattutto per chi prova ancora dei sentimenti per il proprio partner. Arrendersi alla separazione può sembrare da vigliacchi, ma a volte è la cosa migliore da fare. Insistere per tornare insieme potrebbe infatti costituire una condotta illecita, tanto da giustificare una denuncia e la conseguente condanna penale. Come tutelarsi dall’ex compagno ancora geloso?

Manifestare gelosia per il proprio ex partner può essere del tutto normale, soprattutto i primi tempi, cioè nel periodo immediatamente successivo alla separazione. I problemi sorgono quando la gelosia diventa ossessiva e la libertà di una persona viene illecitamente compressa dalle manifestazioni dell’ex fidanzato che non vuole saperne di porre fine alla storia. Si inizia con pedinamenti e attenzioni sgradite, per poi passare a insulti, minacce e abusi (verbali e fisici) quando ci si accorge di essere respinti. Cosa fare in questi casi? Come tutelarsi dall’ex compagno ancora geloso? Scopriamolo insieme.

Ex compagno geloso: quali reati può commettere?

Prima di vedere come tutelarsi dall’ex compagno geloso è bene fare un breve elenco dei reati che una persona può commettere se, non rassegnandosi alla fine della propria relazione, insiste per riallacciare i rapporti e si mostra geloso del suo vecchio partner.

Innanzitutto, l’ex geloso può senz’altro commettere il reato di stalking se comincia a perseguitare la vittima, ad esempio pedinandola, appostandosi nei pressi di casa o dei luoghi che frequenta, contattandola continuamente per telefono o inseguendola per strada.

Ogni tipo di condotta molesta può integrare il reato di stalking, purché:

  • si manifesti ripetutamente in un breve lasso di tempo;
  • sia idonea a suscitare nella vittima un perdurante stato d’ansia, un timore per la propria o l’altrui incolumità o la costringa a modificare le abitudini della propria vita [1].

Facciamo un esempio.

Tizio, geloso della propria ex Caia, la segue ovunque vada quando esce col suo nuovo ragazzo. I pedinamenti e gli appostamenti di Tizio costringono Caia a uscire meno di casa oppure a farlo solamente in alcuni orari quando sa che Tizio non può seguirla.

In un caso come quello appena esemplificato, l’ex ancora geloso commette stalking perché i suoi comportamenti costringono la vittima a modificare le proprie abitudini di vita.

Le chiamate fastidiose (ad esempio, nel cuore della notte) costituiscono invece il reato di molestie [2] se la vittima non riporta alcuna conseguenza dannosa (stato d’ansia, paura, ecc.).

L’ex fidanzato geloso può commettere il reato di minaccia [3] ogni volta che, con i gesti o le parole, intimorisca la sua precedente compagna prospettandole un male ingiusto, come ad esempio il danneggiamento dell’autovettura o, peggio ancora, una violenza fisica. Lo stesso reato può essere commesso anche mediante scritti, come ad esempio messaggi ed e-mail.

Infine, l’ex geloso che dovesse spingersi fino all’impiego della violenza fisica può rispondere dei reati di percosse, lesioni personali o stupro, a seconda che l’utilizzo della forza bruta abbia causato solamente una sensazione dolorosa (si pensi a uno schiaffo), una malattia (ad esempio, una ferita, la deviazione del setto nasale, ecc.) o abbia costituito un abuso sessuale.

Ex compagno geloso: cosa fare?

Se l’ex compagno geloso non commette alcuno dei reati elencati nel precedente paragrafo, allora non si potrà sporgere querela all’autorità giudiziaria.

Tutt’al più, se le condotte sono molto fastidiose ma non criminose, si potrà chiedere a un avvocato di redigere una formale diffida da inviare per raccomandata all’ex geloso, intimando a costui di cessare coi propri comportamenti al limite del consentito.

Ad esempio, è possibile procedere con diffida se l’ex geloso si è reso protagonista di un’ingiuria, comportamento che non costituisce reato ma illecito civile.

Se non ci sono dubbi circa la criminosità delle azioni del proprio ex, allora non resta che sporgere denuncia presso il più vicino presidio delle forze dell’ordine.

Per la precisione, la vittima delle attenzioni sgradite dell’ex geloso dovrà sporgere personalmente querela, per iscritto o anche solo oralmente, nel caso dei reati di stalking, minaccia, lesioni personali guaribili in non più di venti giorni e violenza sessuale.

Per la minaccia e le lesioni personali c’è tempo fino a tre mesi per querelare; per lo stalking fino a sei mesi; per la violenza sessuale, invece, c’è tempo fino a un anno.

Se la minaccia è avvenuta con le armi, nonché nel caso di molestie e di lesioni personali particolarmente gravi, chiunque potrà procedere a sporgere denuncia, anche una persona che ha casualmente assistito al crimine, senza nessun limite di tempo. In questi casi, infatti, i reati sono procedibili d’ufficio.

Divieto di avvicinamento per l’ex compagno geloso: cos’è?

Chi vuole difendersi dall’ex geloso può chiedere al pubblico ministero, all’interno della propria denuncia penale, che sia applicata la misura cautelare del divieto di avvicinamento. Di cosa si tratta?

In pratica, poiché ci vorrebbero anni prima di giungere a una sentenza definitiva, la legge ha predisposto alcuni rimedi per far fronte alla lentezza della giustizia, di modo che la decisione finale non sia resa inutile da ciò che è avvenuto nel frattempo. Facciamo un esempio.

Maria denuncia il suo ex fidanzato Marco per stalking. Poiché il processo durerà molto tempo, c’è il rischio che Marco si vendichi di Maria, magari picchiandola o, perfino, uccidendola. Per tutelarla, il pubblico ministero può chiedere al giudice di disporre il divieto di avvicinamento a carico di Marco.

Il divieto di avvicinamento è una misura cautelare che può essere disposta dal giudice ogni volta che bisogna tutelare la vittima dall’autore del crimine, impedendo a quest’ultimo di avvicinarsi alla persona offesa.

Secondo la legge [4], il divieto di avvicinamento è il provvedimento con cui il giudice prescrive all’imputato, alternativamente:

  • di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima;
  • di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

Il giudice, per assicurarsi che il divieto sia rispettato, può disporre l’applicazione di particolari modalità di controllo, come ad esempio l’utilizzo del braccialetto elettronico.

Ma c’è di più. Se la condotta dell’ex geloso è particolarmente preoccupante anche per i familiari della vittima, il giudice può prescrivere di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dai prossimi congiunti della persona offesa o da soggetti con questa conviventi o comunque legati da relazione affettiva, ovvero di mantenere una determinata distanza da tali posti o da tali persone.

Insomma: il divieto di avvicinamento può scattare con riguardo non solo alla vittima, ma anche ai soggetti a quest’ultima particolarmente vicini, come ad esempio il nuovo compagno, i genitori, ecc.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 660 cod. pen.

[3] Art. 612 cod. pen.

[4] Art. 282-ter cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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