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Ascolto del figlio minore nel processo a carico del genitore 

6 Luglio 2021 | Autore:
Ascolto del figlio minore nel processo a carico del genitore 

Un bambino può accusare il padre o la madre? Quando è possibile sentirlo in un giudizio civile o penale? Come vengono valutate dal giudice le sue dichiarazioni?

Hai denunciato tuo marito per il reato di maltrattamenti in famiglia. Il processo è iniziato e, ora, sorge la necessità di ascoltare tuo figlio in aula. Deve riferire sugli episodi violenti ai quali ha assistito ed anche su quelli che lo hanno coinvolto come vittima. È un’audizione delicata, perché il bambino dovrà testimoniare contro suo padre. 

L’ascolto del figlio minore nel processo a carico del genitore è possibile e, spesso, risulta assolutamente necessario, ma pone numerosi problemi e deve essere condotto con tecniche particolari, possibilmente nelle forme dell’audizione protetta, per evitare interferenze e condizionamenti. Il limite non sta nell’età del bambino, ma nella sua capacità di riferire fatti e circostanze in modo esatto ed attendibile.

Vediamo subito più in dettaglio quando è possibile effettuare l’ascolto del figlio minore nel processo a carico di un suo genitore, come avviene in concreto questa audizione, con quali tecniche e metodi deve essere condotta e come viene valutata la testimonianza così acquisita.

Un minorenne può testimoniare? 

Il minorenne può testimoniare in qualsiasi processo, civile o penale, quando è in grado di riferire i fatti ai quali ha assistito. Non è decisiva, quindi, l’età: anche un bambino molto piccolo, di tre o quattro anni, può resocontare bene determinati eventi ai quali ha partecipato o di cui è stato vittima e descrivere in modo dettagliato tutte le circostanze necessarie a ricostruirli. 

Ovviamente, lo farà con il linguaggio tipico della sua età: per questo occorre un esperto in grado di “tradurre” le sue espressioni, anche ricorrendo a giochi e disegni per fargli riferire episodi dolorosi senza traumatizzarlo, come nel caso in cui sia stato vittima di abusi sessuali. 

La testimonianza del minore è attendibile? 

Il problema maggiore riguarda la capacità del bambino di collocare una serie di eventi nel tempo e nello spazio, di ricostruirli esponendoli in modo adeguato ed esatto e non frammentario o lacunoso. Inoltre, l’attendibilità del minore, e quindi del suo racconto, potrebbe essere compromessa dalla presenza di condizionamenti operati da uno dei due genitori (non soltanto quello nei cui confronti la testimonianza deve essere resa, ma anche l’altro, se lo ha istigato a riferire fatti non veri). Talvolta, questi condizionamenti sono anche latenti e operano in maniera inconscia: il bambino teme di “fare male” alla mamma o al papà con la sua deposizione. 

Per questo il giudizio di attendibilità che il giudice deve compiere sulla testimonianza del minore dipende da molti fattori concreti. Il modo in cui viene compiuta la sua audizione è determinante per la sua validità. È sempre consigliabile effettuarla fuori dall’aula del tribunale, o di una caserma di polizia, e in un contesto protetto, con l’ausilio di uno psicologo infantile ed esperto dell’età evolutiva, in modo da garantire la piena libertà di espressione al bambino e da offrire la possibilità di ricostruire il significato delle sue affermazioni.  

Questi accorgimenti diventano indispensabili quando il bambino è in tenera età, oppure quando i fatti che deve narrare lo coinvolgono direttamente sotto l’aspetto affettivo ed emotivo. È ben diverso riferire come testimone di uno scippo o di una rapina vista per strada in danno di persone estranee – ciò che per il bambino è un accadimento inconsueto ma comunque neutro – rispetto al dover narrare i maltrattamenti compiuti dal padre verso la madre, dettagliando i vari tipi di percosse, minacce e umiliazioni ai quali il bimbo ha assistito. 

La testimonianza del figlio nella separazione dei genitori 

Nelle cause di separazione giudiziale dei coniugi, o di divorzio, i figli minori della coppia possono testimoniare, specialmente quando è necessario decidere sull’addebito della separazione per violazione di uno dei doveri coniugali, come quello di fedeltà, di assistenza materiale e morale reciproca e di coabitazione. In questi casi, la credibilità della testimonianza dei figli minori, o anche maggiorenni, è affidata all’apprezzamento del giudice, come avviene per quella resa dai parenti adulti (ad esempio, i genitori del marito o della moglie).

In altre decisioni da adottare nei procedimenti che riguardano le coppie divise, come quelle che riguardano l’affidamento dei figli, l’audizione dei figli minori è necessaria e va obbligatoriamente disposta se hanno compiuto i 12 anni; i bambini di età inferiore saranno sentiti se risultano «capaci di discernimento» [1] e a condizione che l’ascolto non nuoccia al loro interesse. Per approfondire questo tema leggi “Affido familiare: quando è necessario ascoltare il minore?”.

Testimonianza del figlio nel processo penale a carico del genitore 

Maltrattamenti, violenze sessuali, abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, percosse, lesioni: sono i reati in famiglia il teatro più frequente di episodi delittuosi di vario genere ai quali un minore può aver assistito o anche essere stato coinvolto come vittima.  Anche qui, non esiste alcun divieto alla testimonianza dei minori nel processo penale a carico di un genitore o di qualsiasi altro soggetto, da un parente ad un perfetto estraneo. La legge [2] sancisce in via generale che: «Ogni persona ha la capacità di testimoniare», a prescindere dalla sua età. 

L’unica preclusione imposta dal Codice di procedura penale [3] riguarda l’intervento, come «testimoni ad atti del procedimento», dei minori degli anni 14 (o delle persone anche maggiorenni ma palesemente incapaci perché ubriache o intossicate da sostanze stupefacenti), ma questa eccezione comprende solo la possibilità di assistere al compimento di atti processuali, come le ispezioni e le perquisizioni personali o domiciliari, e non la testimonianza in genere che, come abbiamo visto, è sempre possibile. 

Come si svolge l’esame testimoniale del minore?

Rimane sempre ferma la necessità di valutare attentamente le dichiarazioni rese dal testimone minorenne, e, prima ancora, di stabilire la sua effettiva capacità di testimoniare, specialmente se è un bambino molto piccolo oppure se vive in un contesto familiare che richiede di proteggerlo per preservare la genuinità del suo racconto da possibili condizionamenti, manipolazioni ed alterazioni.

Proprio per salvaguardare queste esigenze, essenziali sia alla formazione della verità processuale sia alla tutela dell’incolumità psico-fisica del bambino, il giudice in questi casi compie l’esame testimoniale del minore adottando gli opportuni accorgimenti [4], come l’uso di un vetro a specchio per evitare che il figlio veda il genitore mentre sta rendendo dichiarazioni a suo carico.

Inoltre, l’acquisizione della testimonianza del minorenne segue regole particolari: è il giudice che pone direttamente le domande al teste (nel processo ordinario, invece, sono l’accusa e la difesa a formularle), e nel compiere l’esame può avvalersi dell’ausilio di un esperto psicologo, per garantire la serenità del piccolo testimone ed evitargli traumi. 

Come si valuta l’attendibilità della testimonianza del minore?

La Corte di Cassazione [5] afferma che «anche i bambini in tenera età sono in grado di ricordare ciò che hanno visto e soprattutto ciò che hanno subito con coinvolgimento diretto», ma spetta sempre al giudice «di valutare con particolare attenzione la credibilità del dichiarante e l’attendibilità delle dichiarazioni».

Si tratta di due profili diversi: la credibilità del dichiarante riguarda la cosiddetta «attendibilità soggettiva» del minore testimone e richiede, talvolta, di verificare la sua «idoneità mentale» anche attraverso una perizia psicologica; l’attendibilità oggettiva riguarda, invece, i fatti raccontati, per stabilire se sono veritieri o no, e questo compito spetta sempre e soltanto al giudice, senza l’intermediazione degli esperti. 

Una nuova sentenza della Cassazione penale [6], intervenuta per decidere una complessa vicenda di maltrattamenti in famiglia, ha affermato che la rivalutazione della testimonianza resa in primo grado dal figlio minore contro il padre richiede la rinnovazione dell’escussione in appello, se vi era una forte conflittualità tra i coniugi ed il bimbo era facilmente influenzabile da uno dei due genitori. Il secondo giudice, quindi, deve riascoltare il minore, se l’imputato lo richiede nelle forme previste di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in secondo grado di giudizio [7].


note

[1] Art. 252 e art. 336 bis Cod. civ.

[2] Art. 196, co.1, Cod. proc. pen.

[3] Art. 120 Cod. proc. pen.

[4] Art. 498, co.4, Cod. proc. pen.

[5] Cass. sent. n. 36619 del 06.03.2003.

[6] Cass. sent. n. 25515 del 05.07.2021.

[7] Art. 603 bis Cod. proc. pen.
 

Autore immagine: canva.com/


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