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Una professionista ha diritto all’assegno di divorzio?

3 Luglio 2021 | Autore:
Una professionista ha diritto all’assegno di divorzio?

Cosa può pretendere chi lavora in uno studio privato e vuole mantenere il tenore di vita precedente? Il parere della Cassazione.

Quarantenne, avvocato, fino a qualche mese fa un bel tenore di vita insieme al marito, brillante professionista anche lui. Oggi separata e con il divorzio in arrivo. Nel suo studio legale il lavoro non manca ma, costretta a contare solo sul suo reddito, ha dovuto stringere un po’ la cinghia. Non può più permettersi certe spese che prima dava quasi per scontate. Il che, ovviamente, non le fa piacere. Le viene da pensare che, se riuscisse a spuntarla davanti a un giudice, forse potrebbe ottenere dall’ex marito quel che basterebbe per tornare all’agio di prima. Ma una professionista ha diritto all’assegno di divorzio quando ha un’attività che le consente di vivere?

Trattandosi di una donna che lavora a stretto contatto con i tribunali, non ci metterà molto a scoprire che la Cassazione ha ribadito, in una recente ordinanza, che l’assegno divorzile resta un miraggio per chi è ancora in grado di svolgere un’attività, che si tratti, come in questo caso, di un libero professionista o di un lavoratore subordinato. Pazienza se si deve «accontentare» di fare delle rinunce rispetto alla sua vita precedente: quello che la Suprema Corte insiste a dire è che questo trattamento economico non è un vitalizio da riconoscere ad ogni costo ed in qualsiasi circostanza. Vediamo l’opinione degli ermellini sull’eventuale obbligo di assegno di divorzio ad una professionista.

Cos’è l’assegno di divorzio?

A differenza dell’assegno di separazione o di mantenimento, istituito per garantire al coniuge economicamente più debole «lo stesso tenore di vita» che aveva quando ancora era sposato, l’assegno divorzile ha un altro scopo. È un trattamento economico che sostituisce quello di mantenimento e che serve a garantire autonomia economica all’ex coniuge più debole. Ciò non vuol dire, però, che quest’ultimo abbia il diritto di continuare lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio: significa solo che può avere un aiuto per vivere e per essere autosufficiente. Concetto sul quale, come vedremo tra poco, ha insistito ancora la Cassazione nello stabilire se una professionista ha diritto all’assegno di divorzio.

L’assegno divorzile può essere deciso dalle parti o, in mancanza di accordo, da un giudice. Non è vincolato da quello di mantenimento: se uno dei coniugi rinuncia al primo può sempre chiedere il secondo.

Quando si può ottenere l’assegno di divorzio?

I requisiti per ottenere l’assegno di divorzio sono:

  • la mancata possibilità del richiedente di essere economicamente autonomo ed autosufficiente al punto di non riuscire a mantenersi da solo;
  • la differenza sproporzionata tra i redditi dei due coniugi;
  • essere meritevole dell’assegno.

Per quanto riguarda i primi due punti, cioè la mancata autosufficienza e l’eccessivo gap tra i redditi degli ex coniugi, il giudice valuta se chi richiede l’assegno divorzile ha davvero le possibilità di mantenersi, indipendentemente dal fatto che non riesca a conservare il tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Quindi, la donna professionista che fa l’avvocato e ha divorziato da un ricco imprenditore che ha una villa sul lago e un’altra sul mare, oltre a possedere una catena di alberghi esclusivi, dovrà «cavarsela» con i compensi derivanti dalla sua attività.

Se, invece, lei non avesse la possibilità di mantenersi da sola, per ottenere l’assegno divorzile è necessario che lui abbia la possibilità economica di pagarlo ogni mese, cioè che ci sia una differenza tra il reddito di lui e di lei tale da giustificare l’assegno.

Infine, il richiedente si rende meritevole del trattamento se:

  • non gli è stata addebitata la colpa della fine del matrimonio: niente amanti, niente abbandono del tetto coniugale, nessuna violenza, assistenza morale e materiale mai mancate;
  • non gli è possibile lavorare perché entrato in una fascia di età penalizzata (metti un cinquantenne, ad esempio), perché le sue condizioni di salute non glielo consentono o perché, con tutta la buona volontà del mondo, nel mercato del lavoro non c’è posto per lui.

Perché la professionista non ha diritto all’assegno di divorzio?

Quanto esposto finora è quello che ha portato la Cassazione a ribadire che una professionista non ha diritto all’assegno di divorzio. In una recente ordinanza [1] ha accolto il ricorso dell’ex coniuge di una donna avvocato che si è trovata costretta, dopo la fine della convivenza, a ridimensionare il suo stile di vita. Questo perché, secondo gli ermellini, è in grado di procurarsi l’indipendenza economica grazie al suo lavoro.

La Suprema Corte si allinea, in questo modo, a quanto già stabilito dalle Sezioni Unite in passato, ovvero che per avere diritto all’assegno divorzile è necessario dimostrare non solo di non avere i mezzi adeguati a sopravvivere ma anche di non essere in grado di procurarseli per ragioni «oggettive». L’ordinanza della Cassazione sottolinea il bisogno di valutare le condizioni economiche e patrimoniali degli ex coniugi, considerando anche il reale contributo che il richiedente ha dato durante il matrimonio e alla formazione del patrimonio comune, oltre che a quello personale di ciascuno dei coniugi.


note

[1] Cass. ord. n. 18787/2021 del 02.07.2021.


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