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Assegno mantenimento: che succede se l’ex coniuge eredita? 

6 Luglio 2021 | Autore:
Assegno mantenimento: che succede se l’ex coniuge eredita? 

Quando il beneficiario del lascito ottiene un grosso incremento patrimoniale l’obbligo di versamento può cessare, ma ad alcune condizioni. Quando c’è la revoca?

La vita cambia non solo gli amori e le relazioni, ma anche le ricchezze e la composizione dei portafogli. A volte, queste vicende sono una fortuna: dopo la separazione o il divorzio c’è chi eredita da un parente una grossa somma di denaro o consistenti proprietà immobiliari. Che succede all’assegno di mantenimento se l’ex coniuge eredita? 

L’importo iniziale era stato stabilito, dal giudice o d’intesa tra le parti, per le esigenze di vita dell’ex coniuge beneficiario e in base alle sue condizioni economiche, che sono cambiate in meglio grazie all’eredità ricevutaInsomma, l’ex moglie (o, talvolta, l’ex marito), che riceveva ogni mese l’assegno, adesso è diventata benestante; il buon senso vorrebbe che il versamento periodico in suo favore debba cessare, e definitivamente, perché ormai l’ereditiera è in grado di mantenersi da sé. 

Anche la legge e la giurisprudenza applicano questa regola, ma non in modo automatico e, per soppesare bene la situazione, richiedono alcune condizioni per dire stop all’assegno di mantenimento se l’ex coniuge eredita. In questo articolo vedremo quali sono tali criteri: la revoca non è automatica, ma richiede un apposito giudizio di revisione e, dunque, un provvedimento esplicito del giudice, che dovrà valutare il mutamento delle condizioni economiche delle parti e la sua entità. Solo in questo modo arriverà a stabilire se il mantenimento può essere eliminato o se deve rimanere nonostante l’eredità ricevuta. L’ammontare del lascito è decisivo: se è piccolo, l’assegno potrà essere confermato; quando invece è ingente, dovrà essere revocato.

Assegno di mantenimento ed eredità dell’ex coniuge 

Prima di affrontare il problema principale, sgombriamo il campo da un equivoco: qui non stiamo parlando dell’eredità proveniente proprio dall’ex coniuge. In questa materia, i principi sono chiari: chi si è separato senza addebito ha diritto di ricevere l’eredità, chi è separato con pronuncia di addebito la perde, chi è divorziato non può più vantare alcun diritto su di essa, perché ormai il matrimonio si è sciolto in modo irrevocabile e la qualità di coniuge si è persa definitivamente.  

D’altronde, chi è morto non potrà più pagare, o ricevere, l’assegno di mantenimento, a prescindere da qualsiasi eredità; quindi, in questi casi, il problema non si pone. Ci sono, però, delle circostanze particolari previste dalla legge [1] in cui il mantenimento prosegue anche dopo la morte dell’ex coniuge divorziato, e l’importo viene posto a carico dell’eredità (leggi “Che succede all’assegno di mantenimento se muore il coniuge?”). 

Revisione assegno mantenimento: quando? 

Ti abbiamo accennato all’inizio che se il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento riceve un’eredità, l’interruzione o la cessazione dell’obbligo di versamento non è automatica, ma necessita di un giudizio di revisione. 

Per capire come funziona il meccanismo bisogna tener presente che l’importo dell’assegno di mantenimento dopo la separazione era stato fissato tenendo conto delle rispettive condizioni economiche delle parti e dell’esigenza di conservare, per il beneficiario, un tenore di vita equivalente a quello di cui godeva durante il matrimonio. Con il divorzio le cose cambiano: l’assegno divorzile prescinde dal tenore di vita e si basa su un’esigenza assistenziale, perequativa e compensativa, cioè quella di garantire i mezzi di sostentamento al coniuge economicamente più debole e che per vari motivi (età, stato di salute, difficoltà a trovare un lavoro) non è in grado di mantenersi da sé. Per questi motivi ha bisogno della “stampella” economica fornita dal suo ex partner.

Quindi, l’assegno di mantenimento non è una rendita vitalizia che consente di vivere per sempre a spese dell’ex coniuge: nel momento in cui cambiano le condizioni in base alle quali il diritto a percepirlo era stato attribuito, chi deve versarlo in un momento in cui è venuta ormai meno l’esigenza primaria che lo aveva disposto potrà rivolgersi al giudice e chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento. La pronuncia giudiziale, dopo aver valutato tutti i motivi addotti da entrambe le parti, può portare alla conferma dell’assegno oppure alla diminuzione dell’importo o anche alla sua revoca completa. 

La modifica dell’assegno di mantenimento può essere adottata in tutti i casi in cui si sia verificato un mutamento, non transitorio, peggiorativo delle condizioni patrimoniali dell’obbligato (ad esempio, in caso di perdita incolpevole del lavoro) o un miglioramento di quelle del beneficiario: per quest’ultimo rilevano, ad esempio, una nuova convivenza stabile con un altro partner o anche la percezione di una consistente eredità. 

Revoca assegno mantenimento per eredità 

La revoca dell’assegno di mantenimento è giustificata dal venir meno di quello squilibrio patrimoniale tra gli ex coniugi che aveva costituito la base per determinare l’importo iniziale. Così rilevano moltissimo tutti gli incrementi patrimoniali di notevole entità del coniuge beneficiario, come, appunto, l’attribuzione di una grossa eredità. Al contrario, un’eredità di importo esiguo o che conferisce beni immobili di scarso valore e di costosa manutenzione, come una vecchia casa diroccata in campagna, non legittimano la riduzione o la revoca del mantenimento, in quanto le condizioni economiche del beneficiario rimangono sostanzialmente immutate.  

I principi che ti abbiamo sintetizzato sono stati ben espressi in una recente pronuncia della Corte di Cassazione [2], che ha confermato la revoca dell’assegno di mantenimento ad un ex coniuge che aveva ricevuto una cospicua eredità da uno zio. La Suprema Corte, esaminando il caso, ha ritenuto che vi fosse stato un rilevante mutamento in meglio delle condizioni patrimoniali del beneficiario: l’ammontare del lascito equivaleva a circa 20 anni di corresponsione dell’assegno di mantenimento. Il Collegio ha ricordato che la condizione necessaria per poter revocare l’assegno è sempre quella del venir meno dello squilibrio economico e patrimoniale tra gli ex coniugi: così anche l’eredità, se il suo ammontare è consistente, può eliminare il precedente dislivello e rappresenta una circostanza sopravvenuta di importanza tale da giustificare l’eliminazione del beneficio.

Approfondimenti

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note

[1] Art. 9 bis L. n. 898/1970.

[2] Cass. ord. n. 18777 del 02.07.2021.


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