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Che diritti ha la badante dopo la morte dell’assistito?

4 Luglio 2021
Che diritti ha la badante dopo la morte dell’assistito?

Obblighi degli eredi verso la badante: licenziamento, preavviso, Tfr, ferie. 

Il contratto collettivo nazionale, relativo al lavoro domestico spiega ed elenca quali diritti ha la badante dopo la morte dell’assistito. 

È bene subito dire che, alla morte dell’assistito, il rapporto di lavoro della badante non cessa in automatico, ma richiede un atto formale di licenziamento. A licenziare la badante dovranno essere necessariamente coloro che accetteranno l’eredità dell’assistito e che, in forza di ciò, subentreranno in tutti i rapporti attivi e passivi di quest’ultimo. 

Dunque, il contratto di lavoro con la badante prosegue in capo agli eredi finché questi non manifesteranno l’intenzione di risolverlo, dovendo peraltro far fronte a tutti i diritti economici acquisiti, nel frattempo, dalla lavoratrice (come ad esempio le mensilità maturate e non ancora versate, il Tfr ed eventualmente l’indennità di preavviso). 

Ma procediamo con ordine e vediamo che diritti ha la badante dopo la morte dell’assistito.

Licenziamento scritto e preavviso

Il rapporto di lavoro domestico può essere sciolto a seguito della morte del datore di lavoro. In realtà, il Ccnl (Contratto collettivo nazionale) relativo al lavoro domestico esclude, in generale, la necessità di fornire motivazioni in merito al licenziamento come invece previsto per tutti gli altri lavoratori (per i quali è necessario che vi sia alternativamente la giusta causa o il giustificato motivo soggettivo o oggettivo).

L’unico obbligo per chi comunica il licenziamento alla badante è di rispettare il termine di preavviso. Così infatti prevede il contratto collettivo (nonostante sul web vi siano numerosi siti che affermano il contrario).

Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto: quindi, o con raccomandata a.r. o con lettera consegnata a mani e controfirmata per ricevuta. 

Come dicevamo, la badante ha diritto al preavviso: preavviso che varia in base alle ore di lavoro settimanali svolte e all’anzianità di servizio maturata. In particolare:

  • per rapporti di lavoro pari o superiori a 25 ore settimanali: fino a 5 anni di anzianità, c’è un preavviso di 15 giorni mentre, con oltre 5 anni di anzianità, c’è un preavviso di 30 giorni;
  • per rapporti inferiori a 25 ore settimanali: fino a 2 anni di anzianità, c’è un preavviso di 8 giorni mentre, con oltre 2 anni di anzianità, c’è un preavviso di 15 giorni. 

Il preavviso è dovuto anche in caso di morte del datore di lavoro: se gli eredi non lo rispettano, effettuando il licenziamento con effetto immediato (in tronco) , devono versare alla bandate l’indennità sostitutiva del preavviso. L’indennità è pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso. Quindi, in fin dei conti, la legge lascia liberi gli eredi di scegliere tra il dare il preavviso o il versare l’indennità.

Il datore di lavoro può però procedere al licenziamento senza preavviso in caso di giusta causa ossia di mancanze così gravi da parte della badante da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro. Si pensi al caso della badante che, proprio a causa della sua negligenza, abbia contribuito al decesso dell’assistito oppure che l’abbia abbandonato.

Diritto di continuare a vivere nella casa dell’assistito

Se la badante era convivente con l’assistito, questa ha diritto a rimanere nell’appartamento ove prestava assistenza per tutta la durata del preavviso. 

Alla scadenza del preavviso, l’alloggio dovrà essere rilasciato libero da ogni oggetto di proprietà della badante. 

Quindi, gli eredi non potranno mandare via la badante il giorno stesso della morte del loro parente, dovendo “sopportare” la sua presenza fin quando non scade il preavviso.

Ultima mensilità

Alla badante va pagata la quota parte dell’ultima mensilità durante la quale è deceduto l’assistito. Pertanto, la retribuzione andrà proporzionata in base ai giorni lavorati.

Tredicesima, ferie e permessi non usufruiti 

Alla badante licenziata per morte dell’assistito spettano ovviamente i ratei della tredicesima maturata e la liquidazione delle ferie e dei permessi maturati e non ancora goduti. In verità, si tratta di un diritto che compete a qualsiasi lavoratore dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro.

Indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, la badante ha diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni lavorativi.

Tfr

Stesso discorso vale per il trattamento di fine rapporto: alla morte dell’assistito e con la lettera di licenziamento, alla badante va subito corrisposto il Tfr. 

Il Tfr viene determinato sull’ammontare delle retribuzioni percepite nell’anno, comprensive del valore convenzionale di vitto e alloggio: il totale è diviso per 13,5. Le quote annue accantonate sono incrementate dell’1,5% annuo, mensilmente riproporzionato, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.  



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