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Eredità: curatore può aggredire legittima fallito?

10 Luglio 2021
Eredità: curatore può aggredire legittima fallito?
Sto per compilare il testamento per il lascito ai miei due figli del mio patrimonio immobiliare. A mio marito, coinvolto in una procedura fallimentare ventennale, consentirò di abitare in vita nell’appartamento. La quota della legittima spettante a mio marito è aggredibile dal curatore fallimentare? Allo stesso modo, sono aggredibili i ricavi?

La quota di legittima di suo marito sarà aggredibile da tutti i suoi creditori e, di conseguenza, anche dal curatore fallimentare, il cui compito è quello di andare a ragguagliare la massa attiva del fallito al fine di soddisfare la massa dei creditori, ammessi al passivo; pertanto, la soluzione ideale sarebbe quella di non destinare nulla a Suo marito, se non il diritto di abitazione, che non sarà pignorabile dai creditori.

Il diritto di abitazione, gravante sull’immobile in favore della coniuge superstite, per averlo adibito a residenza familiare, ai sensi dell’art. 540, comma 2 c.c., non permette ai creditori di pignorare quell’immobile, se non nei casi in cui il proprietario è codebitore con il coniuge superstite.

Nel Suo caso, però, mi sembra di capire che i coinvolgimenti debitori riguardano solo il marito e non i figli.

Diversamente, sono pignorabili i fitti eventualmente destinati al marito, poiché trattasi di ricavi di natura economica, pignorabili dalla legge con un’esecuzione presso terzi.

Il mio consiglio, quindi, è quello di destinare a Suo marito solo il diritto di abitazione, a lui spettante ai sensi dell’art.540 del codice civile.

Saranno, poi, i figli a girocontare al padre le somme mensilmente percepire al fine di garantire a questi una vita dignitosa.

Lasciare insieme all’eredità una raccomandazione scritta con la quale raccomandare ai Suoi figli di avere cura del loro padre non avrà valore legale, ma di certo sensibilizzerà molto gli stessi dal punto di vista morale ed etico.

Anche perché, lo stesso legislatore obbliga i figli ad assistere i propri genitori, laddove ci sia uno stato di bisogno del genitore e l’impossibilità da parte di quest’ultimo di provvedere in tutto o in parte al proprio sostentamento mediante l’esplicazione di attività lavorativa confacente alle proprie attitudini ed alle proprie condizioni sociali (Cassazione civile, sez. I, 14/02/2007, n. 3334).

Quindi, nella denegata ipotesi in cui i Suoi figli non dovessero aiutare il padre, quest’ultimo avrebbe comunque il diritto, riconosciuto dalla legge, di ottenere un aiuto economico per una sopravvivenza dignitosa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dallavv. Salvatore Cirilla



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