Diritto e Fisco | Articoli

La garanzia sui prodotti difettosi

6 Luglio 2021
La garanzia sui prodotti difettosi

Codice del consumo: la tutela dell’acquirente nel caso di merce difettosa; il diritto di reso, la sostituzione e la restituzione dei soldi del prezzo.

Chi compra da Internet o tramite televendita ha sempre la possibilità di recedere dal contratto entro 14 giorni anche se il prodotto dovesse essere perfettamente funzionante. È un diritto che gli spetta in ogni caso, senza che vi sia necessità di motivarne le ragioni. 

Chi invece compra in negozio può esercitare solo il diritto di reso quando il prodotto è rotto o presenta dei vizi: è la cosiddetta garanzia sui prodotti difettosi. Quindi, in tal caso, non è dato alcun diritto di ripensamento e l’acquisto, una volta effettuato, è definitivo. Resta poi una libera scelta del commerciante – magari per ragioni di marketing – consentire il cambio merce quando questa dovesse risultare, a un più attento vaglio, non di gradimento del cliente (si pensi a un indumento che, misurato a casa, risulti essere stretto).

Ecco come funziona la garanzia sui prodotti difettosi.

Cosa fare se la merce è difettosa o rotta?

Se il prodotto acquistato dovesse risultare difettoso o rotto, l’acquirente ha 2 mesi di tempo dall’acquisto per farlo presente al venditore e chiedere alternativamente: 

  • la sostituzione dell’oggetto con uno identico (o di valore superiore);
  • oppure la sua riparazione. 

La scelta tra queste due soluzioni è rimessa all’acquirente. 

Il termine di 2 mesi previsto dalla legge, decorre dal momento della scoperta del difetto e non è previsto qualora il venditore conosceva, al momento della vendita, il vizio oppure lo aveva occultato al cliente. 

La garanzia copre tuttavia solo i vizi che si manifestino nei primi due anni dall’acquisto. La riparazione dei vizi successivi è a carico dell’acquirente. Il contratto non può stabilire un termine più breve (ad esempio, una garanzia di un solo anno).

Il venditore non può imporre all’acquirente di rivolgersi al produttore o di spedire il prodotto difettoso al centro assistenza: tutti i costi per l’eventuale riparazione sono a carico del venditore in quanto è con questi che il consumatore ha concluso il contratto. Allo stesso modo, a dover sostituire la merce è il venditore e non il produttore.

La riparazione deve avvenire in un congruo termine (la legge non specifica quanto). 

Se la riparazione o la sostituzione dovesse risultare antieconomica o impossibile (si pensi a un pezzo di ricambio non più in commercio), l’acquirente ha la possibilità di scegliere tra i due seguenti rimedi:

  • la risoluzione del contratto, ossia il rimborso dei soldi spesi e la restituzione dell’oggetto difettoso;
  • oppure una riduzione del prezzo d’acquisto, proporzionata alla riduzione del valore della merce (conservando però, in questo caso, il prodotto difettoso).

Cosa fare se il venditore sostiene che il guasto dipende dall’acquirente?

Spesso, succede che il venditore, per non adempiere all’obbligo di garanzia, sostenga che il guasto del prodotto dipenda dall’uso non conforme dell’oggetto fatto dall’acquirente. In realtà, la legge stabilisce che, per tutti i vizi presentatisi nei primi 6 mesi dall’acquisto, è il venditore a dover dare la prova della colpa del cliente. Una volta decorso tale termine, invece, è l’acquirente a dover dimostrare che il difetto era preesistente alla vendita.

Per la garanzia c’è bisogno dello scontrino o della prova d’acquisto?

Il venditore non può subordinare il riconoscimento della garanzia all’esibizione dello scontrino o di altra prova d’acquisto, neanche se ciò fosse imposto dalla policy del negozio. Secondo la giurisprudenza, lo scontrino è un documento di natura esclusivamente fiscale. 

L’acquirente è sì tenuto a dimostrare di aver comprato il prodotto presso un determinato esercizio commerciale ma tale prova può essere fornita anche in altri modi come, ad esempio, con l’estratto conto della carta di credito o del bancomat o anche con una testimonianza. 

Il venditore può chiedere di spedire il prodotto in assistenza?

Come anticipato, il venditore è tenuto a fornire la garanzia al consumatore nei primi due anni dall’acquisto, a patto che il vizio sia «denunciato» entro 2 mesi da quando si è verificato. 

Il termine «denuncia» non significa che ci si debba recare presso la polizia o dai carabinieri: la legge usa questa espressione per riferirsi alla “comunicazione” del difetto al venditore. Il più delle volte, è sufficiente recarsi presso il punto vendita e farsi rilasciare un’attestazione di riconsegna dell’oggetto (ad esempio, una ricevuta). 

Il venditore non può costringere il cliente a spedire l’oggetto in fabbrica o al centro assistenza. Peraltro, le spese postali sono a carico del venditore che non può far altro che prendere in consegna l’oggetto e attivare la garanzia.

Che fare se il venditore non vuol riconoscere la garanzia?

Se il venditore non vuole effettuare il reso o la riparazione, negando così la garanzia, al cliente non resta che avviare una causa civile per il risarcimento del danno e la restituzione dei soldi versati. Prima della causa, deve avviare un tentativo di conciliazione presso un organismo di mediazione (il costo del primo incontro è di 40 euro a parte + Iva). In questa sede, sarà possibile tentare un accordo ed evitare i più gravosi oneri del processo. 

Che succede a chi compra con partita Iva chiedendo la fattura?

Le regole che abbiamo appena elencato si applicano solo a chi compra in veste di consumatore, ossia quando l’uso del prodotto è personale o familiare.

Chi invece compra un oggetto per la propria attività lavorativa, quindi fornendo una partita Iva e richiedendo la fattura (onde scaricare la spesa dalle tasse) gode di una garanzia ridotta. Difatti, il termine per la denuncia del difetto non è più di 60 giorni ma di 8 giorni dalla sua scoperta. Inoltre, la durata della garanzia non è di 2 anni ma di 1 soltanto. 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube