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Il concorso di colpa nell’omicidio stradale

6 Luglio 2021 | Autore:
Il concorso di colpa nell’omicidio stradale

Sinistro: quando c’è responsabilità anche della vittima? In quali casi l’autore del reato ha diritto a uno sconto di pena?

Quando si commette un illecito, una parte di responsabilità potrebbe essere attribuita anche alla persona che, alla fine, ne ha pagato le conseguenze. Ad esempio, se un pedone attraversa la strada sulle strisce, ma lo fa in piena notte con uno scatto fulmineo e imprevedibile, non tutta la responsabilità può essere addossata al conducente che, col proprio veicolo, ha investito il pedone avventato. Questo principio vale anche nel diritto penale, cioè quando il fatto commesso costituisce un reato. Con questo articolo parleremo del concorso di colpa nell’omicidio stradale.

Secondo la legge, chi provoca la morte di una persona violando le regole del Codice della strada commette il grave delitto di omicidio stradale, punito con la reclusione da due a sette anni, salvo aumenti di pena per il ricorrere di circostanze aggravanti, come ad esempio nel caso in cui il fatto sia stato commesso mentre si era alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Al contempo, però, la legge prevede la diminuzione della pena quando l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole. È qui che entra in gioco il concorso di colpa nell’omicidio stradale. Occupiamocene meglio.

Concorso di colpa: cos’è?

Il concorso di colpa fa riferimento a quelle situazioni in cui un fatto, considerato illecito dalla legge, sia attribuibile alla responsabilità di più persone.

Tradizionalmente, il concorso di colpa è riferito ai sinistri stradali. Per legge [1], infatti, nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli mezzi.

Concorso di colpa nel sinistro stradale significa che la responsabilità dell’incidente non è imputabile solamente a un soggetto ma almeno a due. Si ha dunque concorso di colpa anche quando le percentuali non sono paritarie; l’importante è che non sussista responsabilità esclusiva.

Il principio di pari responsabilità presume sempre il concorso di colpa. Tocca ai soggetti coinvolti sconfessarlo, provando di aver osservato un comportamento che, nei limiti della normale diligenza, sia esente da colpa e conforme alle norme del codice della strada.

La presunzione di concorso di responsabilità nel caso di sinistro stradale vale solo nel diritto civile, cioè quando si deve procedere a determinare la misura del risarcimento.

In ambito penale, il concorso di colpa può comunque sussistere se, dopo accurata indagine, si dimostra che la vittima ha, in qualche modo, contribuito con la propria condotta imprudente alla realizzazione dell’illecito; nella fattispecie, alla propria morte.

In pratica:

  • nel diritto civile, il concorso di colpa in caso di sinistro stradale è la regola. Tocca poi alle persone coinvolte dimostrare di non avere responsabilità o di averne in misura minore del 50%;
  • nel diritto penale, il concorso di colpa può applicarsi solo se, a seguito delle investigazioni e della ricostruzione dei fatti, concretamente si stabilisce che l’evento delittuoso non è imputabile solamente a un soggetto.

Omicidio stradale: cos’è?

Come ricordato in apertura, è punito con la reclusione da due a sette anni chi cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.

Le pene sono aumentate (reclusione da otto a dodici anni) nel caso di omicidio stradale causato da chi si è posto alla guida in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione derivante dall’assunzione di stupefacenti.

Altre aggravanti sono previste nel caso di particolari infrazioni al codice della strada (guida contromano, velocità pari o superiore al doppio di quella consentita, ecc.) [2].

L’omicidio stradale è un delitto colposo: significa che questa specifica responsabilità penale del conducente si configura solamente se il fatto si è verificato senza l’intenzione di volerlo commettere.

In altre parole, l’omicidio stradale presuppone che l’evento della morte non debba essere voluto, ma debba essere solo la conseguenza della propria imprudenza, negligenza o imperizia.

Tutto ciò significa che a colui che investe e uccide volontariamente una persona non si applicherà la norma che punisce l’omicidio stradale, bensì la più grave norma che sanzione l’omicidio.

Omicidio stradale: quando la pena è diminuita?

La legge non prevede solamente ipotesi in cui l’omicidio stradale debba essere punito più severamente per la particolare gravità della condotta del responsabile, ma anche un caso in cui la pena debba essere diminuita. È ciò che accade nel caso di concorso di colpa.

Secondo il Codice penale, qualora la morte non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del conducente, la pena è diminuita fino alla metà.

Si pensi al caso del pedone che attraversa la strada in curva o senza alcun preavviso, oppure a colui che viene travolto all’interno della propria auto perché ha parcheggiato subito dopo un dosso, o ancora al ciclista che, nonostante la pista ciclabile, si trovi nel bel mezzo della carreggiata.

In casi del genere, quando anche la condotta della vittima non è immune da censure, l’autore dell’omicidio stradale può beneficiare di uno sconto di pena fino alla metà.

Resta ora da capire in quali casi ricorre, concretamente, il concorso di colpa nell’omicidio stradale.

Quando c’è concorso di colpa nell’omicidio stradale?

In linea di massima, individuare un concorso di colpa nel caso di omicidio stradale non è difficile: ogni volta che la vittima ha violato il Codice della strada, è configurabile una colpa anche a suo carico.

In altre parole, c’è sicuramente concorso di colpa nel reato di omicidio stradale se la vittima ha violato a propria volta le norme del Codice della strada, esattamente come ha fatto colui che ha causato la sua morte.

Secondo la Corte di Cassazione [3], però, non è questo l’unico caso di concorso di responsabilità. A parere dei supremi giudici, non occorre necessariamente l’illecito altrui per far dimezzare la pena: basta anche un comportamento anomalo e incolpevole da parte della stessa vittima oppure di un altro soggetto per poter avere lo sconto.

In altre parole, per beneficiare dell’attenuante in questione non è necessario che la vittima abbia anch’ella violato il codice della strada o commesso qualche atto illegale: anche una sua semplice imprudenza, se ha contribuito a causare l’evento-morte, è sufficiente per far ottenere al responsabile dell’omicidio colposo una riduzione della pena.

Secondo la Cassazione, c’è concorso di colpa ogni volta che il comportamento della vittima consiste in una condotta non perfettamente lecita, anche se non necessariamente rimproverabile, come può accadere nelle ipotesi di caso fortuito o di forza maggiore. Di conseguenza, l’attenuante fa riferimento a tutte quelle condotte della vittima anomale rispetto all’ordinario svolgersi degli eventi, senza perciò che venga commesso un illecito, come potrebbe essere una violazione del Codice della strada.

In concreto, ciò significa che, se un automobilista investe un pedone che era inciampato e caduto in strada per sbaglio, beneficerà comunque dell’attenuante derivante dal concorso di colpa, anche se la vittima non aveva violato alcuna norma del Codice della strada.

Lo stesso dicasi se la vittima si è trovata nel bel mezzo della carreggiata per essere stata sbalzata dalla proprio moto a causa di un precedente evento, magari da una improvvisa e violenta raffica di vento.


note

[1] Art. 2054 cod. civ.

[2] Art. 589-bis cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 24820 del 25 giugno 2021.

Autore immagine: canva.com/

SENTENZA CORTE CASSAZIONE

25 giugno 2021, n. 24820

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

QUARTA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Presidente:

Fausto IZZO

Rel. Consigliere:

Gabriella CAPPELLO

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Ritenuto in fatto

  1. La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza del GUP del Tribunale di Sciacca, con la quale A.
  2. era stato condannato, ad esito di giudizio abbreviato, alla pena di anni due di reclusione per il reato di

omicidio stradale ai danni di B. B.

  1. Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso l’imputato, a mezzo di difensore, formulando due

motivi.

Con il primo, ha dedotto violazione di legge con riferimento alla mancata concessione dell’attenuante di

cui all’art. 589-bis, c. 7, cod. pen., in relazione alle condizioni del trattore condotto dal vittima, privo dei

sistemi di protezione e ritenzione del conducente per il caso di ribaltamento del mezzo. Sul punto, la difesa

rileva che i giudici del merito hanno omesso di applicare l’art. 106 CdS, in combinato disposto con l’art. 271

del reg. di esecuzione e attuazione del CdS, in base al quale le macchine agricole devono essere dotate di

tali requisiti di sicurezza, essendo stato il trattore immatricolato nel 1978, allorché era già in vigore la

previsione dell’obbligo di montaggio di detti dispositivi per tutte le macchine agricole immatricolate a far

data dal 1974. Sul punto, la Corte d’appello, espressamente investita con motivo di gravame, si è limitata a

rinviare alle conclusioni rassegnate dalla parte civile, in base alle quali tale obbligo di aggiornamento

decorrerebbe dal 31 dicembre 2018.

Con il secondo, ha dedotto vizio della motivazione in relazione al medesimo profilo, avendo i giudici

rinviato alle conclusioni della parte civile, in cui erroneamente si è indicata la data del 31/12/2018, relativa

alla revisione generale delle macchine agricole di vecchia immatricolazione, ma non anche alla dotazione di

tali mezzi, già operativa sin dal 1974.

  1. Il Procuratore generale, in persona del sostituto C. C., ha rassegnato conclusioni scritte a norma dell’art.

23 c. 8, decreto legge n. 137 del 2020, chiedendo il rigetto del ricorso proposto nell’interesse di A. A.

  1. Il difensore delle parti civili ha rassegnato conclusioni scritte, con le quali ha chiesto l’inammissibilità del

ricorso e, comunque, il suo rigetto, con condanna dell’imputato e del responsabile civile al pagamento delle

spese e dei compensi di parte civile come da allegata nota.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso va rigettato.
  2. La Corte d’appello di Palermo, investita della questione che forma oggetto dei motivi di ricorso (sia pur

limitatamente alla circostanza che il trattore, di vecchia immatricolazione, non era dotato dei dispositivi di

protezione del conducente in caso di capovolgimento, ha ritenuto che il richiamo alla normativa in materia

di obbligatorità per i mezzi agricoli di tali dispositivi non fosse applicabile nella specie, in cui la vittima si era

trovata alla guida di un trattore immatricolato nel 1978.

Eventuali aggiornamenti tecnici (neppure richiamati nella consulenza disposta dal pubblico ministero, a

dimostrazione, secondo i giudici d’appello, che il mezzo agricolo in questione era stato considerato

regolarmente equipaggiato), sarebbero divenuti obbligatori solo a partire dal 31/12/2018, rimandando sul punto a quanto affermato dalla difesa di parte civile nella sua memoria conclusionale, con riferimento al

decreto ministeriale del 20/5/2015.

  1. I motivi sono infondati.

3.1. È intanto necessaria una premessa generale sull’attenuante invocata dalla difesa, con specifico

riferimento alla mancata dotazione di dispositivi di protezione del conducente del trattore, per il caso di

capovolgimento dello stesso: il settimo comma dell’art. 589-bis cod. pen. prevede una diminuzione di pena

(“fino alla metà”) nel caso in cui l’evento “non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del

colpevole” (analogamente il settimo comma dell’art. 590-bis in tema di lesioni personali stradali gravi o

gravissime). Tali norme sono state così modificate dal Senato nella seduta del 10 dicembre 2015 (il diverso

testo approvato dalla Camera prevedeva infatti una riduzione di pena solo qualora l’evento fosse

“conseguenza anche di una condotta colposa della vittima”).

È del tutto evidente che la ratio della modifica risiede nella necessità di spostare l’attenzione dalla

condotta interferente della vittima al piano generale dell’interferenza causale, a chiunque riferibile e di

valutare detta interferenza a prescindere dall’elemento psicologico che la sorregge (dolo, colpa o

addirittura assenza di suitas), risultando irragionevole un giudizio di meritevolezza del più lieve trattamento

sanzionatorio ancorato ai connotati soggettivi dell’interferenza stessa (si pensi per esempio ad una

condotta della vittima che sia conseguenza del caso fortuito o della forza maggiore, in cui neppure

potrebbe parlarsi di condotta cosciente e volontaria o alle interferenze di terzi e non della vittima, casi che

sarebbero rimasti irragionevolmente esclusi dal raggio di operatività della norma nella originaria versione,

esponendola a dubbi di legittimità costituzionale).

Il che pone la previsione normativa in esame nel solco delineato dall’art. 41 cod. pen. e colloca

esattamente il fattore esterno considerato sul piano della gravità della condotta e fuori dall’ambito della

responsabilità (cfr., sul punto, in motivazione, sez. 4, n. 13587 del 26/2/2019, Mendoza Vivanco Babbi()

Alexander, Rv. 275873, in cui la Corte ha ritenuto non ricorrere la circostanza attenuante a effetto speciale

di cui trattasi nel caso in cui sia stato accertato un comportamento della vittima perfettamente lecito e

completamente estraneo al decorso causale dell’evento colposo, confermando la sentenza di merito che

aveva escluso l’attenuante in relazione a un tamponamento violento che aveva causato la morte di una

persona che, munita di cintura di sicurezza, si trovava alla guida di un’autovettura ferma al semaforo rosso,

escludendo che potesse considerarsi fattore concausale, cui rapportare la minore gravità della condotta, il

tipo di autovettura della vittima – d’epoca e priva di airbag, con telaio leggero e assetto estremamente

basso – dotata, comunque, dei requisiti di sicurezza previsti dalla legge per circolare).

3.2. Ne deriva, quale logico corollario, stante la più ampia portata della norma (rispetto al testo originario),

che il comportamento della vittima che rientra nel paradigma considerato non può mai consistere in una

condotta perfettamente lecita.

La norma, in altri termini, per quanto attiene al comportamento della persona offesa, fa riferimento a

quelle condotte esse stesse colpose, oppure anomale rispetto all’ordinario svolgersi degli eventi, che

possono quindi correttamente refluire sul grado di colpevolezza dell’agente.

3.3. La difesa ha contestato che la condotta del B. B. nell’occorso fosse stata del tutto regolare e lo ha fatto

proponendo una lettura delle norme primarie e secondarie che riguardano la dotazione delle macchine

agricole immatricolate prima dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada che tuttavia non trova

conforto nella lettera della legge, né riscontro negli elementi fattuali emersi nel giudizio di merito.

Quanto alla cornice normativa applicabile con riferimento alle dotazioni e all’equipaggiamento delle

macchine agricole, infatti, l’art. 106 del d. Igs. n. 285 del 1990, nuovo codice della strada, prevede – tra le

altre dotazioni delle macchine agricole di cui all’art. 57 lett. a) [vale a dire quelle semoventi a motore] –

anche i dispositivi di protezione del conducente descritti nell’art. 271 del regolamento di esecuzione e

attuazione dello stesso CdS, per il caso di capovolgimento, dispositivi cioè previsti dai decreti emanati per il

recepimento delle direttive comunitarie o dell’OCSE, seguendo le prescrizioni in essi contenute, in quanto

applicabili, indipendentemente dalla velocità sviluppata dalle trattrici stesse. Proprio alla stregua di tale

ultimo richiamo, la difesa assume che il mezzo condotto dalla vittima, immatricolato nel 1978, aveva tutte

le caratteristiche previste dalle circolari nn. 201 e 209 del 1973 dell’allora Ministero del Lavoro e della

Previdenza Sociale (rinviando sul punto alla pag. 13 dell’elaborato del consulente del pubblico ministero,

vedi pag. 5 del ricorso) che riguardavano l’obbligo di installazione dei telai di protezione sui trattori di nuova immissione sul mercato alla data del 1° gennaio 1974 e che detta dotazione era obbligatoria a

prescindere da quanto successivamente previsto dalla normazione primaria e secondaria sugli obblighi di

revisione delle macchine di vecchia immatricolazione.

Tuttavia, proprio con riferimento ai veicoli di vecchia immatricolazione, il decreto adottato il 20 maggio

2015 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con quello delle Politiche Agricole

Alimentari e Forestali, cui rinviano i giudici d’appello, fa espresso riferimento alle macchine agricole e, tra

queste, ai trattori così come definiti nella direttiva n. 2003/37/CE del 26 maggio 2003 e successive

modificazioni ed integrazioni (art. 1, lett. a).

L’art. 6 del decreto disciplina i tempi a partire dai quali si dà corso alla revisione periodica di tali mezzi (per i

trattori indicando la data del 31 dicembre 2015 per la revisione generale e per quella periodica, un

intervallo quinquennale entro il mese corrispondente alla prima immatricolazione, secondo l’anno stabilito

nella tabella di cui all’allegato 1 al decreto stesso). In tale allegato è espressamente previsto che – per i

trattori agricoli immatricolati tra il 10 gennaio 1974 e il 31 dicembre 1990 – la revisione avvenga entro il 31

dicembre 2018.

3.4. Le conclusioni della difesa, secondo cui l’adeguamento previsto dal decreto interministeriale del 2015,

richiamato dai giudici d’appello per dimostrare l’insussistenza, al momento dell’incidente, di un obbligo di

dotazione del mezzo incidentato con dispositivi di protezione del conducente per il caso di capovolgimento,

non opererebbe rispetto alle dotazioni di sicurezza previste da precedenti norme, non appare condivisibile.

Intanto le circolari nn. 201 e 209 del 1973 cui fa rinvio la difesa sono dettate in materia di sicurezza del

lavoro; inoltre, le argomentazioni difensive prescindono da un effettivo confronto con il ragionamento dei

giudici del merito, articolato anche sulla scorta delle verifiche effettuate nell’immediatezza dall’organo

accertatore e della consulenza disposta dal pubblico ministero, alla quale la stessa difesa ha fatto rinvio nel

ricorso.

Se quella sopra delineata è la corretta cornice giuridica nella quale l’attenuante speciale in esame viene a

collocarsi, del tutto eccentrica rispetto alla sua ratio, oltre che avulsa da qualsiasi, necessaria conferma di

tipo fattuale in ordine all’ipotetico, diverso esito dell’impatto, è la valorizzazione di una condotta del B. B.

che è risultata però perfettamente regolare. Nella specie, gli organi accertatori non hanno rilevato alcuna

violazione delle norme della circolazione stradale da parte del conducente del mezzo agricolo, l’unica

accertata concernendo la mancata copertura assicurativa del trattore che, peraltro, riguardava anche l’auto

dell’imputato (cfr. 3 della sentenza impugnata); il consulente del P.M. ha escluso comportamenti irregolari

da parte della vittima (cfr. pag. 4 della sentenza appellata) o irregolarità del trattore, dotato di impianto di

illuminazione anteriore e posteriore e di relativi catarifrangenti (cfr. pag. 4 della sentenza impugnata).

L’unica violazione accertata, dunque, è completamente estranea al decorso causale dell’evento, che è stato

conseguenza di una collisione tra veicoli aventi diverse caratteristiche di fabbricazione, determinata dalla

eccessiva velocità impressa al proprio mezzo dal A. A., il quale ha tamponato il mezzo antecedente, pur

visibile in relazione alle condizioni di luogo e tempo, così determinando un violento impatto e il successivo

incendio dei mezzi coinvolti, con conseguente morte del trattorista.

Non appare neppure rilevante il richiamo che la difesa opera a un precedente di questa sezione (cfr. sez. 4,

  1. 19152 del 2016), posto che, in quel caso, il giudice di legittimità ha rilevato che la Corte d’appello aveva

omesso di prendere in considerazione l’incidenza sulla causazione dell’evento letale della mancanza degli

anzidetti sistemi di protezione sul trattore agricolo sul quale viaggiava la vittima, ma non è emerso se, nella

specie, si trattasse di una macchina agricola di vecchia immatricolazione, per la quale trova applicazione il

decreto interministeriale del 2015, richiamato espressamente nella sentenza in questa sede censurata.

  1. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla

rifusione di quelle sostenute dalle parti civili che si liquidano da dispositivo, come integrato in data 11

marzo 2021 dal presidente, trattandosi di mero errore materiale relativo a statuizione di natura accessoria,

obbligatoria e consequenziale (cfr. sez. 5, n. 30743 del 26/3/2019, Loconsole, Rv. 277152; sez. 2, n. 6809 del

13/1/2009, p.c. in proc. Gottuso, Rv. 243422; sez. 5, n. 46349 del 15/11/2007, P.C. in proc. Maiolo, Rv.

238885; sez. 2, n. 17326 del 24/1/2013, Ciarrapico e altro, Rv. 255534).

Per questi motivi

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione delle

spese sostenute dalle parti civili che liquida in complessivi euro 4.200,00, oltre accessori come per legge

(dispositivo integrato dal presidente in data 11 marzo 2021 da “nonché” a “per legge”).

Il Presidente: IZZO

Il Consigliere estensore: CAPPELLO


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