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Rapina in negozio: come difendersi?

9 Ottobre 2021 | Autore:
Rapina in negozio: come difendersi?

Quali sono le differenze tra rapina e furto? Cos’è la rapina impropria? Quando c’è legittima difesa? Si può arrestare un malvivente?

Ci sono reati che possono essere pericolosi per l’incolumità personale anche se sono diretti ad appropriarsi del patrimonio altrui. Ad esempio, il sequestro di persona a scopo estorsivo mira a ottenere un illecito arricchimento, avvalendosi però della privazione della libertà di una persona. Lo stesso più o meno accade con la rapina, delitto che prevede l’uso della violenza o della minaccia per impossessarsi dei beni altrui. Con questo articolo vedremo come difendersi nel caso di rapina in negozio.

Sono tante le persone che, mentre svolgono il proprio lavoro, sono aggredite da malviventi che chiedono denaro mediante minaccia o impiego della forza bruta. Ma non solo: la rapina può avvenire anche mentre si è in strada, in un luogo pubblico. È il classico caso del criminale che, puntando una pistola alla testa, chiede di consegnargli la borsa o il portafogli. La rapina, dunque, non è solo quella che avviene in banca o in un negozio, ma qualsiasi atto di impossessamento dei beni altrui fatto con minaccia o violenza alla persona. Non costituisce rapina il furto con scasso, in quanto in questo caso la violenza è usata contro un oggetto, ad esempio contro la cassaforte per aprirla. Come difendersi da una rapina in negozio? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura.

Rapina: cos’è?

La rapina è il reato che commette chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si impossessa delle cose altrui, sottraendole a chi le detiene, mediante violenza alla persona o minaccia [1].

La rapina è un reato complesso perché presenta i connotati del furto e del reato che, di volta in volta, si può ravvisare nella condotta violenta del rapinatore (percosse, minacce, lesioni personali, ecc.).

Ad esempio, chi deruba un passante colpendolo alla testa per farlo svenire commette il reato di rapina, anche se apparentemente la condotta corrisponde al furto (l’impossessamento della cosa altrui) e alle lesioni personali (la ferita riportata alla testa).

Rapina e furto: differenza

Rapina e furto sono molto simili: in entrambi i crimini, è richiesto l’impossessamento del bene altrui mediante sottrazione.

La vera differenza, che è al tempo stesso il connotato distintivo della rapina, è la presenza dell’indicazione esplicita del mezzo mediante il quale pervenire all’obiettivo criminoso: l’uso della violenza o della minaccia. Pertanto, mentre lo scippo ai danni del passante costituisce un’ipotesi di furto (con strappo), l’arma puntata alla vittima dietro intimazione «o la borsa o la vita» rappresenta il classico esempio di rapina.

Rapina impropria: cos’è?

Secondo la legge, si configura ugualmente una rapina (e pertanto viene punita allo stesso modo) chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità. Cosa significa? Qual è la differenza con la rapina normale?

La rapina consiste nell’impossessarsi della cosa altrui mediante condotta violenta o minacciosa. Nella rapina impropria si assiste a un capovolgimento dell’azione delittuosa: anziché servirsi della minaccia o della violenza per ottenere il bottino, ci si serve delle stesse per assicurarsi la refurtiva già sottratta.

Facendo un esempio, si ha rapina impropria quando il malvivente, già penetrato in casa e svaligiato l’appartamento, si trova davanti il proprietario a sbarrargli la strada e, per fuggire via, lo minaccia con un’arma oppure lo percuote. In questa ipotesi, secondo la legge, pur sempre di rapina si tratta e, pertanto, la pena sarà sempre la stessa.

Nella rapina impropria la violenza o la minaccia sono successive all’impossessamento, quindi dirette ad assicurarsi il bene già rubato. Proprio per tale ragione è necessario che la condotta violenta sia immediatamente (o quasi) successiva all’impossessamento [2]: ciò significa che non potrà parlarsi di rapina impropria, ma di concorso tra il reato di furto e quello concretamente posto in essere, nel caso in cui il colpevole ponga in essere l’azione violenta molto dopo l’impossessamento.

Rapina aggravata: quando?

La rapina aggravata è la rapina commessa con particolari metodi o in determinate circostanze che la legge ritiene essere più pericolose o, comunque, idonee a destare un maggiore allarme sociale.

Un esempio di rapina aggravata è quella commessa in gruppo: è chiaro che una cosa è parlare di un rapinatore singolo e un’altra è discorrere di una gang di rapinatori seriali. In quest’ultimo caso, la pena sarà aumentata perché la pericolosità insita nell’agire in gruppo è maggiore di quella del lupo solitario.

Secondo il Codice penale, la rapina è aggravata nelle seguenti ipotesi:

  • la violenza o la minaccia è commessa con armi, ovvero da persona il cui aspetto è celato (ad esempio, da un passamontagna, ecc.), o da più persone riunite (l’ipotesi sopra citata della gang);
  • la violenza consiste nel porre taluno in stato di incapacità di volere o di agire (ad esempio, mediante somministrazione di droghe o di altre sostanze, oppure inibendo la libertà di agire della vittima per mezzo di immobilizzazione fisica: è il caso della persona legata e imbavagliata);
  • la violenza o la minaccia proviene da persona che fa parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso (in questo caso, la maggiore pericolosità è insita nel fatto stesso di appartenere ad un gruppo di criminalità organizzata);
  • il delitto è commesso in casa, in ufficio o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luoghi tali da ostacolare la difesa;
  • il fatto è commesso all’interno di mezzi di trasporto pubblico;
  • il crimine è realizzato all’uscita degli istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro;
  • il delitto è commesso nei confronti di persona ultrasessantacinquenne.

Come difendersi da una rapina in negozio?

Nel caso di rapina in un negozio, occorre immediatamente chiamare le forze dell’ordine affinché intervengano per arrestare i criminali.

Per fare ciò, è possibile avvalersi dei più comuni sistemi antirapina, come ad esempio le sirene che si azionano in caso di furto, oppure attivando il pulsante d’allarme collegato direttamente a un istituto di vigilanza.

Per difendersi dalle rapine è molto importante dotare il proprio negozio di un valido sistema di videosorveglianza che possa riprendere ciò che accade nei locali. Sebbene non si tratti di un rimedio in grado di bloccare i rapinatori, cioè di frapporsi tra loro e le vittime, è altrettanto vero che sicuramente la presenza di telecamere costituiscono un valido deterrente, un mezzo utile a scoraggiare i malintenzionati.

La sicurezza è aumentata se l’impianto è collegato ad una centrale operativa composta di guardie particolari giurate in grado di verificare gli scatti d’allarme e inviare i soccorsi necessari.

Proprio a questo proposito, è possibile assumere delle guardie giurate per sorvegliare il proprio negozio. Per approfondire quali sono i poteri di queste persone, si consiglia la lettura dell’articolo Una guardia giurata può perquisire?

Rapina: quando c’è legittima difesa?

Secondo l’ordinamento giuridico italiano, è possibile difendersi nei limiti di quanto stabilito dalla legge a proposito della legittima difesa.

Innanzitutto, è possibile difendere sé stessi o altri se è in pericolo l’incolumità fisica delle persone aggredite. Ad esempio, si può disarmare il rapinatore se questi sta aggredendo una persona e le stia facendo del male.

Per difendersi è possibile usare gli strumenti che legalmente si possono portare con sé, come ad esempio lo spray urticante.

Non è invece legale aggredire il rapinatore se questi si limita ad usare le minacce senza però dare l’impressione di voler effettivamente fare uso della violenza. Per la legge, infatti, l’offesa alla persona è lecita solo se indispensabile per salvare la propria o l’altrui incolumità. Insomma: si può usare la forza contro il malvivente solo se non c’è altra scelta per mettersi in salvo. Ugualmente, non è possibile aggredire il rapinatore se questi sta fuggendo via.

Una volta neutralizzato e/o disarmato, è possibile procedere all’arresto del rapinatore senza necessità dell’intervento delle forze dell’ordine: per legge, infatti, anche il privato cittadino può effettuare un arresto in flagranza, ma solo nel caso di commissione di reati particolarmente gravi (com’è per la rapina, appunto).

Tuttavia, non è possibile “sequestrare” il rapinatore: una volta arrestato, va subito consegnato alle forze dell’ordine.

Ad ogni modo, in caso di rapina in negozio, il consiglio è sempre quello di chiamare le forze dell’ordine e di procedere alla legittima difesa solo quando non ci sia altra scelta per difendere sé stessi o l’incolumità di altre persone coinvolte.


note

[1] Art. 628 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 12597 del 15.03.2017.

Autore immagine: canva.com/


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