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Quando si parla di abbandono del tetto coniugale?

8 Ottobre 2021 | Autore:
Quando si parla di abbandono del tetto coniugale?

Violazione dell’obbligo di coabitazione della coppia sposata: quali sono le conseguenze, civili e penali, per il coniuge che abbandona la casa familiare?

A seguito del matrimonio, i coniugi acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri. Tra questi, vi è anche quello alla coabitazione. In altre parole, marito e moglie devono vivere sotto lo stesso tetto, potendo derogare a quest’obbligo solo in casi eccezionali (ad esempio, per comprovate esigenze lavorative). Il venir meno a questo dovere può comportare conseguenze non solo dal punto di vista civile, ma anche penale. Quando si parla di abbandono del tetto coniugale?

Come vedremo, l’abbandono del tetto coniugale presuppone un allontanamento volontario e (tendenzialmente) definitivo della casa familiare. Ciò significa che il coniuge che lascia momentaneamente l’abitazione, ad esempio per una pausa di riflessione, non andrà incontro ad alcuna conseguenza. Insomma: la legge obbliga alla coabitazione, ma non incatena i coniugi alle mura domestiche. Quand’è che scatta il reato? Quando si parla di abbandono del tetto coniugale che abbia conseguenze giuridiche? Scopriamolo insieme.

Abbandono del tetto coniugale: cos’è?

Si definisce abbandono del tetto coniugale la violazione dell’obbligo di coabitazione stabilita dalla legge a carico di marito e moglie.

A seguito del matrimonio, i coniugi si impegnano a vivere nella stessa casa. Un vero e proprio obbligo di convivenza, dunque, che può essere violato solo in casi eccezionali, come ad esempio quando si è costretti a lavorare in diversa città oppure quando si deve ottemperare a un obbligo diverso: si pensi al coniuge che deve trasferirsi per un periodo di tempo presso l’anziano genitore solo e malato.

L’obbligo di coabitazione viene ovviamente meno in caso di separazione, cioè quando i coniugi hanno deciso di allontanarsi perché la convivenza è divenuta intollerabile.

Quando c’è abbandono del tetto coniugale?

L’abbandono del tetto coniugale si integra solamente se l’allontanamento dalla casa familiare è volontario e non temporaneo. Ad esempio, il coniuge che scappa con l’amante per rifarsi una nuova vita viola l’obbligo di coabitazione, integrando un vero e proprio abbandono del tetto coniugale.

Al contrario, il coniuge che si allontana per qualche giorno solo per prendersi una pausa dalla famiglia non commette alcun illecito.

Abbandono del tetto coniugale: quali conseguenze?

L’abbandono del tetto coniugale costituisce violazione di uno specifico obbligo di legge che può comportare precise conseguenze giuridiche:

  • dal punto di vista civile, l’addebito della separazione;
  • dal punto di vista penale, il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Addebito della separazione per abbandono del tetto coniugale

Il coniuge che abbandona la propria casa senza giustificato motivo rischia di vedersi addebitata la separazione. L’addebito non è altro che l’attribuzione della responsabilità della fine del matrimonio.

Il coniuge a cui sia addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento, il quale non gli sarà dovuto dall’altro nemmeno se versa in evidenti condizioni di difficoltà. Continuano a spettargli, invece, gli alimenti, che si differenziano dal mantenimento in quanto servono solamente a garantire i mezzi minimi di sussistenza.

Il coniuge a cui è attribuita la separazione per colpa perde altresì i diritti successori nei riguardi del coniuge: in altre parole, il partner a cui è stata addebitata la separazione non può succedere all’altro nel caso di morte. Si tratta di una conseguenza che, in assenza di addebito, si verifica solamente dopo la sentenza di divorzio.

Perché scatti l’addebito, però, occorre che l’abbandono del tetto coniugale sia stata la causa della fine del matrimonio e non la conseguenza.

La violazione di un dovere matrimoniale (quale, appunto, quello di coabitazione) non comporta automaticamente l’attribuzione dell’addebito, qualora si dimostri che la violazione in oggetto è stata la conseguenza di altro inadempimento commesso per prima dal coniuge che chiede l’addebito. Insomma: l’abbandono del tetto coniugale legittima l’addebito solo se è totalmente ingiustificato.

Secondo la giurisprudenza [1], l’abbandono del tetto coniugale è causa di addebito a meno che l’allontanamento non è stato causato dalla precedente intollerabilità della convivenza.

E così, se la moglie lascia la casa del marito perché quest’ultimo la tradisce oppure la maltrattata, allora l’abbandono è giustificato; al contrario, se va via perché ha trovato un altro uomo oppure semplicemente perché desidera una nuova vita, allora rischia di vedersi addebitata la separazione.

Abbandono tetto coniugale: quando è reato?

L’abbandono del tetto coniugale è reato se, a questa condotta, fa seguito un totale disinteressamento per le sorti della famiglia.

Secondo la legge [2], chiunque, abbandonando il domicilio domestico, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1.032 euro.

Dunque, chi lascia il tetto coniugale e, al contempo, non fa nulla per provvedere alla propria famiglia (ad esempio, rifiutando di aiutare economicamente i figli oppure il coniuge privo di lavoro), sottraendosi ai propri doveri di assistenza morale e materiale, allora commette reato.

Possiamo quindi affermare che, di per sé, l’abbandono del tetto coniugale non costituisce reato, se a questa condotta non si abbina l’indifferenza nei confronti del coniuge e dei figli e, quindi, la negligenza nei riguardi dei doveri di assistenza.


note

[1] Cass., ord. n. 12241/2020.

[2] Art. 570 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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