Diritto e Fisco | Articoli

Rito abbreviato nell’udienza preliminare

16 Maggio 2014
Rito abbreviato nell’udienza preliminare

Richiesta possibile fino all’arringa

La richiesta di giudizio abbreviato, nell’udienza preliminare, va presentata dopo le conclusioni del Pubblico ministero e non oltre il momento in cui il proprio difensore formula le sue conclusioni.

Le Sezioni unite della Corte di cassazione [1] hanno messo la parola fine al contrasto giurisrudenziale sul tema.

Il Collegio ha scelto, fra tre orientamenti.

Secondo il più restrittivo, teso a garantire un’ordinata gestione dell’udienza preliminare, l’istanza deve arrivare prima che venga conferita la parola la Pm.

Si pongono in una posizione intermedia i giudici che ritengono, invece, indispensabile la conoscenza della posizione assunta dal Pm e fanno coincidere la dead line con le conclusioni finali da parte del difensore del singolo imputato.

Infine, la terza tesi fornisce un’interpretazione a maglie larghe della volontà del legislatore.

Con l’intento di incentivare l’uso del rito alternativo, in virtù delle sue potenzialità deflazionistiche, si fa coincidere il termine con il momento in cui si esaurisce la discussione con la formulazione delle conclusioni di tutte le parti e, nei processi cumulativi, dei difensori di tutti gli imputati.

La Cassazione ha scelto la soluzione intermedia. I giudici ammettono che la norma di riferimento [2], pur nella sua apparente semplicità, si presta a differenti interpretazioni, stabilendo che la richiesta può essere proposta fino a che non siano formulate le conclusioni [3]. Sul piano letterale si può intendere come utile l’intero periodo, che va da prima della formulazione delle prime conclusioni del Pm fino a quello in cui si cristallizzano le posizioni di tutte le parti. Ma per i giudici il legislatore fa riferimento alle conclusioni di ogni singola parte. Un’interpretazione in linea con il tenore della norma, con l’intento deflattivo del rito e con il diritto di difesa dell’imputato.


note

[1] Cass. sent. n. 20214/14

[2] Art. 438, comma 2 del codice di rito.

[3] A norma degli articoli 421 (discussione) e 422 (attività di integrazione probatoria del giudice).

Autore immagine: 123rf.com

Fonte Sole24Ore


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