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Cessione del quinto: quanto conviene?

6 Luglio 2021 | Autore:
Cessione del quinto: quanto conviene?

Come hanno inciso le più recenti norme europee sull’erogazione dei prestiti in cambio del 20% di stipendi e pensioni? Ecco come funziona questa formula.

Chi ha bisogno di chiedere un prestito per una spesa straordinaria o per fare un lavoro in casa ma non ha una solida garanzia da offrire, può optare per la cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Si tratta di una soluzione che consente il rimborso del finanziamento erogato attraverso la busta paga o il cedolino della pensione: ecco perché è riservata a lavoratori dipendenti (pubblici o privati) e ai pensionati. Ma la cessione del quinto, quanto conviene? I tassi di interesse da pagare non saranno troppo alti rispetto ai prestiti richiesti con un altro tipo di garanzia?

Mai come in questi ultimi tempi, secondo le più recenti rilevazioni, il prestito con la cessione del quinto è stato così conveniente. La possibilità per il finanziatore di attingere direttamente dalla fonte del reddito e, dall’altra parte, l’assicurazione obbligatoria del prestito per i casi di decesso o di licenziamento rendono più facile e meno costosa questa soluzione. Oggi, i tassi sono praticamente alla metà rispetto a qualche anno fa. Vediamo, allora, come funziona la cessione del quinto, chi può richiederla e quanto conviene.

Cessione del quinto: che cos’è?

La cessione del quinto è la garanzia che si offre attraverso la propria busta paga o il cedolino del trattamento previdenziale per avere un prestito. In pratica, il finanziamento viene rimborsato con il prelievo del 20% dello stipendio o della pensione al netto delle ritenute, cioè, appunto, un quinto. Si tratta di una formula per ottenere un prestito non finalizzato: significa che non c’è bisogno di specificare il motivo per cui si chiede il finanziamento.

La cessione del quinto comporta l’obbligo di sottoscrivere un’assicurazione sul prestito in modo da garantire il rimborso in caso di licenziamento o di decesso.

La durata del rimborso non deve superare i 10 anni.

Cessione del quinto: chi può richiederla?

La cessione del quinto per richiedere un prestito è riservata a:

  • lavoratori dipendenti pubblici;
  • dipendenti privati;
  • pensionati.

I lavoratori dipendenti possono anche richiedere un ulteriore prestito, chiamato Delega, che consiste in un finanziamento con un’altra cessione del quinto dello stipendio. In questo modo, si arriva ad una cessione di due quinti, cioè del 40%.

I pensionati possono utilizzare la formula della cessione del quinto purché la scadenza del prestito non superi la data in cui compiono i 90 anni.

Cessione del quinto: come funziona?

La cessione del quinto dello stipendio o della pensione consente a chi ha bisogno di un prestito di offrire una garanzia sul rimborso del finanziamento. Non sarà, però, il dipendente o il pensionato a dover versare ogni mese al creditore il 20% dello stipendio o della pensione: saranno rispettivamente il datore di lavoro e l’Inps a farlo. Questo significa che il lavoratore si troverà una busta paga con lo stipendio già scalato di un quinto. Lo stesso vale per il pensionato: sul cedolino dell’Inps si troverà un 20% in meno della sua normale pensione.

Al momento della sottoscrizione del prestito, il creditore chiederà la sottoscrizione di una polizza assicurativa obbligatoria per coprire il rischio di licenziamento o di decesso. Per quanto riguarda i dipendenti, la compagnia di assicurazioni verserà le rate mancanti utilizzando il diritto di rivalsa nei confronti del debitore entro i limiti del trattamento di fine rapporto maturato. Questo significa che il Tfr accantonato dall’azienda non è a disposizione del lavoratore per tutta la durata del finanziamento. Non c’è, però, diritto di rivalsa sugli eredi. Per i pensionati, ovviamente, l’assicurazione copre solo il rischio di decesso, non essendo possibile un licenziamento.

Cessione del quinto: come si calcola la rata?

Il calcolo della rata per la cessione del quinto dello stipendio o della pensione viene fatto in questo modo:

  • il salario netto (o la pensione) equivalente a quello lordo meno il 27% di trattenute viene moltiplicato per il numero di mensilità previste dal contratto nazionale di categoria (solitamente, 13 o 14);
  • l’importo ottenuto va suddiviso per 12, come il numero di rate annuali del finanziamento);
  • la cifra risultante viene divisa per 5 per ottenere un quinto: questa sarà la quota cedibile, cioè l’importo massimo della rata.

Facciamo un esempio. Tizio vuole sapere quanto pagherà al mese per ottenere un prestito con la cessione del quinto. Il suo stipendio mensile netto è di 1.800 euro. Lavora in un settore che prevede 13 mensilità annue. Pertanto, il calcolo sarà il seguente:

  • 1800 euro (stipendio netto) moltiplicato per 13 mensilità = 23.400 euro;
  • 23400 euro diviso per 12 rate annue = 1.950 euro;
  • 1950 euro diviso 5 = 390 euro.

Tizio dovrà pagare ogni mese un massimo di 390 euro, che verranno trattenuti dallo stipendio o dalla pensione.

Cessione del quinto: conviene chiederla?

Oggi, la cessione del quinto risulta più conveniente rispetto a qualche anno fa. I tassi di interesse, infatti, si sono praticamente dimezzati ed attualmente oscillano tra il 3% ed il 5%, contro il 7-8% pre-pandemia. Effetto Covid? Non sembrerebbe: si tratterebbe solo di una coincidenza. Piuttosto, spiegano dall’Osservatorio di PrestitiOnline.it, il portale che ha rilevato questa tendenza, in una dichiarazione al quotidiano Il Sole 24 Ore, si tratta «di una riduzione dell’assorbimento di capitale dei prestiti garantiti da una quota di stipendi e pensioni che è stata decisa dalla Autorità bancaria europea» a seguito del Regolamento Ue 2019/876.

Di conseguenza, ci sono meno rischi, meno capitale e meno costi per chi eroga il prestito, con il conseguente vantaggio per il richiedente. I minori rischi, come spiegato in precedenza, derivano dal fatto che il creditore recupera la quota mensile alla fonte del reddito del debitore e dall’assicurazione obbligatoria che copre i casi di licenziamento e di decesso, cioè gli eventi che possono interrompere proprio la fonte di reddito.



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