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Trasferimento per incompatibilità sul lavoro: Cassazione

18 Settembre 2021
Trasferimento per incompatibilità sul lavoro: Cassazione

Controllo giurisdizionale sull’esistenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive per il trasferimento del lavoratore per incompatibilità aziendale.

Trasferimento per incompatibilità ambientale

Il trasferimento per incompatibilità ambientale è rimesso alla valutazione discrezionale dell’amministrazione circa la sussistenza delle esigenze tecniche, organizzative e produttive.

Nel caso in esame, il lavoratore si era limitato a censurare l’affermazione della Corte territoriale che ha ritenuta nuova, e come tale inammissibile, la deduzione della violazione delle norme della contrattazione collettiva Comparto scuola, in tema di trasferimenti, senza tuttavia precisare in che modo l’omessa considerazione della normativa collettiva avrebbe inciso sulla decisione della Corte territoriale e sulla ratio che la sostiene, costituita dall’accertata sussistenza delle esigenze tecniche, organizzative e produttive – la cui valutazione è rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione – idonee a giustificare il trasferimento per incompatibilità ambientale.

Cassazione civile sez. VI, 25/01/2021, n.1551

Trasferimento per incompatibilità ambientale e responsabilità disciplinare dei magistrati

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, è esclusa la configurabilità di un “bis in idem” – sia di diritto convenzionale, sia di diritto unionale sia di diritto interno – nell’ipotesi in cui al magistrato già sottoposto al procedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale ai sensi dell’art.2 del r.d. n. 511 del 1946, siano applicate, per i medesimi fatti, la sanzione accessoria o la misura cautelare del trasferimento d’ufficio, rispettivamente previste nel comma 1 e nel comma 2 dell’art.13 del d.lgs. n. 109 del 2006, in relazione a procedimenti relativi ad illeciti disciplinari; ciò in ragione dell’ontologica diversità dei presupposti e delle finalità dei due istituti, atteso che il primo, a differenza del secondo, si fonda sull’accertamento di situazioni oggettivamente lesive dell’indipendenza e dell’imparzialità dell’esercizio delle funzioni giudiziarie, a prescindere da ogni indagine o valutazione relative a profili soggettivi di responsabilità e non ha, pertanto, funzione sanzionatoria, esulando da esso ogni sindacato di colpevolezza o “riprovevolezza” del comportamento dell’interessato.

Cassazione civile sez. un., 04/11/2020, n.24631

Trasferimento d’ufficio

L’applicazione della misura amministrativa del trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale con privazione delle funzioni monocratiche, a norma del r.d.lg. 31 maggio 1946, n. 511, art. 2 modificato dal d.lg. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 26 non osta alla successiva applicazione della misura della sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio, a condizione che il giudice disciplinare dia conto della perdurante attualità delle esigenze cautelari giustificative della predetta misura o, in alternativa, della idoneità della misura cautelare minore del trasferimento d’ufficio, ai sensi del d.lg. n. 109 del 2006, art. 13 o art. 22, comma 1, tenendo conto del comportamento tenuto dal magistrato nell’esercizio delle funzioni nella nuova sede ove è stato trasferito in via amministrativa e comunque successivamente all’adozione della misura di cui al r.d.lg. n. 511 cit., art. 2.

Cassazione civile sez. un., 18/11/2019, n.29833

Trasferimento e sospensione cautelare da funzioni e stipendio del magistrato

In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, non incorre del divieto del ne bis in idem il giudice disciplinare che disponga la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio di un magistrato al quale sia stata già applicata, in relazione ai medesimi fatti, la misura del trasferimento per incompatibilità ambientale di cui all’art. 2 del r.d. n. 511 del 1946 (come modificato dall’art. 26 del d.lgs. n. 109 del 2006), in ragione della natura amministrativa di quest’ultima misura che trova causa nella perdita delle condizioni di autonomia ed indipendenza del magistrato.

Cassazione civile sez. un., 18/11/2019, n.29833

Trasferimento per incompatibilità ambientale: è una sanzione disciplinare?

La misura del trasferimento per incompatibilità ambientale non ha carattere di sanzione disciplinare bensì ha lo scopo di tutelare il buon funzionamento dell’ufficio. Questo trasferimento è giustificabile in presenza di una situazione lesiva del prestigio o del corretto funzionamento dell’amministrazione riferibile alla presenza del dipendente in quel determinato ambiente. Il funzionario è quindi suscettibile di rimozione attraverso l’assegnazione ad altra sede.

L’istituto è espressione di una potestà ampiamente discrezionale del datore di lavoro, sottoponibile al sindacato del giudice solo sotto il profilo della logicità, della completezza della motivazione e del travisamento dei suoi legittimi presupposti. È quindi legittimo il trasferimento per incompatibilità ambientale del funzionario nel caso in cui la pubblica amministrazione, con adeguata motivazione, evidenzi la sussistenza di un nesso di correlazione tra la situazione indotta dal comportamento del dipendente e la sua permanenza nella attuale sede di lavoro.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Ordinanza, 24 ottobre 2019, n. 27345

Trasferimento per incompatibilità ambientale: sindacabilità

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari. In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità tipiche dell’impresa e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata (garantita dall’art. 41 Cost.), il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta imprenditoriale, né questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Ordinanza, 24 ottobre 2019, n. 27345

Trasferimento per incompatibilità ambientale: ragioni e limiti

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari.

In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità tipiche dell’impresa e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata (garantita dall’art. 41 Cost.), il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta imprenditoriale, né questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

(Nella specie, è stato ritenuto legittimo il trasferimento del lavoratore disposto per risolvere la conflittualità con altra dipendente, sfociata in denunce penali reciproche, sebbene non strettamente inerenti all’ambito lavorativo, in quanto suscettibile di determinare disservizi all’interno della piccola unità produttiva ove prestavano servizio).

Cassazione civile sez. lav., 26/10/2018, n.27226

Incompatibilità ambientale del lavoratore e limiti al trasferimento

Alla luce di una interpretazione della legge n. 104 del 1992, art. 33, comma 5, orientata alla complessiva considerazione dei principi e dei valori costituzionali coinvolti, il diritto del genitore o del familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico -produttive dell’azienda, ovvero della pubblica amministrazione, non è invece attuabile ove sia accertata, in base ad una verifica rigorosa anche in sede giurisdizionale, la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2017, n.11568

Pubblico impiego contrattualizzato: trasferimento del lavoratore

Nel pubblico impiego contrattualizzato, la sussistenza di una situazione di incompatibilità tra il lavoratore ed i suoi colleghi o collaboratori diretti, che importi tensioni personali o anche contrasti nell’ambiente di lavoro comportanti disorganizzazione e disfunzione nell’unità produttiva, concretizza un’oggettiva esigenza di modifica del luogo di lavoro – non potendo normalmente essere ricondotta a profili di carattere disciplinare – e va valutata in base al disposto dell’art. 2103 cod. civ., con conseguenza possibilità di trasferimento del lavoratore, sulla base di comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive.

Cassazione civile sez. lav., 22/08/2013, n.19425

Presupposti per l’esercizio del potere datoriale

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari.

In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità tipiche dell’impresa, e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata (garantita dall’art. 41 cost.), il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta imprenditoriale, né questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

(Nella specie, la S.C., alla stregua dell’enunciato principio, ha accolto il ricorso della s.p.a. Poste italiane e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda proposta dal dirigente di un’agenzia di base di detta società che aveva impugnato il provvedimento di trasferimento ad altra agenzia, sul presupposto che quest’ultimo non poteva essere ricondotto a motivi disciplinari, bensì alle specificate esigenze aziendali, essendo risultato dall’esperita istruttoria l’inadeguatezza del ricorrente originario allo svolgimento del ruolo di dirigente di una grande filiale, in dipendenza degli accertati ed incontestati gravi disservizi rilevati dal servizio ispettivo, consistiti soprattutto nella mancata consegna della corrispondenza e nelle evidenti carenze organizzative dell’ufficio dal quale era stato trasferito).

Cassazione civile sez. lav., 23/02/2007, n.4265

Trasferimento del dipendente: il controllo giurisdizionale

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua causa nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive (art. 2103 c.c.), piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari.

Il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento di trasferimento e le finalità tipiche perseguite dal datore di lavoro. Esso, in quanto accertamento di fatto, è riservato al giudice di merito ed è come tale sindacabile, in sede di legittimità, sotto l’unico profilo del vizio di motivazione

Cassazione civile sez. lav., 10/03/2006, n.5320

Disorganizzazione e disfunzione nell’unità produttiva

È legittimo, ex art. 2103 c.c., il trasferimento del lavoratore disposto per incompatibilità aziendale, qualora tale incompatibilità determini disorganizzazione e disfunzione nell’unità produttiva, integranti un’obiettiva esigenza datoriale di modifica del luogo di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 12/12/2002, n.17786

Legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari.

In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità tipiche dell’impresa, e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata (garantita dall’art. 41 cost.), il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta imprenditoriale, nè questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

Cassazione civile sez. lav., 12/12/2002, n.17786

Trasferimento del dipendente: il provvedimento datoriale 

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua causa nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive previste dall’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che il relativo provvedimento datoriale non può essere dichiarato illegittimo per inosservanza delle garanzie sostanziali e procedimentali di cui all’art. 7 legge n. 300 del 1970.

(Nella specie, la sentenza di merito, confermata dalla S.C., aveva escluso la configurabilità di una sanzione disciplinare in relazione al trasferimento disposto “a scopo cautelativo” nei confronti di un funzionario bancario, a seguito della instaurazione a carico di quest’ultimo di un procedimento penale riguardante operazioni bancarie effettuate presso la filiale da lui diretta).

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2001, n.3525



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