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Affido super esclusivo: cosa vuol dire?

9 Ottobre 2021
Affido super esclusivo: cosa vuol dire?

Un figlio può essere affidato ad un solo genitore?

Hai chiesto la separazione da tuo marito perché è diventato particolarmente violento. Dopo anni di litigi furiosi e vessazioni psicologiche, hai deciso di riprendere in mano la tua vita e quella del tuo bambino. Pertanto, ti sei recata da un avvocato per capire come agire e, soprattutto, cosa fare per tutelare tuo figlio.

In questo articolo faremo il punto della situazione sull’affido super esclusivo: cosa vuol dire? Quali sono le conseguenze? Si tratta, in poche parole, di una soluzione adottata dal giudice in casi eccezionali e che conferisce al genitore affidatario il diritto di prendere tutte le decisioni nell’interesse del minore, comprese quelle di maggior rilevanza, senza prima consultarsi con l’altro. Ma procediamo con ordine e analizziamo la questione punto per punto.

Affido: cos’è?

Si parla di affido solamente nei confronti dei figli minorenni, ossia quelli che al momento della separazione o del divorzio dei genitori non hanno ancora raggiunto la maggiore età.

L’affido, in buona sostanza, riguarda l’esercizio della responsabilità genitoriale, quindi l’insieme delle decisioni che la madre e il padre devono adottare nell’interesse del minore (ad esempio, quale scuola fargli frequentare, dove mandarlo in vacanza, a quale cura medica sottoporlo, ecc.).

Pertanto, quando una coppia di genitori decide di lasciarsi è necessario decidere con chi andranno ad abitare i figli, quante volte potranno vedere il genitore non collocatario, ecc. Le modalità e i tempi dell’affidamento vengono disposti dal giudice, il quale deve prima prendere in considerazione la possibilità che i bambini siano affidati sia alla mamma che al papà (il cosiddetto affido condiviso). Qualora tale soluzione arrechi un pregiudizio al figlio, perché uno dei due genitori è inadatto dal punto di vista educativo, allora non resta che optare per l’affido esclusivo.

Affido: come funziona?

Come ti ho già anticipato, la regola generale è l’affido condiviso. Questo vuol dire, in parole più semplici, che il bambino rimane a vivere con un solo genitore, mentre l’altro potrà esercitare il suo diritto di visita (quindi, vedere il figlio e tenerlo presso di sé) nei giorni e nei tempi stabiliti dal tribunale. Ti faccio un esempio per farti capire meglio cosa intendo.

Tizio e Caia si separano. All’udienza, il giudice affida Caietto, il loro figlio di quattro anni, ad entrambi i genitori con collocamento prevalente presso la madre. Il papà Tizio, invece, potrà vedere il bambino il martedì e il giovedì dalle 08.00 alle 20.00 e potrà passare con lui due weekend al mese.

Come vedi, quindi, mentre l’affido riguarda la modalità con cui i genitori esercitano la responsabilità genitoriale, il collocamento ha ad oggetto la residenza del minore.

Nell’affido condiviso, le questioni di ordinaria amministrazione (ad esempio, cosa mangiare ogni giorno, quali libri comprare, ecc.) vengono affrontate separatamente, mentre le decisioni più importanti per il minore (ad esempio, un intervento chirurgico oppure uno sport da praticare) devono essere assunte da entrambi i genitori di comune accordo. In caso di contrasto, sarà necessario interpellare il giudice.

Se tale modalità risulta contraria all’interesse dei figli, il giudice opta per l’affido esclusivo. In tal caso, il genitore non affidatario può comunque intervenire nelle scelte più rilevanti che riguardano l’educazione, l’istruzione, la salute dei propri figli, rivolgersi al tribunale qualora ritenga che l’altro abbia assunto decisioni pregiudizievoli e continuare ad esercitare il diritto di visita (sempre che tale frequentazione non comprometta il benessere psicofisico del minore).

Affido super esclusivo: cosa vuol dire?

Forse non lo sai, ma esiste anche l’affido super esclusivo (anche noto come affido esclusivo rafforzato). Tale modalità viene adottata solamente in casi estremi, ad esempio quando un genitore si rivela particolarmente violento nei confronti della prole.

Come abbiamo visto poc’anzi, nell’affido esclusivo si verifica solamente una compressione della responsabilità genitoriale, in quanto il genitore affidatario può comunque vedere il figlio ed intervenire nelle decisioni più importanti che lo riguardano.

Nell’affido super esclusivo, invece, le cose cambiano perché solo al genitore affidatario spetterà il compito di decidere autonomamente tutte le questioni nell’interesse del minore, importanti o meno che siano.

Affido super esclusivo: quando si può chiedere?

L’affido super esclusivo viene disposto in casi eccezionali di una certa gravità, vale a dire quando il genitore è totalmente incapace di prendersi cura dei figli oppure se assume una condotta per loro pregiudizievole. Pensa, ad esempio, al padre totalmente disinteressato che non corrisponde neppure il mantenimento per il bambino, alla madre violenta oppure al genitore che fa uso di sostanza alcoliche.

L’affido super esclusivo, però, può essere chiesto anche quando è il figlio a rifiutare qualsiasi rapporto con il genitore oppure se quest’ultimo vive lontano per ragioni di lavoro e/o di salute. In quest’ultimo caso, in pratica, le parti possono concordare l’affido super esclusivo in modo che il genitore collocatario possa adottare tutte le decisioni senza prima consultarsi con l’altro. È chiaro che qualsiasi accordo in tal senso deve prima essere sottoposto al vaglio dal giudice per accertare che tale scelta risponda effettivamente all’interesse del bambino.



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