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Separazione con addebito per ossessioni spirituali

6 Luglio 2021
Separazione con addebito per ossessioni spirituali

Moglie vittima di ossessioni spirituali: a chi spetta il mantenimento?

Si può ottenere la separazione con addebito per ossessioni spirituali, o peggio per possessione demoniaca? Anche questa vicenda è passata sotto il vaglio della giurisprudenza, 

I personaggi principali di questa storia sono sostanzialmente tre. C’è una donna. Suo marito. E c’è un cappuccino della diocesi di Milano. Quello che vi leggerò non è un copione di un film ma sono gli atti processuali e la sentenza del tribunale di Milano del 18 gennaio 2017.

La donna – afferma la figlia sentita come testimone dal giudice – non stava più tanto bene. Camminava per casa con un saio, che lei chiamava uno scudo spirituale per difendersi dalle forze del male. La donna aveva iniziato a frequentare dei gruppi spirituali e a fare gite di pellegrinaggio insieme al frate cappuccino. 

Ma poi la cosa è degenerata e anche la sorella si è accorta che qualcosa non andava più nella testa della donna. «Aveva cominciato a stare male» riferisce al giudice la sorella in veste di testimone, un male che non riesce a descrivere nei dettagli, ma che – dice- generava fenomeni «esterni e non dipendenti dalla sua volontà», «disturbi di carattere spirituale». 

Qui subentra il frate. Sentito anche lui dal giudice, ha ammesso che la donna era vittima di fenomeni definiti “poltergeist” che peraltro ne avrebbero colpito la casa, infestandola di presenze oscure. Nel corso della sua testimonianza, il francescano riferisce di essere rimasto impressionato dai fatti che si verificavano sotto i suoi occhi soprattutto di notte. 

La donna viene portata da una serie di medici ma nessuno di questi riesce a dare una spiegazione: nonostante i numerosi esami clinici, non risulta affetta da alcuna patologia tale da spiegare i fenomeni. 

Secondo il marito non ci sono dubbi: si tratta di una possessione demoniaca. 

Così i familiari decidono di portare la donna da una serie di esorcisti che hanno iniziato a seguirla per diversi anni senza tuttavia mai riuscire a liberarla dalle presenze oscure. 

Un testimone, sentito nel corso del processo, ha riferito di avere assistito a fenomeni di irrigidimento e scuotimento della signora, che richiedevano l’intervento di altre persone per trattenerla. 

In buona sostanza, tutte le testimonianze convergono nel confermare comportamenti parossistici da parte della signora.

Sicché, il marito decide di chiedere la separazione per colpa della moglie, colpa per via dei «devastanti comportamenti compulsivi frutto di ossessione religiosa e riguardanti una possessione demoniaca».

E qui si inserisce la tragedia nella tragedia.

Da un lato c’è la donna che, senza reddito, vuol essere mantenuta; dall’altro, c’è il marito che le imputa la colpa per la separazione per via delle sue ossessioni spirituali e che quindi non vuole darle un euro.

Come credete che sia finita?

Anche i giudici non riescono a dare una spiegazione ai fenomeni, ma una cosa è certa: secondo loro, la donna è vittima e non carnefice. Se il diavolo si è impossessato di lei, non è colpa sua. Anche perché lei ha fatto quello che poteva per guarire. 

In buona sostanza, se da un lato i giudici accolgono la richiesta di separazione avanzata dal marito perché la situazione era divenuta intollerabile ed era impossibile continuare a vivere insieme in quelle condizioni, dall’altro lato accolgono la domanda della moglie che pretende l’assegno di mantenimento. 

Chi è vittima di un’ossessione religiosa – nel bene o nel male – non commette alcuna violazione dei doveri del matrimonio e, pertanto, non può subire il cosiddetto addebito. Quindi, il coniuge indemoniato ha diritto ad essere mantenuto fino a quando almeno non dà prova di essere guarito e di poter lavorare e mantenersi. E non solo: se ottiene anche i figli, ha diritto a restare nella casa mentre il marito deve andare via.



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